Ritorno agli Anni ‘70 / ‘80

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La sinistra prima incita alla violenza poi fa i distinguo. La sinistra e company cercano di riportare le lancette della storia agli anni di piombo. Violenza chiama violenza.

 


 Per chi, anagraficamente, come me ha qualche ricordo   chiaro di un certo periodo della storia d’Italia riguardante   gli anni ‘70/ ‘80, chiamati anche anni di piombo, sembra   di rivedere un dejà vue. L’aggressione alle forze   dell’ordine, a quelle di militanti di associazioni definite   neo fasciste o di sinistra, ormai è costantemente in   aumento. Purtroppo, rivedo lo stesso copione di quei brutti anni. Si demonizza l’avversario politico, poi, si cerca di minimizzare o addirittura, vista la pessima figura fatta con le Brigate rosse, si cerca di prendere le distanze. Finto moralismo. Il disaccordo espresso dalla sinistra, fa rabbrividire. Credo che per loro la frase che dice «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo» scritta da Evelyn Beatrice Hall, sia solo inchiostro stampato relativo ai libri su Voltaire. Non condivido le idee di FN, ma non sono certamente fra coloro che getta il sasso con scritto violenza e nascondono poi la mano. Sappiano benissimo dove finiscono i voti dei centri sociali e degli estremisti di sinistra. Troppo comodo, come un flashback, torno a quegli anni. Abitavo in Toscana, area rossa come l’Emilia Romagna. Chi a scuola non era allineato e controbatteva le panzane dei rossi, finiva nel libro nero, o meglio dire rosso e tacciato di essere un fascista. Se poi ci mettiamo che mi ero accompagnato con una ragazza che piaceva alla cellula della PCI della nostra classe, la frittata era fatta. Ricordo la faccia di mia madre rientrando a casa, che mi disse che era stata informata dal maresciallo dei carabinieri del paese che ero in una situazione non proprio sicura. A salvarmi da una probabile aggressione fu l’amicizia, di un compagno di scuola ma anche in termini politici, iscritto alla Fgci. Una situazione mal digerita anche da un professore legato a Lotta Continua che non riusciva a concepire che nello stesso banco coesistessero due idee politiche così diverse. Quella del mio amico e la mia, sono descritte sopra. Eppure quella situazione resse fino alla mia partenza da quella regione. Ma la situazione era, ormai, come si dice, incancrenita. La violenza correva per tutto lo stivale. Le continue aggressioni e atti intimidatori prevalentemente portati contro studenti vicini al MSI, ma anche contro i giovani del Fronte monarchico giovanile, culminati con l’incendio della sede dell’UMI a Milano, continuarono. La spirale aggressiva produsse la dichiarazione al teatro Apollo di Firenze del segretario del MSI Giorgio Almirante – I nostri giovani devono prepararsi allo scontro frontale … e, quando dico scontro frontale, intendo anche lo scontro fisico-. Naturalmente, la sinistra ne approfittò. Quella governativa, con la richiesta continua di mettere fuori legge il partito che si riteneva l’erede morale del fascismo. Così, la sinistra estrema intensificò gli attacchi. A Roma e a Milano, aumentarono gli scontri. A Milano, dove mi trovavo per lavoro, non era facile vivere. Si arrivò addirittura all’aggressione per il solo modo di vestire. Il regista Carlo Lizzani lo documentò molto bene nel film “San Babila ore 20: un delitto inutile”. La città meneghina era in mano alle chiavi inglesi Hazet 36 del peso di 3,5 kg usate dagli estremisti di sinistra, con cui fu ucciso lo studente Ramelli.  La destra, aveva in Piazza San Babila il suo Alcazar. Guai a passare in San Babila con l’eskimo, o nei paraggi dell’Università La statale con i capelli corti e l’abbigliamento firmato. Questa è storia vissuta in prima persona, non fantasia! Quello scontro di opposte ideologie, fece nascere le Brigate Rosse a sinistra e i Nar a destra, per citare solo due dei vari gruppi arnati. Giovani vite furono immolate sull’altare delle opposte dottrine. Eppure, la sinistra di governo continuò a dire che il nemico era il fascismo. Questo, fino a che il rappresentante dei sindacati Guido Rossa, fu assassinato. Il rapimento da parte delle brigate rosse con l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro e dei cinque membri della sua scorta, la cui stele a ricordo è stata vilmente imbrattata in questi giorni, aprì gli occhi agli italiani, che il pericolo eversivo, non era la temuta eversione fascista.  Solo allora ci fu una prima presa delle distanze. Pertanto, basta usare una retorica che rischia di innescare nuovamente questo clima di brutalità, che spesso coinvolge i giovanissimi, facilmente influenzabili da cattivi maestri. Mi è venuta la pelle d’oca a vedere l’immagine posta in rete dell’aggressione nei confronti del dirigente di FN a Palermo. Peggio ancora è stato sentire una giovane voce femminile che riprendeva la scena e, alle persone che si trovavano a passare, dire che “non era niente”. La politica, che ha accesso alla grande informazione, ha adesso il preciso dovere di buttare acqua sul fuoco. La teoria degli opposti estremisti non deve tornare.

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