Rivediamo il rapporto con l’Africa

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""Che l'accoglienza senza limiti sia impossibile è evidente: solo dei visionari possono predicarla. E su questo non vale la pena di spendere una parola di più. ""art. del Sen. Paolo Danieli

Se oggi l’Europa è sottoposta a un’ondata immigratoria che sta assumendo le proporzioni di

un’invasione, qualche motivo ci dovrà pur essere oltre a quello della pressione demografica e della povertà dell’Africa. Si sapeva che con la globalizzazione avremmo dovutorassegnarci ad accogliere stranieri che per vari motivi sarebbero arrivati fin qui. Ed è stato fatto.

Per necessità e ospitalità.

Ma oltre un certo limite non è possibile. Superata una soglia, che etologi e sociobiologi individuano in un 3%, in tutte le società di esseri viventi si determinano reazioni.

E’ perciò necessario rivedere le posizioni politicamente corrette che hanno fin qui caratterizzato il pensiero dominante. Parlo del dovere di accogliere tutti sempre e comunque,dell’accettazione rassegnata del destino che l’Europa sia condannata a diventare una società meticcia, della convinzione che sia stato giusto quello che è stato fatto nei rapporti con l’Africa negli ultimi settant’anni.

Che l’accoglienza senza limiti sia impossibile è evidente: solo dei visionari possono predicarla. E su questo non vale la pena di spendere una parola di più. Anche accettare come un destino ineluttabile la perdita della nostra identità, rinunciare alla nostra cultura ed ai nostri modi di vita che si sono sedimentati nei millenni per far posto ad altri e accettarne i costumi, è una posizione inaccettabile per la sua remissività ed irresponsabilità. Noi non possiamo pensare solo a noi stessi, ma abbiamo dei precisi doveri nei confronti di coloro che ci hanno preceduto consegnandoci tutto ciò di cui oggi possiamo fruire, sia in termini di beni materiali che di beni immateriali. E abbiamo altrettanti doveri nei confronti dei nostri figli, intendendo con questa parola le future generazioni di europei.

Rimane allora da rivedere il rapporto con l’Africa. E’ questo il cuore del problema. Nessuno ha il coraggio di dire che la causa prima dell’immigrazione è, a parte alcune eccezioni, l’incapacità degli africani di provvedere a sé stessi. Demolito l’assetto coloniale, l’Africa è stata abbandonata al neo-colonialismo irresponsabile delle multinazionali che ha peggiorato la situazione creando desertificazione, sete, fame, guerre, corruzione, sfruttamento, povertà.

Oggi, se si vuol risolvere il problema immigrazione bisogna intervenire sulle cause. I poveri che arrivano in Italia li dobbiamo aiutare, ma a casa loro. Per farlo non bastano i piani di cooperazione che sono falliti. Dobbiamo istruirli, nutrirli, curarli e dare loro opportunità di lavoro con investimenti nei loro paesi. Ma siccome nessuno fa niente per niente, in cambio ogni stato europeo che “adotterà” un paese africano, dovrà avere un ritorno economico che consisterà nel avere l’autorizzazione degli organismi internazionali di amministrarlo e di organizzarne l’economia.

Solo abbandonando l’ipocrisia ed attuando un sano pragmatismo si potrà liberare l’Africa dalla povertà e l’Europa dall’invasione silenziosa che sta subendo.

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