Sanità pubblica fra luci e ombre

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Per una volta lasciamo fuori la politica e andiamo sul concreto e per essere tali devo andare sul personale. Mi sono recato al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena e devo dire che in tempi brevi il motivo per cui mi ci sono recato, è stato risolto. Però, mi hanno scoperto un altro problema che riguardava il cuore. Il medico che mi aveva in carico, con molto tatto, mi ha ricoverato per accertamenti.

 


In questi mesi di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, abbiamo assistito a una passerella di medici ed esperti del settore che ci hanno detto di tutto e di più su questa disgrazia che c’è capitata fra capo e collo. Naturalmente, in queste apparizioni non potevano mancare presidenti di regioni e assessori alla sanità delle stesse che in molti casi si riempivano la bocca con la parola “eccellenza” legata al proprio sistema sanitario. Per una volta lasciamo fuori la politica e andiamo sul concreto e per essere tali devo andare sul personale. Mi sono recato al pronto soccorso del Policlinico di Modena e devo dire che in tempi brevi il motivo per cui mi ci sono recato, è stato risolto. Però, mi hanno scoperto un altro problema che riguardava il cuore. Il medico che mi aveva in carico, con molto tatto, mi ha ricoverato per accertamenti. Passata la nottata, in un reparto di transito dove medici e infermieri che mi hanno accudito nel migliore dei modi. In seguito sono stato trasferito nel reparto di cardiologia diretto dal Prof. Burioni. Sì, proprio quello in cui hanno risolto una situazione molto critica a Vittorio Sgarbi. C’ero già stato, in modo più grave tanti anni prima e ho rivisto alcuni volti noti che mi avevano rimesso a nuovo. Ma torniamo al presente. Quando ti vengono a prendere, ti passano tanti pensieri per la testa: sei “leggermente” preoccupato. Svaniscono, però, anche abbastanza velocemente perché ad attenderti, trovi il direttore dell’unita cardiologica e il dottor Cappello che ti accolgono con il sorriso e ti rassicurano che sei in buone mani. Hai così modo di scambiare qualche battuta che ti fa anche sorridere. Poi, entri, e anche qui il personale infermieristico che ti prepara, ti parla distogliendoti dai tuoi cattivi pensieri. Infine, lui, Fabio Sgura che ha già messo le mani nelle tue coronarie sedici anni prima e che in un’ora e trenta non smette mai di aggiornarti su come stanno precedendo. Rientrato nella tua stanza, hai la piacevole sorpresa di rivedere Borioni e Cappello che si accertano su come procede il post operatorio. La vogliamo chiamare qualità e professionalità? Ma c’è anche tanta umanità, che non guasta!  

Tutto bene quindi? Non proprio. La sanità è molto più complessa e l’assessore preposto della nostra regione dovrebbe saperlo. Di conseguenza, visto che il suo apporto alla bravura del corpo medico e infermieristico è in sostanzialmente nullo, perché a mettermi le mani nelle coronarie, è stato il dottor Sgura insieme alla sua equipe, a seguirmi è stato il dottor Carlo Cappello e lo staff infermieristico pronto al primo suono sbagliato dell’apparecchio collegato al mio corpo a venirmi a vedere, gli darei un consiglio. Si alzi dalla sedia nel suo ufficio a Bologna e vada a visionare le cucine del Policlinico, se vuole l’accompagno. Vengo e mi spiego. Chi va in ospedale ha ben altri pensieri per la testa. L’alimentazione, almeno che non si abbiano determinate patologie, è l’ultimo dei problemi che ti passa nella mente. Ho sottomano due menù che sono consegnati ai ricoverati. C’è grande fantasia nei nomi, oltre alla quantità proposta: sette primi e nove secondi che nel mio hotel di riferimento in montagna sono la metà, ma qualitativamente estremamente migliori.  Ciò che manca in quello che è servito agli ammalati nei reparti! Ora, scambiando quattro chiacchiere con un inserviente, vengo a sapere che in cucina ci sono due cuochi per 500 persone a pranzo e altri due per la sera.  Quindi, ecco perché il pollo arrosto non sa di niente e sembra lesso, oppure l’arrosto di vitello si divide equamente in grasso e magro. Forse, ci sarebbe meno spreco e, comunque, ho fatto una buona dieta. Termino ringraziando di tutto cuore, passatemi la battuta, l’intera squadra della cardiologia per quanto ricevuto.

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