Ricordo testimonianza su Titti Brugnoli

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Titti Brugnoli, uomo poliedrico, unico ed irripetibile, innamorato del “Club La Meridiana”, come  della sua famiglia. Assiduo lettore del nostro periodico online                     

                                                                

Il motto dell’Ordine francescano dai tempi di Innocenzo III (“ricordare con gratitudine il passato, vivere con passione il presente e aprirsi con fiducia al futuro”) come lo scrittore argentino Jorge Luis Borges , o il nostro Indro Montanelli (“un Paese che  ignora il proprio ieri, non può avere un domani”) ci confermano che “l’uomo è fatto, in gran parte, dalla sua memoria” e vive, oltre la vita, nella memoria, nel ricordo degli altri. Così da raggiungere “l’immortalità”, come persona e per i fatti, le azioni e realizzazioni perseguite.  Così Gian Luigi Brugnoli,  Titti per gli amici, è ancora tra noi. Nel ricordo di tutti coloro che lo hanno incontrato e conosciuto. Un necrologio, lo ha ricordato come “uomo simpatico, esuberante, dall’entusiasmo un po’ folle e dal suo essere immancabilmente per bene”. Un altro, lo ha ricordato nella sua poliedricità di uomo “simpatico, esuberante, sempre entusiasta nelle sue iniziative umanitarie, impeccabile nei comportamenti”. Mutuando  la fede cattolica (e Brugnoli è stato sempre un innamorato della fede in Cristo e dei suoi dogmi) ed anche Luigi Pirandello, è stato uno e trino, ha incarnato la filosofia di vita dell’uno, due, tre, centomila diversi aspetti e comportamenti. Era conosciuto come  il Maestro. Infatti, ha cominciato, nel 1955, come insegnante elementare, nel nostro Appennino (dove ha conosciuto la dolce, paziente Edda, Lilli per lui, che lo ha assistito, con un comportamento eroico, anche negli ultimi periodi della vita. A Lilli, faceva sempre dedicare i libri degli autori, via via presenti al “Club La Meridiana”). Poi, seguendo la sua vocazione al servizio degli altri, è stato colonna portante del Patronato Scolastico, spaziando dall’ideazione alla gestione-promozione di iniziative sociali e culturali, come l’offerta della refezione scolastica e di viaggi culturali e professionali, sempre all’insegna della più corretta e “cattolica”  educazione e formazione dei giovani. Come educatore e maestro di vita, ha anche creato (con Giuseppe Panini) e gestito, a Modena,  il primo Liceo linguistico privato, il “Mercurio”. Ha creato e gestito , presso i conventi e le parrocchie di tutta Italia, centinaia di scuole cattoliche private, quelle della famosa “Fidae-Federazione Istituti Attività Educative”  primo portale nel nostro Paese di Scuole Cattoliche Paritarie. Sempre, con l’obiettivo primario di favorire  il business con  la formazione e maturazione dei giovani e (anticipando i tempi) l’insegnamento delle lingue, per un mondo che si avviava verso la globalizzazione.          

Tra i suoi interessi, c’era anche lo sport. O meglio, l’amore , quasi ossessivo, per il “Modena Calcio”. Passione ereditata dal padre Romano , che è stato dirigente della squadra cittadina, è stato un ottimo Maestro (Franco Fontana lo ha avuto come insegnante: nella sua autobiografia di prossima pubblicazione, lo ricorda come eccellente educatore e come eroico combattente per la Patria, nella “Seconda Guerra mondiale”). La passione per il “suo” Modena, ha portato Titti Brugnoli ad essere sempre presente allo stadio, ad ospitare, per anni, i dirigenti, i tecnici e i calciatori della sua squadra al “Club La Meridiana”, per la conferenza-stampa annuale di presentazione della Società e dell’intera compagine sportiva. Per il suo “Modena”, si è impegnato anche nella “famosa” campagna di “azionariato popolare”. Da affabulatore impareggiabile, vulcanico, ha convinto decine di suoi concittadini ad investire (anche finanziariamente) nella squadra di calcio.                                                                                                                    

Ma i grandi, costanti amori di Titti Brugnoli sono stati per  l’ “Unicef” e per il “Club La Meridiana”. Al pari, per intensità e continuità, all’amore per la famiglia, per la dolce e paziente moglie Lilli, per le figlie, Daniela (imprenditrice di successo, in Messico) e Francesca ( che Titti voleva ereditasse la sua passione per l’ “Unicef” e per il “Premio Ragno d’Oro pro-Unicef”), per gli adorati nipotini Diego e Diana.                     

Fino all’ultimo, con l’ottimismo e  l’entusiasmo  che lo contraddistinguevano , Titti ha creduto , si è speso con amore per il “Ragno d’Oro pro-Unicef” e per il suo “Club La Meridiana”.                                           

 Il Premio, nato nel 1956, nell’allora dancing “Piccolo Eden” di Piazza Matteotti, per 58 anni, ha premiato i “modenesi di  nascita o per adozione, che hanno reso onore a Modena, in Italia o all’estero”. E ancora, ai primi di ottobre, Titti progettava la 59.ma edizione del “Premio Ragno d’Oro pro-Unicef”, per il mese di marzo 2015. Perché il “Premio” è stato e può ancora essere fondamentale per informare , sensibilizzare  i modenesi (e raccogliere risorse finanziarie) a favore delle meritorie attività dell’Unicef.                                       

