S. Natale 2015

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Fra tragedie, buffonate, piccoli e grandi scandali, l’Italia si appresta a festeggiare la nascita di Gesù.

Ci sono frasi che se dette da un comune mortale passerebbero inosservate ma, quando a declamarle é un potente, assumono una risonanza tale da far tremare i muri dagli applausi, specialmente se detta davanti ad un pubblico amico, o meglio, che idolatra l’istrione di turno. E’ quello che è successo alla riunione della Leopolda in cui i giovani ‘matteini’ sono accorsi per applaudire il loro carismastico leader, il premier Renzi. La frase ad effetto è – Noi non abbiamo scheletri nell’armadio -. Noi, chi? I ragazzini in platea probabilmente, ma il partito da cui proviene Renzi ,forse, qualche scheletro c’è l’ha, a partire dal 1945. Rileggendo il discorso del premier, un’altra frase salta agli occhi – Noi, non abbiamo fatto nessun favoritismo, e chi lo afferma insulta persone perbene che non meritano di essere messe alla berlina -. Giusto. Però, caro premier, siamo ancora in democrazia? Possiamo ancora pensare, e sottolineo solo pensare, che chi governa un paese o una città o una banca voglia avere accanto uno del proprio partito? Altrimenti, come si spiegherebbe la disinvoltura con cui vertici di una delle 4 banche fallite si siano aumentati lo stipendio quando non c’erano più un becco di un quattrino. Secondo lei, abbiamo tutti il paraocchi o l’anello al naso?

Cambio argomento e ne affronto uno serio, ma, in maniera ironica. Nei giorni scorsi abbiamo assistito al rimbalzare di notizie in cui si racconta che in diverse scuole d’Italia ci sarebbero insegnati che, per non urtare il sentimento religioso di persone che vengono nel nostro bel Paese, abbiano cambiato modo di ricordare le festività di dicembre mettendo in onda un altro copione. Quindi, niente presepe, niente canti di Natale. Tutto questo ci viene spiegato con semplici comunicati in quanto sono poche le persone che ci vogliono mettere la faccia. Di solito, la scusa è – Con questo nostro modo di agire si favorisce l’integrazione -. No! Voi favorite soltanto la perdita di valori che per anni ci sono stati tramandati dai nostri avi e, quello che è più grave, lo fate da una posizione di forza. A buon intenditor poche parole.  Integrazione di chi e di che cosa. Integratevi voi a Natale. Andate a casa di un islamico e mangiatevi il cous cous al posto del cotechino o dello zampone. Pensate alla scenetta del pranzo di Natale. L’insegnate, maschio o femmina che sia, che dice, da buon talebano dell’integrazione, al proprio compagno che si è alzato e non sente quel buon odore di brodo che proviene della cucina misto all’odore del soffritto di pancetta per i fagioloni e che si guarda attorno smarrito – Amore, oggi diamo un calcio alla tradizione e mangiamo cous cous-. Sono contro alla violenza (anche quella verbale), però, credo che qualche parolaccia, in quel giorno Santo, ci venga perdonata.

Termino rivolgendo un pensiero al nostro servitore dello Stato, Salvatore Girone, costretto, per l’ennesimo anno, a trascorrere il Natale in terra straniera. Cosa dire? Speriamo che l’India si integri velocemente con il civile mondo occidentale?

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