Rose e fiori alla Santanchè

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Fatti, misfatti, detti, , a volte taciuti nella trasmissione Anno Zero condotta da Michele Santoro e che una nostra apprezzata firma intende sottoporre alle nostre attenzioni

Le cronache erano piene, fino a qualche giorno fa, degli insulti  indirizzati da due gentiluomini di colore alla signora Santanchè

Insulti davvero pesanti. Ma quelli erano rose e fiori.

Non mi sono parsi  poi così gravi, o meglio, la cosa più grave, intollerabilmente taciuta, per me è stata un’altra.

Nessuno ha parlato, e parlerà, di quanto la signora in questione sia stata,  in vario subdolo modo offesa, sottovalutata, dileggiata, durante la trasmissione Anno Zero, da un indicibilmente sgradevole Gad Lerner…

Non so chi l’ha detto, ma “Se c’è qualcosa di peggio di un ebreo, è un ebreo comunista”.

Chiedo scusa agli Ebrei e ai comunisti, per questa frase assai meschina. Anche se non mi appartengono queste parole, che semplicemente riporto, come non mi appartiene l’antipatia preconcetta verso gli ebrei e,sicuramente, nemmeno l’antipatia per partito preso verso quella fazione politica, anche se fa davvero di tutto per meritarsela.

Ma per Gad Lerner  verrebbe proprio voglia di sottoscriverle.

Lo trovo insopportabile per finto buonismo, supponenza, maleducazione becera, modo di fare scostante, persino nell’aspetto, occhio viperino e bocca bavosa, vera spalla d’elezione per Santoro, che era al colmo della libidine durante le schermaglie fra i due.

Schermaglie che vedevano sempre perdente, nonostante la ben nota aggressività e l’indiscutibile coraggio, la Santanchè.

Perché di fronte alla maleducazione, alla protervia, alla reale villania, chiunque, anche una donna fin troppo decisa e battagliera come lei, ha la peggio.

Quelle parole, buttate lì, come solo le persone crudeli fanno.

 Parole che mescolavano e confondevano con malagrazia i giudizi sulla Santanchè, su aspetto fisico e attitudini politiche, su acconciatura (definita impalcatura) e dichiarazioni programmatiche, interviste, progetti futuri, persino alleanze prossime a venire. Parole dette “a sfottò”con aria di sufficienza e irrisione, come se la signora fosse indegna di essere presa in considerazione.

Ecco,  quelle,  erano e sono le vere offese, le vere cose da censurare, che dovevano far intervenire un uomo della sicurezza,  prendere il tipetto segaligno, sollevarlo di peso e poi portarlo via, scalciante e urlante, come accade con certi bambini bizzosi.

La differenza fra un insopportabile moccioso viziato in preda a un capriccio, e Gad Lerner, è che il bambino, presto o tardi, scende a più miti pretese e la finisce.

Gad Lerner no.

E nessuno, a questo auto referenziante maestro di democrazia e di giornalismo, riesce a far intendere ragione…nemmeno un giovane volontario torinese, che ha messo l’accento sul fatto che una certa zona di Torino è in mano alla delinquenza nera e degli immigrati in generale, e che ha, da concittadino, chiesto a Gad Lerner, dato che è così buono, di andare a dare una mano, a lui e ai suoi amici, che ogni notte, volontariamente, perlustrano la zona, avvisando di  ciò che accade, spacci, furti, violenze, le forze dell’ordine.

Con l’occhio più viperino che mai, sorridendo sinistramente, il grand’uomo ha risposto che non vive più  a Torino da cinque anni.

La risposta del ragazzo – E allora ci venga apposta- non ha scalfito sorriso e sicumera, né ottenuto risposta.

Facile essere buoni se ci limitiamo a  dirle, le belle parole, facile essere accoglienti se poi non stacchiamo le terga dal divano di casa, facile dare del razzista, dell’intollerante, e altro ancora, al nostro prossimo, quando il problema non ci sfiora.

Trovo fra l’altro molto meschino il modo di discutere di questa persona, che dà sulla voce agli altri, che interrompe continuamente, incapace di rispondere alle domande dirette, ad esempio del Sindaco Tosi.

Riportando una delle frasi di Lerner, che in pratica sosteneva che “tutti fuggono da fame, carestia e guerra”, e hanno diritto allo status di rifugiati,  il sindaco
di Verona  chiedeva, se era giusto far entrare tutti, come  avrebbe potuto, secondo Lerner, l’Italia sostenere economicamente e socialmente  un onere siffatto.

Domandare è lecito, rispondere è cortesia, dicevano le nostre nonne.

La domanda del sindaco Tosi era più che legittima, ma la cortesia non è parola che Lerner frequenti abitualmente, pertanto la risposta non c’è stata.

Sorvolo, per decenza, sul servizio da Castelvolturno, sulla farsa delle interviste ai neri, sulle alzate di mano degli immigrati, chiamati a dire quanti di loro lavoravano, (tutti, per la cronaca) quanti avevano il decreto d’espulsione, (pressoché tutti, ma si sono ben guardati dall’andarsene) quanti erano discriminati per il colore della pelle, (tutti, ovviamente).

Peccato che il sussiegoso cronista non abbia chiesto per alzata di mano anche altre cose.

Ad esempio quanti di loro avevano i polpastrelli abrasi, quanti spacciavano, quanti avevano fatto uno scippo, quanti avevano molestato una donna, quanti avevano fatto affari con la camorra,  con la prostituzione, con le estorsioni e con altre illegali attività.

Sarebbe stato interessante, magari da quelle riprese gli inquirenti avrebbero tratto utili informazioni…

Ma, neppure, il cronista cui si incrinava la voce, quando parlava della strage, che diceva “immigrati” come noi diciamo “martiri”, ha pensato di chiedere loro, sempre col metodo “scientifico” dell’alzata di mano, quanti di loro usano vie e piazze come latrine, quanti di loro, in  teoria poverissimi, hanno collane d’oro da un etto al collo, o cellulari modello Nasa in tasca, o quanti di loro hanno la parabola e televisori Home Theatre, o quanti di loro, non pagano l’affitto perché sono nell’indigenza, e poi hanno costose automobili.

Le domande che l’ineffabile cronista poteva fare sono molte, e non le ha fatte. Ha solo, pietisticamente, posto l’accento sulle cose tiravoti, come i calli nelle mani dei lavoratori, le levatacce per andare al lavoro, le discriminazioni che quei maledetti razzisti di  italiani hanno verso gli innocenti immigrati.

Non è mai stata pronunciata la parola extracomunitari, né la parola delinquenti, né la parola arroganza, né la parola ospiti, riferita a chi era attorno.

Zero assoluto. Anzi, Anno zero.

  

 

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