Se fosse una partita a scacchi…

Condividi su i tuoi canali:

Se fosse una partita a scacchi... il Re finirebbe sotto scacco matto da un pedone.

Archiviamo l’elezione del 16° capo dello stato con qualche piccola considerazione di come vanno le cose nella nostra Patria e di come il cittadino conti sempre meno. A prescindere che i padri costituenti della neo Repubblica, uscita dalle urne del referendum del 2 giugno del 1946 con tante luci ma anche grandi coni d’ombra, scelsero che l’elezione del Capo dello Stato avvenisse con il sistema parlamentare all’interno degli eletti (deputati e senatori) del popolo italiano e successivamente dai rappresentanti delle regioni, non per elezione da parte del cittadino, sicuramente, pesarono due motivi: il primo è il fatto che per un ventennio l’Italia avesse avuto un solo uomo, anche se non come capo dello Stato, con momenti di grande consenso popolare a decidere delle sorti della nazione. L’altra ragione sta nel fatto che si era voluto archiviare l’istituto monarchico, forse in maniera affrettata (io mi permetto di  aggiungere, che se la scelta istituzionale si fosse tenuta solo qualche anno dopo, visto le percentuali e i modi con cui si svolse la propaganda elettorale pro monarchia, molto probabilmente le cose sarebbero andate diversamente). La storia, però, non si fa né con i se, né con i ma: andò così. Tornando al presente, anche queste elezioni hanno rilevato come scelte importanti, non vengano decise dal popolo. Infatti, il nuovo Presidente è calato dall’alto, da un’assemblea di persone che non ha il potere di dare il voto liberamente, ma deve seguire una logica di partito, spacciando poi il prescelto per il Presidente di tutti gli italiani. E’ la stessa dialettica usata per la nuova legge elettorale, che permette al capo partito di eleggere un forte gruppo a lui fedele. Così, potremo rivedere dei senatori travestiti da rock star, presi in giro dal conduttore di turno della trasmissione (Antonio Razzi, docet)! Forse, ora, sarebbe opportuno ridare ai singoli cittadini la possibilità di decidere chi preferire come proprio rappresentante al parlamento e chi mandare a insediarsi al Quirinale. Una persona, ovvio, scelta da una parte, ma almeno votata dalla gente. Aspettiamo un nuovo Mario Segni. Queste elezioni hanno mostrato, che Matteo Renzi ha un grande fiuto politico, nonostante la giovane età. Non certo età politica: la frequenta da quando era al liceo. In un solo colpo ha fatto fare una pessima figura a Silvio Berlusconi mettendolo, per usare un termine pugilistico, in un angolo e ha costretto Angelino Alfano, leader del nuovo NCD, a scegliere fra votare il suo candidato, oppure continuare la marcia di avvicinamento a FI, in previsione di nuove elezioni, per una lista comune. Pronta la risposta di Angelino –Votiamo Mattarella -. Fa ridere la formula usata per digerire la sconfitta dei due leader – il metodo usato per la scelta del nome -. Dal mio punto di vista, Renzi, politicamente ha imposto il suo volere.  Non solo ha creato una profonda spaccatura nei due partiti di centro destra, fra chi obbedisce agli ordini di squadra e quelli che rivendicano la propria dignità di uomini liberi di votare, ma ha anche ricompattato il PD e posto le basi per governare senza stampelle. 

Per il momento possiamo fare solo gli auguri al nuovo Presidente.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

ELEZIONI: UN INCONTRO PER LE LISTE

L’ufficio elettorale del Comune di Sassuolo organizza un incontro con le forze politiche che intendono presentare una lista di candidati alle prossime consultazioni elettorali comunali.