Sanità. Bomba sociale sotto la sedia del Governo

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Il problema Sanità sta montando. Previsto e prevedibile. Sempre più difficile per le istituzioni gestire una situazione che peggiora ogni giorno con le liste d’attesa sempre più lunghe, con la mancanza di medici e infermieri, con i Pronto Soccorso affollati all’inverosimile. Per citare solo i problemi più evidenti. 

La crisi del sistema sanitario è una bomba sociale sotto la sedia del governo. E sta per esplodere. Ma il ministro della Salute Schillaci pare non essersene accorto. Tutto continua come prima. Nessun provvedimento urgente come invece richiederebbe la situazione. La pandemia non ha insegnato niente.

Poche risorse per la sanità

La Meloni dice che “la sanità è la grande questione, non è un caso che in legge di Bilancio sia stata una priorità con le poche risorse a disposizione. Siamo riusciti a dare alla sanità il massimo storico.” Ma se il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane sotto la media europea e se, per sua ammissione, le risorse a disposizione della salute degli italiani sono “poche”, mentre si preferisce destinarle ad altri capitoli di spesa, significa che a Palazzo Chigi la gravità della situazione non l’hanno ancora percepita. “La priorità va alle liste d’attesa” dice la premier. Ma, lasciando tutto come sta, sono solo destinate ad allungarsi. Aspettare più di un anno per una colonscopia è come dire “vattela a fare a pagamento”. E se non hai i soldi, “prega che quando la farai non sia troppo tardi”.

È il fallimento del sistema universalista, che è il più giusto, ma che non riesce più a dare tutto a tutti. È quanto di più iniquo ed antidemocratico possa verificarsi in un paese che si ritiene civile, ma che divide i suoi cittadini in due categorie: quelli che si possono curare e quelli che non se lo possono permettere.

Il Ssn è pieno di falle. Ci sono, è vero, delle eccellenze, ma ci sono troppe sacche di inefficienza, di sprechi, di cattive gestioni del denaro pubblico che rendono urgente una riforma. 

A questo punto o il governo si decide a deviare sulla sanità almeno una quindicina di miliardi destinati altrove o, se non può, meglio farebbe a dire: signori, non siamo più in grado di erogare a tutti le prestazioni necessarie e dobbiamo passare a un sistema misto, pubblico/privato. Ci vuole chiarezza. Obbligare i cittadini a rivolgersi al privato per una prestazione cui hanno diritto è di fatto una privatizzazione occulta della sanità. Con un aggravante: che chi non ha i soldi per una colonscopia deve aspettare un anno.

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Una risposta

  1. Condivido quanto argomenta Paolo Danieli, e mi permetto segnalare, se non gli è già noto, un fatto avvenuto in Umbria negli anni scorsi e per la gravità del quale è in corso un ‘folto’ processo a noti politici locali a cominciare dalla ex Presidente della Regione. Ascoltare le conversazioni telefoniche registrate dagli inquirenti, mette a conoscenza di come veniva considerata in regione e altrove la sanità umbra. Il pretesto fu un concorso a posti nel principale ospedale di Perugia che la politica locale aveva ‘truccato’ con il segnalarsi i nomi di coloro che avrebbero dovuto essere favoriti, ‘anche se zucche’, ma che l’appartenenza faceva passare per ‘i migliori’. Ho citato questa perla perché uno tra gli imputati sopra indicati, peraltro molto in vista, mostrò nelle registrazioni, di non aver nessun rispetto per le differenze sociali ed economiche, arrivando a scherzare sulle persone anziane in lunga attesa di una visita e ridendone col suo l’illustre interlocutore. Conoscendo certi fatti, e tanti altri, è mia profonda opinione che molta responsabilità di certe scelte irresponsabili in ambito sanità possa essere imputata proprio alla decadenza costante della politica ormai affidata, e non mancano esempi se occorre, a mercenari che vanno a braccetto con la criminalità. E per scherzare: – “se cerchiamo il verme nella bella mela ‘rossa’, non fermiamoci alla buccia; lui si trova proprio al centro!” –

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