“”Riusciranno i nostri eroi a riformare se stessi?””

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Nessuno è sufficientemente forte per avviare le riforme,     Tutti sono abbastanza forti per bloccarle.

 di Alberto Venturi

                                             Le regole dell’assetto istituzionale attuale e le modalità del suo funzionamento nascono dagli equilibri creati dai Padri dell’Italia Repubblicana, che intendevano difendere una nazione appena nata da poteri personali troppo forti. Il tempo e la pratica le hanno rese inefficaci a causa di norme aggiunte per rispondere a interessi contingenti, ma poi diventate permanenti, creando incrostrazioni che alla fine risultano troppo ostiche da rimuovere anche per chi le ha create. Non posso credere infatti che tutti gli eletti siano disonesti o mossi da cattive intenzioni. Modena, ad esempio, alle ultime politiche ha mandato a Roma un gruppo di deputati e senatori giovani e di buona volontà.

Può darsi che il motore sia grippato, come ritengono il Movimento 5 Stelle e la Lega; allora, prima o poi, la situazione italiana esploderà con conseguenze difficilmente immaginabili. Oppure, nonostante la ruggine, le guarnizioni usurate e i pezzi antiquati, ha bisogno di una spinta forte per ricominciare a girare, creando poi energia nuova dal suo stesso movimento.

Spinte fortissime, non sempre nella giusta direzione, sono arrivate sia dal governo Monti, sia dal governo Letta e Matteo Renzi ne sta annunciando in mitragliata sequela; però si sono sempre annullate nel Parlamento senza maggioranza, dove nessuno finisce per avere la forza di trasformare le proprie idee in leggi, ma tutti hanno il potere sufficiente per fermare quelle degli altri.

Si governa per decreti, ovvero si affrontano le emergenze, ma non si costruisce nulla di nuovo, ovvero non si fanno riforme. Così noi, dopo sei anni di crisi, siamo ancora al via, mentre le altre nazioni hanno già inserito il turbo (o un più tranquillo diesel) della ripresa e intravedono qualche traguardo di tappa.

Come deve succedere che l’attuale quadro istituzionale riesca ad avere la spinta per rimettersi in moto? Può essere la piazza a pretendere cambiamenti con tanta forza sovversiva da costringere a superare gli interessi di parte e il movimento dei forconi ne è stato un assaggio; può essere Matteo Renzi che con sfrontata arroganza riesce a fare passare alcuni provvedimenti o talmente astuto da inserire ‘cavalli di Troia’ i cui effetti appaiono all’inizio secondari, ma rappresentano un piccolo foro nella diga, assegnandogli un’aurea di efficienza che nessuno può poi contrastare senza perdere consenso; può essere il ritorno alle elezioni, con un qualsiasi sistema, dal quale l’Italia esca, per qualche miracolo, con un leader e una maggioranza forti; può essere l’Europa che ci obbliga a riforme.

Non ho la più pallida idea di cosa possa succedere nelle prossime settimane; viviamo in un equilibrio talmente instabile che potrebbe durare a lungo o finire questa sera.

 

 

Riusciranno i nostri eroi a riformare politica e potere? intanto gli schemi sono saltati. ora bisogna dare ordine al caos!!!

di Gianni Galeotti

Già dai prossimi giorni vedremo se Renzi riuscirà a mantenere almeno una parte delle ambiziose promesse fatte o, citandolo, si romperà il collo e dovrà cambiare mestiere, come da lui stesso prospettato nel caso in cui non riuscisse a fare ciò che ha promesso di fare. Fino ad ora, di nuovo, abbiamo visto poco o nulla. Un conto è promettere di abbassare tasse per 10 miliardi, di abbassare il cuneo fiscale per altrettanti, di restituire alle aziende tutti i debiti della pubblica amministrazione per un totale di circa 100 miliardi. Un altro conto è farlo. Se Renzi riuscirà a trovare la copertura agendo davvero sulla riduzione delle spese e degli sprechi, senza ricorrere a nuove tasse, dirette od occulte, o patrimoniali più o meno camuffate, allora sarà riuscito in un impresa che davvero sembrava impossibile e gli italiani gliene daranno atto. Se no saremo di fronte semplicemente al terzo governo di nominati dal Palazzo e non dal popolo sovrano che avrà gettato al vento, come i precedenti, l’ennesima grande occasione di cambiamento; una svolta, che in questa fase politica ed economica, potrà essere garantita non solo dalla seppur importante copertura economica degli ambiziosi provvedimenti, ma soprattutto da una riforma vera del sistema di potere di chi lo amministra. Renzi in questo senso è più simile al primo Berlusconi che a tanti, troppi, suoi compagni di partito, ma una svolta, è da riconoscere, l’ha data. Se si era già visto un premier carico di immense promesse, non si era mai visto che lo stesso premier avesse la faccia tosta di porsi come salvatore del popolo, senza essere legittimato dal popolo. Non si era mai visto, da parte di un premier di sinistra, dare ultimatum a forze conservatrici e sindacali di sinistra, come la CGIL. Così come non si era mai visto il maggior partito della sinistra frantumarsi in tanti individualismi pronti a combattersi anche nel pieno della campagna elettorale. Non si era mai visto neppure un governo che unisce centro destra e centro sinistra, dove il Premier di sinistra ha stipulato un patto con il nemico giurato e storico della sinistra, quale è Berlusconi. Non si era mai visto che un Sindaco diventasse direttamente Presidente del Consiglio spodestando l’esecutivo Letta senza una sfiducia del Parlamento, e solo per il fatto di avere vinto le primarie del PD diventando segretario. Non si era mai visto un Presidente della Repubblica fare e disfare a suo piacimento, e senza passare dalle urne, una tale raffica di governi. Nel bel mezzo di questo caos politico istituzionale, dove gli schemi e riferimenti sono davvero saltati, perchè non sperare che il ‘non si era mai visto’ replichi anche nel campo di una vero cambio nel modo di fare politica e degli equilibri di potere in Italia? L’accellerazione, se davvero ci sarà, di un percorso riformatore ampio e forte, capace di cambiare dall’architettura costituzionale alla giustizia che in molti casi non garantisce più il diritto, fino ad arrivare alle politiche fiscali e del lavoro, non potrà che avvenire passando dalla rottura di quegli schemi che fino ad ora hanno lo hanno soffocato ed impedito. Questa è la vera sfida: dare un nuovo ordine ed un nuovo equilibrio al caos istituzionale e costituzionale dove sono saltati ordini e gerarchie tra i poteri dello stato. Se Renzi, oltre a fare approvare anche dal Parlamento i provvedimenti varati al Consiglio dei Ministri di mercoledì 12 marzo, riuscisse a dare un segnale concreto e capace di durare, anche nel senso di un nuovo modo di fare politica e di gestire il potere che gli è stato concesso, avrebbe già fatto tanto. Dimostri di avere quel quid in più non solo a parole: poi, forte dell’accordo con Berlusconi sulla legge elettorale, vada al voto nella primavera del 2015 e si faccia eleggere dai cittadini, se ne sarà capace.

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