Sanità. Test ed esami medici, Gibertoni (Misto): facilitare il riconoscimento delle provette

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La consigliera, con una interrogazione, chiede alla Giunta di facilitare l’utilizzo delle provette e renderle riconoscibili per evitare di cadere in errore e rischiare di far ripetere l’esame al paziente
 

Le provette utilizzate per diversi tipi di esami e test finiscono al centro di una interrogazione della consigliera regionale del gruppo Misto Giulia Gibertoni, che chiede alla Giunta “”se non ritenga utile e opportuno, oltre che di facile realizzazione, contraddistinguere le varie provette, in distribuzione in farmacia, utilizzate per la raccolta dei campioni a cura degli utenti, oltre che mediante il colore del tappo e la descrizione analitica delle stesse anche con un codice univoco riportato sulla confezione della provetta e descritto nei “Manuali prelievi e raccolta campioni – Medicina di Laboratorio”, ad uso interno, in cui si descrivono le procedure appropriate e standardizzate per la raccolta, l’identificazione, la conservazione e il trasporto di campioni idonei all’esame di laboratorio””. 

“”Così come si è dematerializzata la ricetta e la prescrizione- sottolinea Gibertoni-, si è data la possibilità di riservare autonomamente la data e la struttura in cui consegnare il campione anche a partire direttamente dal fascicolo SOLE, e si è data la possibilità all’utente di ritirare la provetta apposita, nel caso di campione raccolto dall’utente, oltre che nei punti Cup, anche nelle farmacie””. Secondo la consigliera “”non è raro il caso in cui venga consegnata all’utente una provetta errata per l’effettuazione dell’esame che si intende eseguire, seppur simile: per esempio, una provetta con tappo verde, utilizzata nello screening del tumore del colon, al posto della provetta, anch’essa con tappo verde, ma di diversa tipologia, per la coltura di Salmonella. Questa tipologia di errore viene quasi sempre verificata solo alla consegna del campione da parte dell’utente, costringendolo a una nuova riprogrammazione dell’esame””.

(Margherita Giacchi)

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