Risultati insoddisfacenti? Basta cambiare la legge

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Il Governo, dopo i ballottaggi di domenica 23 giugno che nelle principali città hanno visto la vittoria delle liste di centrosinistra, ha deciso che è ora di cambiare la legge elettorale per le amministrative, calando dal 50% al 40% la percentuale necessaria per vincere al primo turno.

C’è una ragione concreta, come ho letto su qualche sito: “Spesso al primo turno il loro candidato finisce in testa a causa delle divisioni degli avversari, ma poi al secondo turno il centrosinistra in molti casi si ricompatta e riesce a vincere”.

Non è una gran ragione, ma solo un modo per piegare le leggi a proprio uso e consumo e questa mentalità rischia di diventare pericolosa, vedi premierato, vedi autonomie differenziate e si basa non su ciò che è giusto, ma su ciò che conviene.

E’ trent’anni che cambiamo il modo di votare, arrivando fino all’aberrazione del ‘porcellum’ (disprezzato perfino dal suo autore Calderoli ed è tutto dire) e virando sul rosatellum, pensando così di favorire gli interessi della propria parte politica.

Ancora non abbiamo capito che a fare la differenza non è questo o quel sistema, ma la serietà e la volontà dei parlamentari di servire il popolo (se l’espressione è troppo di sinistra sostituire con: essere al servizio della comunità); perché quando invece si pensa solo a favorire il proprio gruppo o addirittura solo se stessi, si piegherà il sistema vigente a questo scopo. Ne abbiamo ogni giorno degli esempi: mi candido ma poi se eletto mi dimetto, mi presento dappertutto già sapendo che non è possibile rispettare il patto con gli elettori, faccio alleanze soltanto per raggiungere una percentuale, faccio mucchioni senza alcun programma condiviso, mi faccio finanziare da persone a cui poi dovrò rendere pesantemente conto, voglio a tutti costi superare la norma dei due mandati… Purtroppo dimentichiamo che a muovere le cose, nel bene e nel male, è l’etica personale.

L’altra cosa che la politica dimentica sono i cittadini: premierato, doppio turno, autonomia differenziata, divisione delle carriere nella giustizia. Ma quando mai parliamo e pensiamo ai cittadini in difficoltà, a chi lavoro sfruttato, all’evasione fiscale, alla semplificazione burocratica, agli anziani.

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Una risposta

  1. Io penso che qualsiasi sistema elettorale dovrebbe garantire almeno due cose : il massimo della rappresentanza delle forze politiche in campo e la governabilità nel dopo.
    Da qualche tempo la rappresentatività di tutte le forze politiche in campo è gravemente compromessa dalla nascita di nuove formazioni politiche derivante dal vizietto delle scissioni, specie nella sinistra.
    Le cose poi si sono complicate nel 2018 quando si è passati dalla bipolarizzazione alla tripolarizzazione, atteso che un partito qualunquista come il M5S era diventato il partito di maggioranza relativa.
    Si è quindi pensato ad una soglia di sbarramento onde ovviare alla moltiplicazione dei partiti nati dalle molteplici scissioni soprattutto nella sinistra , che da una trentina di anni ormai ha trasformato il monolito PCI in una pletora di partitini della consistenza elettorale insignificante.
    Al fenomeno della tripolarizzazione sta ovviando il corso naturale della storia secondo il quale le formazioni qualunquistiche sono destinate a scomparire con il tempo dalla scena politica.
    E l’ultimo turno elettorale europeo ed amministrativo ha sancito il ritorno alla normalità : con il pesante arretramento del M5S si è tornati alla bipolarizzazione : centrodestra contro centrosinistra.
    Si è registrato un discreto avanzamento del centro sinistra a dimostrazione del fatto che il M5S aveva sottratto voti quasi esclusivamente allo schieramento progressista.
    Sentire parlare di etica personale in politica mi fa solo scappare dal ridere.
    In Italia vi è un vizio trasversale, di tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale e non solo: portare acqua al proprio mulino.
    L’interesse pubblico generale è sacrificato sull’altare dell’interesse personale, familiare, amicale o di bottega.
    Ho una veneranda età ormai ed attendo con ansia che in Italia nasca una classe politica che abbia, come dovrebbe, di mira l’interesse pubblico generale e si ponga nell’ottica del servizio alla collettività a prescindere dal partito di provenienza.
    Non servono riforme elettorali che si cerca di piegare sempre alle esigenze di questo o quel partito.
    Sarebbe una porcata vincere al primo turno senza ballottaggio avendo conseguito solo il 40% e non più il 50% + 1
    Occorrono solo grandi uomini, fondamentalmente onesti e con voglia di lavorare.
    Ho paura però che non sarebbe sufficiente neanche Diogene con il suo lanternino.
    Ricordo che Diogene, il filosofo greco vissuto a cavallo tra il 400 ed il 300 a.C., rifiutava ogni convenzione sociale e ogni tabù, e più in generale considerava la società come una costruzione artificiale, non compatibile con la bontà dell’uomo e con la moralità.
    Scelse di vivere in una botte di legno e si aggirava di giorno per le strade di Atene con un lanterna accesa, e a chiunque lo fermasse rispondeva che stava cercando l’uomo.
    Diogene stava cercando un uomo che non reputasse assurdo ciò che stava facendo.

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