Santo Omobono, copatrono di Modena

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Non tutti sanno che a Modena ci sono due compatroni che “supportano” il più famoso e noto San Geminiano: si tratta di Sant’Omobono e San Contardo D’Este.

Domenica scorsa si è tenuta una messa alla Chiesa del Voto alla presenza delle massime autorità cittadine per commemorare Sant’Omobono, nato a Cremona nel XII secolo che non fu né un ecclesiastico, né un frate, né un eremita. Omobono dé Tucenghi, divenuto poi Sant’Omobono, proclamato santo da papa Innocenzo III, il 13 gennaio 1199, a soli due anni dalla morte, fu invece un ricco commerciante di stoffe.

Apparteneva infatti ad una ricca famiglia di mercanti: quasi una dinastia da perpetuare e da portare avanti. Fece anche il sarto, il mercante, l’agricoltore, si sposò.

Fu sempre considerato uomo di profonda rettitudine morale “non rubò mai sul peso né sulla misura” come probabilmente erano usi fare tanti commercianti dell’epoca in cui si andava letteralmente e filologicamente “Tant al braz”.

Fu sempre generoso coi contadini ai quali distribuiva pane e vino durante la mietitura sotto il sole cocente. Alla fine del suo cammino quotidiano infatti arrivava sempre a mani vuote perché tutto donava ai poveri incontrati sul suo cammino.

Ancora oggi, a Modena come a Cremona, dove è santo patrono, è ancora in auge l’espressione “La borsa di Sant’Omobono” che indica una carità e una generosità senza limiti.

Infatti lui e la moglie, senza figli, distribuivano ai poveri gli ingenti introiti del loro commercio di stoffe.

Già in vita Omobono divenne una sorta di leggenda culminata nella morte avvenuta durante l’intonazione del Gloria in una messa officiata dal prete Oberto: il 13 novembre 1197 Omobono si accascia prima dell’amen finale della liturgia.

Il suo culto si diffuse in tutta la Lombardia, Cremona lo elesse subito patrono protettore.

A Modena ed altrove fu nominato protettore della corporazione dei sarti: infatti il 13 novembre mercanti, sarti e straccivendoli festeggiavano con iniziative solenni Omobono.

La festa in suo onore si consolidò nella tradizione e si arrivò così alla terribile epidemia di peste del 1630 che falcidiò 4062 su una popolazione complessiva di 17.667.

Col passare dei mesi i luoghi di sepoltura non erano più sufficienti per seppellire gli appestati, così sorsero due nuovi cimiteri a San Lazzaro e fuori porta Sant’Agostino.

Un’epidemia che infuriò da gennaio a novembre addirittura con cento decessi al giorno nel mese agosto. Il 9 settembre, 12 conservatori superstiti rispetto ai 30 precedenti, fecero voto di costruire una chiesa per dedicarla alla Madonna se l’epidemia fosse cessata.

Con l’avvento dell’autunno e del freddo il numero dei decessi cominciò a diminuire e il 13 novembre, giorno della festa di Omobono non si registrò nessun ulteriore decesso.

Le campane suonarono così a festa e  fu così che Sant’Omobono fu nominato compatrono di Modena.

La chiesa del Voto fu inaugurata il 13 novembre del 1636: da allora la festa di Sant’Omobono è sempre stata celebrata qui con grande pompa e solennità. In quel giorno venivano distribuite doti alle ragazze povere che volevano maritarsi.

La messa è sempre stata celebrata davanti  alla meravigliosa pala d’altare dell’artista e pittore Ludovico Lana dove viene illustrata la protezione concessa da Sant’Omobono alla città devastata dalla peste.

Qui non mancavano mai sarti, commercianti di tessuti ed anche gli straccivendoli. Le celebrazioni in onore del santo si tengono tuttora: una tradizione ormai consolidata nei secoli e sempre viva.

Una nota di folklore coniugata con i precetti del vangelo.

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