Riflessioni sull’aborto

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Per me la vita ha inizio con il concepimento e quindi l’aborto diventa la soppressione di
una vita, come recidere una gemma pensando che ancora non sia un fiore. Ma anche chi la
pensa diversamente non può negare quanto l’aborto sia per la donna un passaggio doloroso,
spesso con cicatrici indelebili. Sarà un bel giorno, un giorno senza aborti, quando una
mamma potrà scegliere se tenere il proprio figlio o affidarlo alla comunità.

La decisione della Corte suprema statunitense di lasciare ad ogni stato dell’Unione la libertà di legiferare sul diritto all’aborto, ha riportato in prima pagina un argomento che ci tocca come persone, prima ancora che come cittadini.

Per me la vita ha inizio con il concepimento e quindi l’aborto diventa la soppressione di una vita, come recidere una gemma pensando che ancora non sia un fiore. 

Ma anche chi la pensa diversamente non può negare quanto l’aborto sia per la donna un passaggio doloroso, spesso con cicatrici indelebili.

Sarà un bel giorno, un giorno senza aborti, quando una mamma potrà scegliere se tenere il proprio figlio o affidarlo alla comunità. Quando nessuna donna sarà costretta ad abortire per problemi economici, di contesto famigliare e sociale, perché ha subito violenza come purtroppo succede comunemente nelle guerre, perché si sente sola di fronte ad un futuro impossibile.

Non nego il diritto della donna ad abortire. Ho votato contro l’annullamento della legge 194 e mai vorrei ritornare al turpe mercato dell’aborto clandestino.

Ma è un diritto che vorrei liberamente non esercitato, perché nessuna donna si sente nel bisogno di avvalersene e perché la comunità si è data gli strumenti per accompagnarla  fino alla nascita del figlio e anche dopo.

Non approvo i movimenti che vorrebbero l’abolizione dell’aborto legale, ma approvo le associazioni che si impegnano in azioni positive per favorire la vita e sono vicine alle donne, Vorrei queste associazioni libere da ogni schieramento politico, come invece talvolta non sono.  Dispiace leggere ad esempio, in un editoriale di Ferruccio Pinotti ed Elena Tebano sul Corriere, degli intrecci fra Pro Vita e Forza Nuova.

Sull’Avvenire, Francesco Ognibene si domanda se non sia possibile che l’aborto, da terreno di battaglia, diventi luogo di incontro. La scelta su una gravidanza da proseguire o interrompere “pone un problema: il bambino che si scopre di ‘aspettare’ diventa lui stesso il problema da risolvere. È come una mano aperta in cerca di chi la afferri, di una soluzione all’altezza del contenuto della scelta. Che non è un oggetto, o un lavoro, ma una vita”. “Proprio l’importanza senza confronti dei protagonisti di quella scelta rende il problema un fatto rilevante per tutta la società. Una decisione personale alla quale guarda con comprensione, interesse, partecipazione, affetto e non certo indifferenza una comunità intera, capace per questo di offrire le proprie spalle collettive per caricarsi la vita della mamma e quella del bambino”. 

“Dicendo un fermo no all’aborto – conclude Ognibene – il Papa invita a farsi vicini alle donne: perché l’aborto in realtà non è la soluzione. E perché tutti abbiamo bisogno di quelle mani che afferrano la nostra”.

Intanto, comunque, voglio tenermi stretta la legge 194.

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2 risposte

  1. Alcune riflessioni a caldo:
    1) PERCHÉ non si parla mai della possibilità prevista dalla legge di partorire nell’anonimato e disconoscere il neonato che sarà comunque preso in carico dai servizi sociali e dato in adozione a quelle coppie che non possono avere figli? Sempre meglio che ricorrere all’illegale utero in affitto…
    2) PERCHÉ l’aborto sarebbe un “diritto”? “Il corpo è mio e lo gestisco io” dicono le incazzate “tricoteuses” rosso-fuchsia-arcobaleno: e sia. Ma ammesso e non concesso che abbiano ragione, che tale principio valga per chi, volendo gestire appieno la disponibilità del proprio corpo, decide di non farsi iniettare quell’immonda brodaglia mRna impropriamente detta “va**ino” e, per tale autodeterminazione, è costretto a pagare multe o a veder limitati i suoi diritti costituzionali;
    3) Tornando al primo punto, PERCHÉ alla donna si può PER LEGGE garantire il diritto di disconoscere il proprio figlio mentre per l’uomo tale possibilità è preclusa? È proprio vero che la scritta “La legge è uguale per tutti” è una barzelletta, constatazione tanto più vera in quanto ai lati di tale scritta ci sono quasi sempre due “neri per caso”, protagonisti di tante comicissime barzellette…

