Riflessioni di un pensionando

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Dal primo di questo mese e fino al 30 giugno 2009 sarà possibile andare in pensione con 35 anni di contributi e 58 anni d’età per i dipendenti, 59 per gli autonomi.

Dal 1° luglio 2009 al 31 dicembre 2010 scatterà il secondo gradino, pensione con 36 anni di contributi e 59 anni d’età, uno in più per gli autonomi. Sempre dal 1° luglio 2009 scatta anche “”quota 95″” ( somma di età anagrafica e contributiva ) per cui sarà possibile andare in pensione anche con soli 35 anni (minimo)di contributi a patto di avere 60 anni d’età.

Al primo gennaio 2011 scatta “”quota 96″” e due anni dopo “”quota 97″”. Quindi da qui a cinque anni non sarà più possibile andare in pensione con meno di 61 anni, esclusi quelli che hanno già versato, a prescindere dall’età anagrafica, 40 anni di contributi.

Io cercherò di approfittare della prima finestra d’uscita per guadagnare la… libertà dal lavoro, senza sentirmi in colpa verso i miei figli né verso i giovani in generale.

Sì, perchè c’è un pensiero tendenzioso che mira a scaricare le colpe del fallimento programmatico dell’INPS sui pensionandi di oggi che vengono accusati di lavorare troppo poco rispetto ai colleghi europei e di far pagare il conto della rendita pensionistica ai più giovani.

I sindacati si accorgono solo ora che i ventenni che si affacciano al lavoro dovranno sostenere le pensioni dei loro padri e quelle dei loro nonni, oltre a mantenere i propri figli e non gli resterà il becco di un quattrino per formarsi la famosa pensione integrativa, indispensabile per rimpinguare  quella magra che percepiranno con il metodo contributivo dopo 40 anni di lavoro. Questo perchè i sindacati, così come i partiti, hanno dimenticato le ricche prebende che sono state concesse nel periodo delle vacche grasse, a partire dalla legge Mosca, al calcolo pensionistico sugli ultimi 5 anni di lavoro, ai 19 anni-sei mesi-un giorno di contributi sufficienti per mandare in pensione milioni di statali, al calcolo polposo delle pensioni con il metodo retribuivo puro, ai TFR da nababbi che si intascarono le generazioni precedenti, tutte concessioni che venivano fatte, guarda caso, ad ogni vigilia di tornata elettorale.

Dopo aver concesso a torme di statali di godersi la pensione per quarant’anni a fronte di vent’anni di lavoro, ora vorrebbero di colpo rimediare girando la frittata: in questo modo un laureato, tra fuori corso, precariato e concorsi, rischierebbe di andare in pensione dopo i settant’anni ! Quindi mentre allora pagavi due e prendevi quattro, domani pagherai quattro e prenderai due scarsi se ti va bene. Che giustizia sociale, che progresso è mai questo?

Per decenni, quando la triplice aveva il coltello per il manico, si sono ipergarantiti i diritti dei lavoratori, i posti di lavoro e le rendite pensionistiche al 96% delle retribuzioni, ignorando le compatibilità economiche di un paese che stava invecchiando e perdendo la quota lavoro: oggi sono proprio i lavoratori superstiti che devono rinunciare al valore effettivo del proprio lavoro. Ma il motto del sindacato è salvo: “”I diritti acquisiti non si toccano””.

Grazie a questa visione miope, e non all’egoismo mio e dei pensionandi di mezz’età, i diritti in via di acquisizione verranno stiracchiati e mortificati fino alla nausea, tanto che importa: i contributi restano obbligatori, anzi, quelli sono sempre in aumento! Quali sono gli effetti di queste deformità programmatiche? Sono sotto gli occhi di tutti.

I giovani riescono sempre meno e sempre più tardi a formarsi una famiglia e a lasciare la casa dei genitori, non fanno più programmi a lungo termine, la mancanza di progetti li rende instabili ed insicuri, affrontano la vita e stipulano mutui solo con le spalle coperte da genitori e nonni.

E’ la legge della compensazione familiare che interviene a tutelare le generazioni future, quello che i governi non hanno saputo e non sanno fare, impegnati come sono in progetti di solidarietà verso chiunque non siano i suoi figli naturali. Anche per questo dobbiamo preoccuparci di salvare la famiglia e i suoi valori, perchè senza questa classe politica camperemo lo stesso ma senza i valori fondanti e la solidarietà della famiglia siamo fottuti.

 

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