Riformare il commercio modenese dal punto di vista della pluralità dell’offerta

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La questione sollevata da Confcommercio sugli orari di apertura dei negozi, in realtà è più vasta. E investe globalmente la pluralità dell’offerta e la varietà di insegne. Ovviamente un piccolo punto vendita non può seriamente pensare di fare concorrenza alla grande distribuzione sugli orari. Ma flessibilità non vuol dire allungamento di orario, semplicemente adattabilità alle esigenze del territorio in cui si lavora: diverso è avere un negozio in centro storico, o in periferia, perché diversi sono gli orari dei clienti.

Ma per il rilancio del piccolo commercio, oltre all’inventiva del singolo nell’ottica dell’offrire un servizio diverso, di qualità, e completamente altro dalla GDO, occorre lavorare sulla libertà del mercato, e sull’accessibilità. Innegabile che arrivare in centro storico è complicato, e che l’allargamento della ZTL rischia solo di diminuire l’accesso di visitatori e potenziali clienti. Al contrario gli iper hanno grandi parcheggi. Anche qui, la disparità è evidente: chi amministra dovrebbe trovare soluzioni che non aumentino queste differenze.

Insomma, la battaglia non è contro qualcuno, ma a favore di una vera concorrenza, e di una vera possibilità di fare impresa, nella quale la politica ha il ruolo sostanziale di fare scelte a favore dei cittadini, siano essi commercianti, o clienti: entrambi infatti sarebbero agevolati da soluzioni urbanistiche che non mettano sempre e solo paletti e divieti. Senza dimenticare che dove può, chi amministra, anche se non obbligato, dovrebbe comunque scegliere soluzioni a favore della pluralità, e della concorrenza – la vicenda Esselunga-COOP, da questo punto di vista, insegna.

 

Consigliere Provinciale – PDL

 

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