Rieccoci

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C’è ancora qualcuno in ferie. Non è ancora il clima adatto per affrontare il nuovo autunno.Nel frattempo sciogliamo il torpore eventualmente accumulato

Sono passati nemmeno trenta giorni.

Sono volati, tra l’altro senza nulla di particolarmente importante da segnalare.

Confesso però che almeno  in tre occasioni ho avuto l’impulso di svegliare Bice.

Il primo caso a seguito della proposta di Bossi riguardante i dialetti che secondo il ministro dovrebbero diventare “materia scolastica.”

Addirittura secondo una notizia dell’ultima ora:

 ‘Un’edizione del tg regionale in dialetto ci starebbe bene. Magari in aggiunta delle edizioni gia’ esistenti’ dice Luca Zaia. Il ministro leghista dice di non vedervi ‘nulla di sacrilego’. (Ansa) – Roma, 24 Ago

Mi chiedo allora quale termine dialettale si userebbe in Emilia per  dire ad esempio molto-parecchio.

Mi pare che in tre province emiliane  ben quattro siano i modi dialettali diversi tra loro  di tradurre “molto”:  A botà- bomben (parmense) un much- di mondi (reggiano- modenese).

W l’Italia dei dialetti regionali! Ci torneremo mentre nel frattempo si accettano valutazioni in merito

Il secondo caso che mi aveva provocato negativamente erano state le letture dei commenti da parte di fedelissimi lettori di Libero (diretto ancora da V. Feltri) insultanti Barbara Berlusconi rea di “lesa maestà” (Talis mater , talis filia..)

Il terzo caso si riferiva ad un esecrabile episodio di cronaca modenese che vedeva protagonista “na povra dona” (con enfasi secondo il dialetto parmense) che aveva deliberatamente distrutto un crocifisso.

Per me era l’ esempio di degrado mentale della poveretta piuttosto che una dimostrazione dell’intolleranza islamica   che certi politici di prima fila della città volevano portare in primo piano

Una questione che una città con buon senso avrebbe risolto più con un salutare calcio nel sedere(sic) alla marocchina che portare un gesto così meschino all’onore della cronache come se si trattasse di un attentato degno di essere innalzato a dibattito sui nostri massimi sistemi.

Mi rendo conto che ognuno deve sentirsi libero di poter esprimere opinioni personali unitamente a dubbi su quel che ci viene semplicemente detto, suggerito , millantato o quotidianamente passato, trasmesso o teletrasmesso in modo anche sfacciatamente partigiano. Una libertà che ci è dovuta, ma si spera che se faccia uso ad una condizione:

che contemporaneamente, non si reagisca scompostamente con l’ incatenarci, con l’ autoblindarci in nostre facili, gratuite e del tutto altrettanto personali  fideistiche certezze con la pretesa di  farne una legge universale, come se si trattasse di dati scientifici. Invece trattasi, così facendo, di risposte alla non informazione con nostre disinformazioni!

Forse imboccare la strada della riflessione, possibilmente la più seria possibile, anche fatta in modo impietoso sui fatti e i misfatti del nostro paese, sulle nostre e altrui possibili pochezze sarebbe strada utile da percorrere per tutti.

Mi chiedo se questa ardua impresa, nel suo piccolo, Bice sarà capace di superarla .

Credo che rispondere “si, ma con l’aiuto di tanti”, non sia una ovvietà:

In questo numero di Bice il tema dominante , che traspare anche nelle pieghe di diversi articoli ,è il problema delle Carceri italiane.

Ho scelto di sbattere in prima pagina anche la lettera ai parlamentari modenesi a firma di Paola Cigarini alla quale vorrei chiedere…se in questa visita guidata che pr
opone c’è spazio per una piccola delegazione  di Bicenauti formata da coloro che hanno manifestato, scrivendolo a loro volta proprio su Bice, tutte le loro perplessità sull’argomento in questione?

Pongo questo quesito perché mi  pare che, da parte dei commentatori seriamente più motivati  nelle parti  sostanziali si dicano le stesse cose anche se appare l’esatto contrario!

Con più riflessioni e meno facili opinioni da parte dei più sono  certo che arriveremo ad una sintesi.

Ma quanto sono certo di questa possibilità? Di mondi, a bota’, un much, bombèn?

 

Il pregevole testo  di una vecchia canzone che ritroviamo ora nel repertorio di apprezzati cantanti scandisce mestamente che “col tempo tutto se ne va”.

 Nell’elenco delle  cose significative della nostra esistenza che il tempo , come un potente anestetico, riesce ad annullare o  a declassare in eventi di scarso rilievo  viene indicato il suo non farci ricordare le voci…”Della gente da poco e il loro sussurrare…”

Poco male , in fondo , dovrebbe procurarci “la gente da poco” perché di solito, quando viene individuata sappiamo come tenerla a debita distanza

Purtroppo a volte, nostro malgrado, alcuni tra questi “ da poco” li ritroviamo a ricoprire ruoli o  incarichi di responsabilità, a volte sono  in prima linea a dirigere le nostre città, le nostre scuole, le nostre istituzioni anche di altissimo livello.

Qui il problema si fa serio , perché si dimostra che le nostre istituzioni non sono dotate di anticorpi che in automatico sono in grado di espellere presenze non idonee .

Al contrario delle colonie intere di “gentaglia” possono riuscire a  moltiplicare la loro presenza in settori chiave del governo del nostro paese.

Ciò che maggiormente sconforta poi è la presenza di acritici portatori di consenso maligno  che nemmeno le guerre o gli eventi più terribili riesce a svegliare a bonificare a rinsavire.i duri e puri, gli irriducibili: la parte peggiore del paese in qualunque parte essi si  schierino.

Il fatto che queste cellule tumorali possano essere sia nelle compagini di destra che in quelle  di sinistra non è certamente consolatorio.

Ma i sani e vegeti , a questo punto, sono la maggioranza o la minoranza silenziosa?

Per chi è ben tornato dalle ferie., possiamo parlarne.

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