“Se non vinco non gioco più”

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Non solo nelle istituzioni, ma nella stessa società civile una forza di minoranza può continuare a svolgere la sua missione convincendo i cittadini della bontà della visione di società proposta. Quando invece la priorità è governare, non importano più le idee da proporre, i progetti da realizzare, ma le risposte da dare gradite alla maggioranza degli elettori e ‘la gente’ non sempre ha i pensieri migliori; ciò che è giusto lascia il posto a ciò che conviene, il difficile al facile. 

 


Silvio Berlusconi, le cui convinzioni non rivelano alcuna piega o ruga, come la pelle del suo viso, ha detto “”Se non ho la maggioranza io mi ritiro, perché è colpa degli italiani se non sanno giudicare chi è capace da chi invece non ha mai fatto niente. Vuol dire che siamo un popolo che non merita nulla””, una frase apparentemente innocua, in fondo la solita smargiassata, in realtà la negazione stessa della democrazia rappresentativa e del ruolo dei partiti.

Un partito è infatti l’associazione di persone accomunate da una visione dello Stato, della società, della loro gestione, come appunto dovrebbe essere Forza Italia, oppure unite su uno specifico tema, come nel caso della Brambilla con il suo partito animalista. Quelle idee uno rappresenta nelle istituzioni e nella società; se sono maggioritarie con un ruolo di governo, altrimenti nella cosiddetta ‘opposizione’, mantenendo l’ impellenza e la necessità di impegnarsi per la loro realizzazione sulla base del mandato ricevuto.

Non solo nelle istituzioni, ma nella stessa società civile una forza di minoranza può continuare a svolgere la sua missione non tanto edulcorando le proprie idee fino a poterle trasformare in maggioranza, per cui alla fine tra i provvedimenti dell’una e dell’altra parte non ci sono differenze, ma convincendo i cittadini della bontà della loro visione di società.

Quando invece la priorità è governare, non importano più le idee da proporre, i progetti da realizzare, ma le risposte da dare gradite alla maggioranza degli elettori e ‘la gente’ non sempre ha i pensieri migliori; ciò che è giusto lascia il posto a ciò che conviene, il difficile al facile.

Però Berlusconi è un ulteriore passo avanti; lui pensa a ‘chi’ è più o meno capace, una ulteriore semplificazione della politica. La centralità non è neanche sul gruppo-movimento-partito ma sulla persona, alla quale il consenso deriverà non dai programmi, ma dall’essere capace. Per fare cosa si vedrà, forse, poi. Il politico si trasforma in personaggio, ma di riflesso sempre più spesso il personaggio si trasforma in politico e non mi stupirei se il livello fra spettacolo e politica si confondessero sempre di più.

Ho scritto di Berlusconi perché da lui è venuta la frase analizzata, ma c’è un simile sentire in ogni rivolo o corrente politica italiana con i leader pronti a  chiedere una delega in bianco, “Fidati di me. Poi ci penso io”.

Quando ciò che conta non sono le idee, ma prima di tutto arriva il ‘vincere’, la disciplina fondamentale non è la filosofia, ma il marketing, ovvero la capacità di attirare l’attenzione dell’elettore facendo breccia sulle sue ‘motivazioni d’acquisto’, appunto emozionali  assai più che razionali o legate alla qualità del ‘prodotto’.

 

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