Scontri tra operai della ThyssenKrupp e Polizia””

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di Alberto Venturi

Stando alle note ufficiali, la Polizia ha creduto che i manifestanti volessero occupare la Stazione Termini e ha effettuato una carica di contenimento, ma in realtà gli operai delle acciaierie Terni-Ast volevano raggiungere il Ministero, come ben si capiva dalla direzione presa. Si è trattata perciò di una azione non motivata, che poteva soltanto alimentare i disordini e non prevenirli, se non fosse intervenuto Landini a calmare gli animi più accesi; un errore non giustificabile e una pessima gestione dell’ordine pubblico che richiederanno provvedimenti. Però non me la sento di definirla un’aggressione contro inermi lavoratori (che pure erano inermi e lavoratori) perché l’espressione ricorda ben altri contesti e stragi del passato, sperando che tali rimangano.

L’episodio, per quanto grave, potrebbe ritenersi un incidente di percorso se non si accompagnasse a dinamiche nella politica, sui media, negli ambienti economici e finanziari tese non a contestare, attraverso il confronto, le richieste dei sindacati, ma a demonizzarli presentandoli come privilegiati, rappresentanti del vecchio, l’ostacolo al rinnovamento, con crociate  come quella dell’art. 18, non sostenibili con la logica dei numeri.

Il primo ministro Renzi ha visitato lunedì l’assemblea degli imprenditori di Brescia nella Palazzoli, un’azienda, secondo la Fiom, che non consente assemblee retribuite, ma soprattutto con un presidente, Luigi Moretti, che ha questa idea: “Il lavoro non è paragonabile ad un diritto, ma piuttosto a una lepre: se non sei più che svelto, non l’avrai mai”, fingendo di non sapere che vi vogliono raccomandazioni e amicizie, non sveltezza e competenza. Con un’altra pensata straordinaria ha messo i lavoratori in ferie forzate per un giorno, così ci è toccato vedere un primo ministro, che si definisce di sinistra, entrare in uno stabilimento senza lavoratori, incontrare soltanto gli imprenditori: “L’importante è che la fiducia non la perdano gli uomini e le donne che vogliono creare lavoro in Italia”; quelli che invece lavorano s’attacchino!

Ecco. E’ questo contesto a preoccuparmi perché crea barriere, esaspera, istiga, delegittima e chi delegittima è a sua volta delegittimato. E’ l’habitat ideale per fare uscire le iene, ritrovare i mestatori, i faccendieri, i giochi opachi dei servizi segreti. Neanche la Dc aveva mai pensato di potere governare l’Italia senza i lavoratori; Matteo Renzi pensa di riuscirci. Non ce l’ha solo con la Cgil, non cadete in questo tranello. Lui contesta tutto ciò che ostacola i suoi piani; oggi è la Fiom ma domani saranno anche Cisl e Uil, trattate con la stessa sufficienza. Così non si va da nessuna parte e fanno male gli stessi imprenditori, quelli che davvero vogliono investire e creare lavoro, a non capirlo.

 

di Gianni Galeotti

Mentre scrivo e rifletto sui fatti e sulle immagini che hanno portato al grave ferimento di alcuni operai della Thyssenkrupp nel corso degli scontri con la Polizia durante una manifestazione sindacale per il lavoro, le agenzie di stampa batte la notizia di altri scontri a Brescia, durante la manifestazione di protesta contro Renzi ed il job act organizzata da centri sociali, Cobas e movimenti studenteschi. In questo caso, ma questo fa solitamente meno notizia,  a rimanere feriti sono un agente di Polizia ed un carabiniere al quale i manifestanti avrebbero tentato di strappare lo scudo difensivo. Circa duecento i manifestanti che in queste ore, a Brescia, hanno utilizzato fumogeni, petardi e lanciato sassi e bottiglie. Persone che hanno poi tentato di aggregarsi al corteo della FIOM che ha però (giustamente) rifiutato.

