Sanità. Gibertoni (Misto): meno costi per accudire gli animali domestici

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La consigliera chiede interventi sull’Iva e sulle spese mediche per animali domestici
 

Ridurre l’Iva sui farmaci, i costi sanitari e più in generale i costi vivi per poter farsi carico di un animale domestico. Gi animali, infatti, sono i migliori amici dell’uomo, specie nei momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo in tempo di coronavirus. Parte da questo assunto l’interrogazione alla Giunta della consigliera Giulia Gibertoni (Misto).

“”Una mutata sensibilità sociale ha portato, soprattutto negli ultimi anni, sempre più famiglie ad accogliere nelle proprie abitazioni animali d’affezione e l’emergenza causata dalla pandemia in atto ha reso particolarmente impegnativo per le famiglie accudire gli animale d’affezione””, spiega Gibertoni, che ricorda anche tutte le difficoltà che gravano su chi si fa cura di un amico a quattro zampe: farmaci per animali d’affezione che, a parità di principio attivo, costano mediamente cinque volte superiore rispetto a quelli per uso umano, in casi estremi, anche fino a 10 volte. La legislazione vigente impedisce ai veterinari di prescrivere per gli animali i farmaci in uso per gli esseri umani anche se con lo stesso principio attivo, pena pesanti sanzioni. Inoltre, sottolinea la consigliera “”coloro che posseggono animali da compagnia sono anche penalizzati dai forti limiti alla detraibilità per le spese veterinarie e dall’assenza di un’Iva agevolata per i suddetti farmaci; dal fatto che le prestazioni veterinarie sono gravate dall’Iva al 22%, in quanto gli animali da compagnia sono considerati dallo Stato beni di lusso””.

Da qui l’atto ispettivo per sapere dall’esecutivo regionale “”se si ritenga opportuno raffrontarsi nelle sedi preposte con il governo, affinché si introducano misure idonee alla riduzione dei costi dei medicinali per la cura degli animali di affezione, anche agendo sulla leva fiscale, tenuto conto che le prestazioni veterinarie sono gravate dall’Iva al 22%, in quanto gli animali da compagnia dallo Stato sono considerati beni di lusso, mentre in realtà rispondono all’obbligo di cura da parte dei proprietari, sanzionato in caso di inadempienza con il reato di maltrattamento; se si ritenga opportuno sostenere lo sviluppo dei farmaci generici veterinari, pubblicando sul portale della Sanità regionale l’elenco dei medicinali veterinari generici e raggiungere, nell’ambito delle proprie competenze in materia, accordi con le case farmaceutiche produttrici, per abbattere il costo del prezzo al pubblico almeno del 20% rispetto a quello dei corrispondenti medicinali di riferimento non generici””.

Inoltre, Gibertoni vuole sapere se l’amministrazione regionale “”ritenga opportuno agire nelle sedi preposte per promuovere lo sviluppo di confezioni monodose evitando lo spreco per scadenza dei termini di utilizzo con conseguente aumento del costo e contestualmente agire con le soluzioni adottabili a livello regionale, quali ad esempio la distribuzione diretta tramite le strutture del servizio sanitario regionale, operando il deconfezionamento dei medicinali veterinari ed effettuando la distribuzione frazionata delle unità posologiche o delle quantità corrispondenti alla terapia prescritta o voglia agire nelle sedi opportune per sollecitare il governo a modificare l’aliquota IVA, equiparandola a quella dei generi alimentari di prima necessità, rendendo in tal modo più competitivi i prodotti italiani rispetto a quelli di altri paesi (meno costosi per effetto di tassazione più leggera)””.

(Luca Molinari)

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