Per ultimo (ma non  per ultima, ma piuttosto come si dice “dulcis in fundo”) ricordo, la sua passione ( a volte, maniacale, ossessiva, da innamorato “cotto”)  per il “Club La Meridiana”, per la sua vita e le sue attività. Ricordo due momenti,  in particolare: le assemblee per le elezioni dei nuovi Consigli direttivi. Ritornava fuori il Brugnoli politico, quando, in una Modena tutta a sinistra, egemonizzata dall’allora Partito Comunista, faceva i comizi nelle Piazze (a Nonantola, una volta, c’era solo il Brigadiere dei Carabinieri, in servizio. I cittadini, aggiungeva Titti, stavano ad ascoltare, in incognito, dietro le loro persiane di casa), e partecipava alle diverse, infuocate discussioni politiche (erano i tempi delle ideologie imperanti, contrapposte), sostenendo la sua “Democrazia Cristiana” di Carra e Gorrieri (quando i fratelli Giovanardi, ricordava, facevano ancora gli “attacchini” dei manifesti elettorali). Ricordo, in proposito, lo scrittore Roberto Gervaso che, dopo una sua conferenza al “Club La Meridiana”, in amicizia, disse a Brugnoli: “ le promesse, in politica, si possono anche non mantenere, ma bisogna saperle fare bene”.                       

Titti era (è stato fino all’ultimo) un entusiasta, convincente intrattenitore-affabulatore. Non soltanto sui palchi dei comizi, né sul palco degli incontri con gli Autori , al “Club La Meridiana”.  Nel periodo in cui è stato Vice-Presidente del “Club”, per un’ottantina di incontri (dei 506 dal sottoscritto organizzati e condotti), era felice di salire sul palco e porgere il benvenuto allo scrittore-giornalista di turno, presentandolo. Mai ha rispettato i cinque minuti di tempo. Sempre si è allargato e, ai miei inviti a “tagliarla corta”, sorrideva,  con intelligenza e, in modo sornione, continuava a parlare. Poi, “esondava”, a fine incontro. Anche perché è sempre stato un “tiratardi”. Così costringeva noi e alcuni “ospiti Meridiana” a lunghe, vivaci chiacchierate, fino a notte fonda. I suoi preferiti sono stati Alberto Angela, Enzo Biagi, Indro Montanelli, il Cardinale Ersilio Tonini e Sergio Zavoli.  Soprattutto, il Presidente Giulio Andreotti, che “idolatrava”. Da “vecchio” irriducibile “democristiano”. Al punto che, nel febbraio 2007, dopo avermi chiesto con quale treno ad alta velocità il Senatore Andreotti sarebbe partito da Roma (gli feci vedere copia dei biglietti con indi
cati anche posto e carrozza) , è sparito per due giorni. Per  rifarsi vivo, alle 15,30 del giorno di arrivo del Presidente Andreotti. Sul cellulare, mi telefonò , disperato, per dirmi che Giulio Andreotti non era salito sul treno, a Roma Termini. Per aggiungere, poi, “ero a Roma. Ho preso il posto a fianco a quello prenotato per il Presidente Andreotti, per la sua segretaria Lina Vido e per i due Sottufficiali dei Carabinieri  ( anche quando era inquisito a Palermo e a Perugia, la gloriosa Arma-  che celebra , nel 2014, i 200 anni di vita al servizio della gente, “fedeli nei secoli”- , non ha mai abbandonato Andreotti. A turno, risultando in ferie, come volontari, due Sottufficiali accompagnavano e scortavano il loro Presidente, nei suoi viaggi, a Modena, al “Club La Meridiana”)  Mia risposta (tra l’ “incazzatura” e il divertito. Era sempre disarmante, Brugnoli. Non ci si poteva arrabbiare con lui) “Titti sei suonato. Il treno parte alle sedici. Vedrai che arriva.  Subito dopo, ho telefonato alla segretaria di Andreotti, alla dottoressa Lina Vido, per avvertire che Brugnoli li stava aspettando. Aggiungendo, “è bravissimo, entusiasta, è innamorato del Presidente Andreotti. Ma Brugnoli va preso a piccole dosi” . Ho poi saputo che, per quasi un’ora, Brugnoli ha intrattenuto il Presidente Andreotti, spaziando dal “Club La Meridiana”, ai libri che avremmo presentato (“1948. L’anno dello scampato pericolo” e “1949. L’anno del Patto Atlantico”) , alla “vecchia D.C.”, all’ “Unicef”, alle sue  scuole “ Fidae” (poi, ultimamente, cedute alla famiglia Beretta di Brescia, quelli delle armi e munizioni). Dopo un’ora, il Presidente Andreotti ha chiesto, correttamente, di potere chiudere gli occhi e riposare E Brugnoli, imperterrito, ha cominciato a leggere i giornali che si era portato con sé. Tra questi il nostro periodico online “dabicesidice”, che leggeva sempre, con interesse.  Quel viaggio è stato, più volte, ricordato dall’entusiasta, esuberante Titti Brugnoli.                                                                          

 Ci mancherà. Ma voglio ricordarlo con affetto e gratitudine, per i suoi amori, per le sue realizzazioni, al limite del sogno e della follia,  del realismo magico proprio di molti scrittori del nostro territorio.  Desidero ricordarlo per come è stato, come ha vissuto e per tutto ciò che ci ha regalato.                     

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