Se il ministro invoca il buonsenso nella burocrazia italiana

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I comuni sono costretti ad applicare leggi astruse decise dallo stato o, nel caso specifico, dalle regioni e se non lo fanno, cadono sotto il peso di ricorsi in grado di ripercuotersi personalmente sui funzionari; affrontare le nostre leggi con il buon senso dovrebbe significare, in caso di contrasti, d’essere giudicati con lo stesso metro, ma così non è. 

 


“De Magistris ha il dovere di correggere una scelta inspiegabile. Quando l’interpretazione giuridica delle norme fa a pugni con il buon senso, è bene che prevalga il buon senso”. Ho fatto un salto sulla sedia leggendo questo commento del ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti.

A Napoli tre appartamenti popolari sono stati assegnati a famiglie di persone coinvolte in reati associativi  di camorra, sollevando ovviamente un’ondata di critiche perché ancora i più utilizzano il buon senso come metro di giudizio, ma il ministro però non può non sapere come la burocrazia italiana non lo preveda fra i suoi criteri e non può sostenere: “Il parere dell’Avvocatura del Comune di Napoli che ha consentito l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di camorristi appare a dir poco formalistica. In questo caso il buon senso ci dice che chi si è macchiato di crimini di camorra non può passare avanti ai cittadini onesti in una graduatoria pubblica”.

I comuni sono costretti ad applicare leggi astruse decise dallo stato o, nel caso specifico, dalle regioni e se non lo fanno, cadono sotto il peso di ricorsi in grado di ripercuotersi personalmente sui funzionari; affrontare le nostre leggi con il buon senso dovrebbe significare, in caso di contrasti, d’essere giudicati con lo stesso metro, ma così non è.

Ricordo un episodio a Sassuolo, di tanti anni fa. Il comune aveva deciso di non applicare la tassa sui passi carrai perché il costo della gestione sarebbe stato superiore agli introiti. Ebbene, gli assessori hanno dovuto rimborsare di tasca propria il mancato incasso ed erano anni nei quali ancora esisteva un certa tolleranza e libertà d’azione da parte delle ‘autonomie’ locali, oggi tutto fuorché autonome.

In ogni caso il ministro, invece di appellarsi al buon senso, dovrebbe  fare chiarezza perché allo stato attuale il Comune di Napoli, per bocca del sindaco De Magistris è sicuro che i suoi funzionari abbiano applicato in modo trasparente le regole, supportati dall’ufficio legale, il quale giura di avere dato un parere (non vincolante ovviamente, caso mai ciò presupponga una qualsiasi responsabilità) sulla base delle normative regionali in vigore e si dice certo che tale normativa verrà cambiata, ma dalla regione risponde il governatore De Luca: “I Comuni hanno l’obbligo di verificare chi siano gli assegnatari chiedendo i carichi pendenti” e ributta la patata bollente ai piedi del Vesuvio.

Intanto, di sicuro, tre famiglie di camorristi hanno ricevuto l’alloggio popolare, forse per un errore interpretativo, forse per una legge sbagliata, forse per altri motivi, ma arriveremo in fondo alla questione senza che sia fatta chiarezza, senza correzioni del sistema, con l’ennesima indagine della magistratura che non approderà a nulla e nella quale, più che cercare colpevoli, sarebbe importante capire dov’è il buco normativo e rimediare, ma deve farlo chi ha il potere di legiferare. Signor Ministro, il buon senso non deve servire per interpretare le leggi, perché altre leggi dicono come occorra interpretarle. Il buon senso va utilizzato per farle, le leggi e quindi, signor ministro, un po’ più di buon senso. 

Grazie.  

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