  2. L’aborto non deve essere la regola

    Sul delicato tema dell’aborto mi sono soffermato decine di volte e sempre, pur sapendo che avrei avuto contro quasi tutti, femministe in testa, ho espresso l’avviso che dovesse essere consentito solo nei casi di aborto terapeutico , di violenza carnale o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito .
    So di non essere in linea con lo spirito e la lettera della legge 194 ma da sempre , pur miscredente, ho pensato che la vita fosse sacra, sin dal concepimento.
    Sì, perché il feto non è una cosa inanimata ma è la vita in nuce.
    E se è vero che deve essere rispettata l’autodeterminazione della donna è altrettanto vero che deve essere rispettato il diritto a nascere di chi è stato concepito.
    Ricordo che la legge 194 del 1978 , che ha depenalizzato l’aborto entro certi limiti , consente alla donna di poter ricorrere all’aborto nei primi 90 giorni di gestazione; mentre tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.
    Quella legge , pur discutibile ed tutt’ora discussa in tutto il mondo , ovviò alla pratica diffusa degli aborti clandestini cui ricorrevano ogni anno centinaia di migliaia di donne italiane perché il codice Rocco del 1930 considerava reato l’IVG .
    L’impianto della legge è condivisibile ma non mi piace che l’aborto sia consentito anche in presenza d condizioni economiche, o sociali o familiari che non consentirebbero di poter sfamare nel dopo il nascituro.
    Passi per le altre fattispecie contemplate nella 194, mi sembra invece fin troppo generica la definizione “ condizioni economiche e sociali o familiari “ che giustificherebbero di per sé l’aborto, perché favorisce in maniera esagerata il farvi ricorso al punto tale che l’aborto è diventato una semplice alternativa alla pillola ed alla contraccezione in genere.
    Pur con le avvertenze ed accortezze di cui all’art.5 che invoglia consultori e strutture sociosanitarie a disincentivare l’aborto per ragioni economiche, di fatto, dopo l’eventuale pausa di riflessione di una settimana concessa alla donna, poi alla fin fine, se la donna insiste , viene comunquen praticata l’IVG.
    E da anni c’è già la pillola del giorno dopo.
    Un paese civile , come è o presume di essere il nostro, deve avere una rete sociale ed economica di sostegno dei neonati appartenenti a nuclei familiari non abbienti e non costringere la madre a disfarsi del feto per non poterlo sfamare una volta venuto al mondo .
    Ci vorrebbe un sostanzioso aiuto economico alle madri che vogliono portare a termine la gravidanza .
    Suggerirei , invece di buttare soldi dalla finestra per elargire il Reddito di Cittadinanza a mafiosi, camorristi, delinquenti, reclusi, falsi poveri, navigator etc, che sarebbe opportuno riservare almeno parte di quei soldi alle donne povere, spesso sole ed abbandonate e senza mezzi economici per portare a termine la gravidanza e non essere assillate da gravi problemi economici nel dopo.
    La legge 194 ha una sua logica e non vorrei mai tornare all’aborto clandestino, ma sono convinto che esso rappresenti comunque una sconfitta e una scelta dolorosa.per la donna.
    Non deve essere però un meccanismo finalizzato al controllo delle nascite perché così sarebbe davvero la sconfitta della vita.
    A scanso di equivoci faccio presente che, se fossi medico, non farei obiezione di coscienza ma mi atterrei alla legge 194, pur discutibile in alcuni punti.
    Io pubblico dipendente , ed i medici lo sono quando prestano servizio in strutture pubbliche o convenzionate, ho l’obbligo di rispettare le leggi.
    Perché ” dura lex, sed lex” ( Socrate dixit ) e come tale deve essere rispettata. Punto

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