Russia: Aimone di Savoia al servizio delle PMI italiane

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Ai giovani che vengono, il consiglio che do, è di non cercare scorciatoie ma di lavorare sodo e di aspettare con la giusta calma i risultati.

 


Avevamo già dato per primi la notizia che Aimone di Savoia Aosta, discendente di una delle più antiche dinastie d’Europa che ha fatto la storia del vecchio continente e principalmente dell’Italia, è stato insignito dell’importante onorificenza di Cavaliere della Repubblica, per il rilevante lavoro svolto a favore dell’Italia in una delle nazioni più importanti del mondo. Oggi, sempre in anteprima, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per un’intervista nel suo ufficio di CEO di Pirelli a Mosca. Intervista che sicuramente interesserà molti imprenditori a livello nazionale, ma anche della nostra regione particolarmente ricca d’imprese, votate anche all’esportazione (Confindustria Modena potrebbe essere interessata a un convegno), sul suo nuovo ruolo di Presidente e di coordinatore delle PMI italiane.

 

1 – A.R., complimenti per l’importante riconoscimento avuto dallo Stato Italiano. Un suo commento quando ha saputo del conferimento?

Me lo aveva detto in anteprima l’Ambasciatore Pasquale Terracciano, comunque fa sempre molto piacere, anche se si sa già.

2 – Presume che ciò sia dovuto al grande lavoro svolto per la Pirelli o anche per altre aziende italiane?

La motivazione è relativa alla creazione del cosiddetto “Consiglio Imprenditoriale Italiano”, che presiedo, e che riunisce i presidenti dell’associazione di business italiano in Russia (Confindustria Russia, GIM Unimpresa e Camera di Commercio Italo-Russa, ICE, Sace) e chiaramente l’Ufficio Commerciale dell’Ambasciata. Scopo del Consiglio è di portare finalmente una voce unica dell’Imprenditoria Italiana con le controparti Ministeriali Russe, Principali interazioni con il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministero del Commercio e Industria. Finalmente l’Italia si è allineata a quanto fanno già altri partner Europei e speriamo che mettendo in comune attività, condividendo problematiche ed eventuali soluzioni, si possa creare il così detto “Sistema Italia” e portare avanti tematiche che interessano tutta l’imprenditoria italiana in Russia.

3 – Quanto vale per le imprese italiane il mercato russo?

Parliamo del 2018: l’Italia registra una crescita dell’interscambio pari all’8,3%, circa 23 MLD di Euro, ovvero quinto paese come fornitore e ottava posizione come paese cliente (importazioni dall’Italia circa 9 MLD, esportazioni verso Italia circa 14 MLD). I settori principali del nostro export sono la meccanica (in leggera flessione), mentre crescono agroalimentare, moda, accessori e metalli. Un mercato, quindi, importante.

4 – Ci sono anche industrie dell’Emilia Romagna e modenesi?

Non ho statistiche, purtroppo, ma sono sicuro di sì! Ad esempio i Russi sono grossi consumatori di aceto balsamico, di pasta, solo per fare due esempi delle Vostre eccellenze!

5 – A chi consiglierebbe d’investire in questo mercato?

Ultimamente vedo molte piccole aziende che vengono a fare prodotti “sanzionati” all’import, come formaggi e verdure con i nostri tipici know-how e logiche di piccola impresa, ma che funzionano. Diciamo comunque che il mercato è cambiato: la Russia non è più un paese di puro export, con quindi produttori italiani che si affidano a distributori russi (anche se in alcuni settori, vedi mobili e moda, chiaramente continua a funzionare), ma la tendenza è quella quindi del “Made with Italy” e non più del Made in Italy. In altre parole, aziende vengono e localizzano parte della propria produzione, con un partner o meno. Questo è l’atteggiamento che premia. Il problema rimane legato alla possibilità delle piccole e medie imprese italiane di poter dedicare così tante risorse a progetti in Russia dove ancora non hanno massa critica per garantire il successo dell’investimento o non hanno strutture necessariamente sufficienti al lavoro di scouting sui mercati di destino. Tenga presente che la Russia ha 11 fusi orari: è un paese enorme e quindi la distribuzione è un elemento chiave di tutti i business. Anche per questo le associazioni d’affari cercano di organizzare eventi a supporto di attività di scouting nelle regioni con missioni tematiche dedicate.

6 – In che misura danneggiano la nostra nazione, le sanzioni volute dall’Europa?

Le sanzioni danneggiano le relazioni a prescindere dai numeri. La comunità imprenditoriale per definizione cerca di creare le relazioni più che limitarle e le posso dire che gli italiani non hanno lasciato la Russia. I dati dell’Interscambio mostrano numeri importanti, ma indubbiamente abbiamo dovuto superare complicazioni e il regime sanzionatorio ha in parte impattato sull’economia Russa.

7 – Mi passi il paragone, Lei assomiglia molto al suo prozio Amedeo d’Aosta, l’eroe dell’Amba Alagi, che andò giovanissimo, e in incognito, a lavorare in una fabbrica nell’allora Congo Belga. Mi viene spontanea la domanda: cosa ne pensa dei tanti ragazzi italiani che non trovano spazio in casa propria e cercano, come ha fatto Lei, fortuna all’Estero? Può dare a loro qualche consiglio?

Io ho avuto l’incredibile vantaggio di assistere a un cambio epocale, in età molto giovane e quindi con la flessibilità che si ha in quel momento. La “caduta dell’Unione Sovietica”, la transizione a un’economia di mercato, il caos e di nuovo la stabilità: non c’e’ università che possa preparare a questi eventi. Ai giovani che vengono, e sono per fortuna entusiasti, do consigli su come procedere in un mercato così complicato. Lo faccio con tutti e con piacere, ma il consiglio principale che do sempre e di non cercare scorciatoie, di lavorare sodo e di aspettare con la giusta calma i risultati.  La forma, alla lunga, si trasforma in sostanza, se si mantiene dritta la barra con coraggio, si arriva alla meta!

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