Rifiuti pericolosi in discarica

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Le microaree sono sicuramente una soluzione funzionale e rappresentano un passo importante verso l’integrazione di Rom e Sinti nel contesto sociale. Se non esiste un posto sicuro dove fermarsi, tutto il resto, lavoro, rapporti con l’amministrazione pubblica, istruzione dei bimbi, come può funzionare?

Ma secondo l’epidemiologo Lorenzo Monasta, dell’associazione “”OsservAzione””, in Italia c’è l’abitudine di costruire i campi troppo lontani dai centri abitati e spesso addirittura vicino e sopra alle discariche. Succede a Bolzano, dove il campo nomadi è stato lasciato “”provvisoriamente”” per dieci anni sulla vecchia discarica di Castel Firmiano, o come a Giugliano in Campania dove i campi rom si trovano nell’area della più grande discarica di rifiuti abusiva d’Europa. I risultati?

Si sono verificate nascite con gravi patologie, oltre ad una grave incidenza di malattie tumorali.

A Modena una delle microaree è stata posizionata in via Caruso, a 200 metri dalla ex discarica da poco chiusa, ma basta attraversare la strada e, ancor più a ridosso della collina d’immondizia, troviamo una vecchia casa colonica dove risiedono un numero imprecisato di famiglie nomadi, alcune accampate in roulotte.

La prima microarea si trova in una zona “”bassa””, che le piogge trasformano in acquitrino, tantè che al suo fianco, oltre la recinzione, esiste una importante zona perennemente umida e stagnante che ospita il passaggio e la nidificazione di pavoncelle, pettegole e i piccoli piro-piro, oltre agli immancabili aironi cinerini e garzette.

Se l’amministrazione punta all’integrazione programmata dei nomadi e al loro rispetto delle regole, oltre che al pagamento delle bollette, è troppo chiedere  una collocazione più igienica e meno malsana per questi Sinti o Rom che siano?

 

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