Rolling Stones e Cuba: speriamo che la liberta’ sia giusta

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Cuba con questo concerto storico  inizia la sua normalizzazione e omologazione con il resto del mondo. Magari guardassimo all’isola dei Castro come a un popolo che può riprendere un cammino di libertà anche se temo che diventerà soltanto un nuovo mercato, ambitissimo per le grandi imprese americane.

Cuba scivola a grandi passi verso una economia e una società capitaliste. La pagina aperta dal Papa e sfogliata dal presidente Obama, con il concerto dei Rolling Stones inizia la sua normalizzazione e omologazione con il resto del mondo.

Magari guardassimo all’isola dei Castro come a un popolo che può riprendere un cammino di libertà; temo che diventerà soltanto un nuovo mercato, ambitissimo per le grandi imprese americane lasciando che esplodano le contraddizioni che abbiamo visto nell’Europa dell’Est. Quanto al ruolo di liberatori, mi sembra che la storia assegni agli Usa più quello di sfruttatori dell’isola scoperta da Colombo.

Giustamente giudichiamo ‘regime’ quello marxista portato dalla rivoluzione, ma andiamo a vedere cosa c’era prima. Dopo la guerra ispano-americana, con il Trattato di Parigi del 1898, l’isola ottenne l’indipendenza, ma gli Usa mantennero il diritto di intervenire negli affari cubani e sorvegliare le sue finanze e le relazioni con l’estero. In più  affittarono la base navale di Guantanamo. Già nel 1906 in seguito ad elezioni contestate, occuparono Cuba e nominarono un governatore, al quale si attribuisce la colpa di avere introdotto la corruzione politica e sociale.

Leggo ancora da Wikipedia: “Nel 1924, Gerardo Machado fu eletto Presidente. Durante la sua amministrazione, vi fu un aumento del turismo contrassegnato dalla costruzione di ristoranti e alberghi di proprietà americana per accogliere l’afflusso di turisti”.

Nel 1961 John Fitzgerald Kennedy appoggiò un fallimentare sbarco armato di esuli cubani alla Baia dei Porci per abbattere il regime comunista, ma ciò, insieme al successivo embargo totale, spinse Cuba nelle mani dell’Unione Sovietica e l’anno dopo verrà la crisi dei missili a distruggere ogni speranza di ricucitura.

Ovvero, perché oggi la superpotenza di Obama dovrebbe accompagnare verso la libertà Cuba per alti ideali e non soltanto per aprirsi varchi economici?

Ernesto Assante, su Repubblica.it, scrive: “Per chi li ascolta, i concerti dei Rolling Stones sono un concentrato delle possibili declinazioni dei concetti di ribellione e libertà. Ancor di più se, invece di essere suonate in un paese in cui è garantita la libertà di parola, di espressione, di voto, prenderanno vita in un paese in cui c’è un solo partito e i dissidenti finiscono in prigione” e chiosa: “A Cuba di certo non faranno esplodere la rivoluzione, ma canteranno la libertà nel cuore dell’Havana. E non è poco”.

Ma la libertà che fanno rotolare loro, è quella che serve perfettamente alle grandi imprese per continuare i loro affari. Così preferisco sperare che ai Cubani sia data la possibilità e ogni aiuto possibile per intraprendere  la via indicata da Papa Francesco al Congresso americano: “La nostra dev’essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia. Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune”.

Mi sembra questo lo spirito che duemila anni fa rovesciò una pietra sepolcrale e si gridò alla risurrezione. Buona Pasqua a tutti.

 

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