RIRO: lista di proscrizione per omofobi e razzisti

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RIRO è un modo di difendersi dalle persone pericolose che ogni giorno cercano volontariamente o involontariamente di fare del male al prossimo.
Ogni sistema di controllo coercitivo del prossimo è stato caratterizzato da alcune terribili circostanze, come il marchio.

L’articolo 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Questo precetto, che è uno dei pilastri portanti della democrazia, contrasta con la lista di proscrizione pubblicata sul web nel portale “RIRO” (Registro Italiano Razzisti e Omofobi) da una fronda aggressiva di neo-giacobini che esprime una cultura che evoca tragici eventi della storia. Ecco quanto scritto sul portale nella sua prima versione risalente a fine ottobre 2015:

«RIRO è un modo di difendersi dalle persone pericolose che ogni giorno cercano volontariamente o involontariamente di fare del male al prossimo.
Ogni sistema di controllo coercitivo del prossimo è stato caratterizzato da alcune terribili circostanze, come il marchio.

Marchiare il prossimo ad esempio, era un modo per i Nazisti di ridurre ad oggetto lo schiavo ebreo, omosessuale, di un’altra qualsiasi minoranza etnica, per rendere schiavo un essere umano, farlo diventare un numero.

Lo scopo di RIRO è ritorcere quest’arma contro le persone che sono figlie di quel tipo di comportamenti, come razzisti, omofobi e altra gente simile, RIRO e le persone che inseriscono i nominativi non cercano vendetta, ma come fratelli uniti, avvisiamo altri fratelli della pericolosità di determinate persone, così che si possa starne alla larga, evitarle, emarginarle.
In RIRO non inseriremo MAI indirizzi delle abitazioni dei nostri nominativi, perché non vogliamo metterli in pericolo, non vogliamo nemmeno punirli. Vogliamo soltanto difenderci dai loro modi di fare incivili e bizzarri allontanandoli dai consessi civili nei quali ci ritroviamo».

RIRO sarebbe un portale di difesa da “persone pericolose” che possono “fare del male al prossimo” e si può finire nel registro dei cattivi anche se il reato d’opinione è commesso involontariamente. Lo scopo è additare i cattivi “omofobi” e “razzisti” al pubblico disprezzo, segnalandoli in modo che siano condannati all’esclusione sociale.

La sentenza è senza se e senza ma, come quella delle Brigate Rosse che uccisero Aldo Moro: «Dopo l’interrogatorio ed il Processo Popolare al quale è stato sottoposto, il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte» (Comunicato n.9 del 5/5/1978).
La colpa di Moro era di essere democristiano, cioè non comunista. Oggi la colpa delle persone i cui nomi si leggono sul RIRO è di pensarla diversamente da chi sostiene che la natura sia subordinata alla cultura. La colpa sta nel sostenere che la famiglia ontologicamente formata è quella tra maschio e femmina, e che chi nasce maschio rimarrà maschio e chi femmina rimarrà femmina. Pena la diffamazione, il processo sommario, la gogna pubblica e l’esclusione sociale.
In Siria ed in Iraq la libertà e la vita delle persone sono compromesse dal delirio di fanatici convinti che il loro credo sia l’unico legittimo e possibile. Il fanatismo in Italia ha dei concorrenti: si firmano RIRO. La differenza è che l’ISIS uccide e marchia le case dei cattivi con la N di Nazoreo, mentre RIRO si limita a marchiare con l’appellativo di Omofobi e Razzisti.
Il portale precisa che “Il diritto di espressione non va confuso con la “legittimità dell’offesa”, chiunque si senta autorizzato ad esternare frasi offensive verso le altrui libertà, deve farsi carico della responsabilità che questo comporta”. Perciò “RIRO si prefigge questo, elencare i nominativi di coloro che volontariamente pubblicano affermazioni che violano i Diritti Umani”.

Il portale ci tiene poi a chiarire alcune questioni legali:
“RIRO intende chiarire che funge da aggregatore di notizie di alcuni tipi. Le varie sezioni del sito non condannano alcuno ad essere insultato e non intende offendere nessuno, in quanto si tratta di categorie di riferimento e non di valutazioni personali dello staff di Riro. Per Omofobi e Razzisti non si intendono i nominativi in se, ma gli atti per cui vengono caricati, e quindi elencati in ordine di nome, provincia, ambito sociale”.

Nonostante le precisazioni, rimane nella sostanza l’intenzione originaria di screditare chi, ad esempio, considera disumano l’utero in affitto, quando alcuni esponenti della sinistra lo ergono a diritto umano, oppure ritiene che la famiglia possa essere solamente quella composta da un uomo ed una donna o che sia assurdo recarsi all’anagrafe dichiarando che un bambino ha due mamme, o due papà.

 

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