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Lo Stato si trova fortemente in difficoltà nel gestire sia  l'accoglienza e le molteplici situazioni, imprevedibili, tragiche e di drammi che a questo fenomeno si accompagnano, sia le crescenti tensioni sociali fra i cittadini esasperati.

 


 Era prevedibile, non era pensabile, nè si poteva  sottacere che, prima o dopo, si sarebbe giunti a  percepire ciò che da tempo, ormai, da parte degli umori  di popolo c’è più di qualcosa che non va, forse, non  funziona più: la gente è stanca di un sistema  burocratico,  retto da menti alle quali  è devoluta la  rappresentanza di un potere istituzionale dai compiti sempre più difficili nel confrontarsi con altri “”partners”” governativi e dover gestire afflussi, sempre più ingenti, di profughi che attuano, da tempo, i principi di un mondo globalizzato, ovvero, dove potere migrare, a riparo da dilemmi di vario tipo. Ciò crea, come conseguenza ed effetto di sistematico impatto ambientale prima,  che sociale ed economico, è crisi a 360°, da parte delle autorità dello Stato che gli accoglie e, di pari passo, da parte della popolazione che non può fare nulla, se non assistere a questo esodo ininterrotto, dai mille risvolti. Appunto, dai mille risvolti, subentrano, sempre di più, manifestazioni di protesta ed un acuire di tensioni sociali, geograficamente, che esplodono come bombe ad orologeria.  Ciò che Gorino, piccola frazione del comune di Goro, nella bella, distesa, area naturale, limitrofa alle Valli di Comacchio, ha messo in luce, con i suoi abitanti, è il sintomo che lo Stato si trova fortemente in difficoltà nel reagire, altrettanto, ad un’accoglienza disperata, da molteplici situazioni, imprevedibili, tragiche e di drammi che questo fenomeno pone come nuovo “”compito”” a chi non può mantenere un profilo di preparazione nel coordinare, controllare, gestire e ricevere gente che se li trova sotto casa. Brutto a dirsi, ma è così, come, forse potevano risultare le invasioni barbariche, dilaganti alla conquista di una Roma decaduta. La differenza di quelle invasioni è che queste non sono certo barbariche e, grazie a Dio, non c’è violenza, ma pur sempre rischiano di diventare usurpanti, se non viene recepita una decisione ferma, ma unanime nell’ Europa degli eurocrati che si possono ancora arginare prevedibili scenari di ulteriori proteste in altrettanti “”Gorino””, con soluzioni che sono a conoscenza del comune uomo della strada e cioè che gli afflussi dovrebbero trovare o impedimento nel loro insorgere, oppure, da parte degli Stati che formano l’intero continente europeo, una logica, comprensibile ed inevitabile veicolazione, proporzionale alle risorse di ciascuna Nazione.

 

 

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