Rientrare o no nel PD?

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Il ragionamento, fondamentalmente, è che senza il Pd in Italia non esiste una forza con la massa critica minima per essere un punto di riferimento per l’elettorato. Di contro c’è chi lo ritiene ormai morto e sia necessario creare un soggetto nuovo.

 


Diversi amici (compagni?) riflettono sulla necessità di rientrare o di entrare nel Pd per dare il proprio contributo affinché esca dalle sabbie mobili nelle quali il suo vertice si dimena con lotte intestine, trascinando con sé il partito.

Il ragionamento, fondamentalmente, è che senza il Pd in Italia non esiste una forza con la massa critica minima per essere un punto di riferimento per l’elettorato. Di contro c’è chi lo ritiene ormai morto e sia necessario creare un soggetto nuovo.

A chi è uscito faccio e mi faccio due domande.

La prima: rispetto alla sbandata al centro di Renzi , il Pd è cambiato?

La seconda: l’incapacità di chi è uscito di creare una forza a sinistra del Pd coesa e credibile, invece di frammentarsi ulteriormente, non è forse un fallimento come è un fallimento la politica del Pd?

Tutto il fronte progressista deve porsi molte domande

Io credo che il Pd possa decidere se aprire la porta sentendone la necessità, perché non si tratta di conquistare sezioni e segreterie, né di rientrare con la cenere sulla testa, ma di riprendere un cammino su ciò che unisce. Nel frattempo sarebbe compito di chi è all’esterno ma nella stessa area progressista, continuare a testimoniare i valori della sinistra e cercare un rapporto territoriale con gli elettori e i cittadini.

 

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