 

Oggi le telecamere e le riprese ci permettono di vedere praticamente tutto, in diretta, con mille occhi, e soprattutto di rivedere, da altre angolature impensabili fino a qualche anno fa, le fasi salienti dei tafferugli. Ed è rivedendo queste immagini che faccio fatica a dare ragione ad uno o all’altro, all’una o all’altra parte, perchè più che altro mi sembra una battaglia tra poveri. Da un lato poliziotti in tenuta antisommossa che rischiano di prendersi una bottiglia in faccia a 1200 euro al mese. Dall’altra parte, per così dire, della barricata, altre persone che manifestano civilmente per il proprio posto di lavoro. Sempre mediamente da 1200 euro al mese.

 

Non si può parlare di azioni legittime, quando la violenza è gratuita e colpisce operai che civilmente manifestano per il proprio posto di lavoro; così come non si può parlare di aggressione verso inermi lavoratori che protestano, quando tra questi è sempre purtroppo evidente l’agitatore ed il provocatore di professione che destabilizza e che provoca la reazione. In ogni manifestazione ce ne sono. E’ un fatto fisiologico, più o meno prevedibile o controllabile. Nel caso della Tyssen uno degli agitatori di turno è emerso essere malcelato tra i manifestanti: si tratta del soggetto con il berretto tatticamente blu capace di confondersi con il casco degli agenti, ripreso mentre colpiva con un pugno un manifestante vicino a lui alla testa, facendolo stramazzare al suolo per poi fare credere che a colpirlo fosse stato un agente, prima di essere colpito, a sua volta, da un agente che abilmente lo aveva ‘tanato’. Bastano persone così per generare e motivare reazioni violente e caos. E non è che gli agitatori ce l’hanno scritto in fronte chi sono o lo urlino prima di colpire. Li vedi, se va bene quando hanno già colpito. Aspettano il casino, la miccia e partono, così come partono gli agenti se ricevono l’ordine di avanzare o caricare quando la situazione rischia di sfuggire dal controllo. E così si ripete il (brutto) gioco della parti che da sempre sentiamo: “”Una carica del tutto ingiustificata”” – tuonano i sindacati. “”Gli operai andavano ad occupare la stazione, forzando il cordone delle forze di Polizia. Questo ha giustificato la carica di contenimento”” – replica la Questura. Per la Tyssen i feriti si sono avuti tra gli operai, a Brescia, tra gli agenti.

 

Premetto, la violenza è cosa brutta ed ingiustificabile, per la quale vanno accertate e fatte pagare tutte le responsabilità. Per questo non aiuta scaricare subito, per opportunità politica, la colpa sull’uno o sull’altro. Il problema sta oltre, in un sistema nel quale operai e poliziotti non sono che l’ingranaggio finale. Un sistema, da un lato sindacale e dall’altro politico istituzionale, che da entrambe le parti fa acqua che sembra essere entrato in crisi più delle aziende e dei pos
ti di lavoro che si vorrebbero difendere e che sembra avere perso autorevolezza, forza, capacità di svolgere il proprio ruolo di garante dei diritti e dell’ordine.

 

Il problema non sono i manganelli ma il manico: da un lato il manico che dovrebbe (ed il condizionale è d’obbligo), guidare il sindacato ma che non riesce nemmeno a comunicare ufficialmente alla Polizia se l’intenzione di un corteo è quella di andare ad occupare una stazione o in gita al parco; dall’altro il manico di un ministro dell’interno, dal quale dipende anche il capo o i capi della Polizia, che riesce a dire tutto ed il contrario di tutto, arrivando a solidarizzare con tutti per non sbagliare. Ennesimo esempio della sua inadeguatezza già ampiamente dimostrata dal caso Shalabayeva, dal caso ‘Mare Nostrum’, dalla gestione della Finale della coppa Italia allo stadio Olimpico ed oggi, anche nella gestione delle manifestazioni sindacali. E si potrebbe proseguire, ma non è il caso.

 

L’auspicio è che da una parte e dall’altra, sul fronte istituzionale e sindacale, ci sia maggiore preparazione, più ‘manico’ che manganelli, quando si affronta la piazza. Accusare solo i manifestanti o solo i Poliziotti rischia solo di fare il gioco di chi ha bisogno dello scontro. Perchè è dagli scontri, più o meno ricercati, che può accendersi la miccia funzionale a movimenti estremi che davvero hanno interesse ad incendiare il clima, per potere destabilizzare e compromettere una situazione già difficile in modo irreversibile.

 

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