Ricordi dal mondo

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Ernest Hemingway probabilmente per ogni episodio qui raccontato avrebbe romanzato un intero libro, ma l’estensore di queste memorie era essenzialmente un venditore per l’estero nel campo della ceramica, abilità che invece era sconosciuta all’autore de “”il vecchio e il mare””. Crediamo perciò che grazie a questa sua vasta esperienza acquisita, girando per il mondo, possa essere il punto di riferimento della nuova rubrica “” Notizie dal mondo”” che a breve apriremo per conoscere particolari che il vostro agente di viaggio non è tenuto a conoscere. Questa che segue è una serie di ricordi ….

 

Era il lontano Novembre del 1969.

Potrebbe sembrare la prima frase di un libro che ci parla di storia recente.

A me ricorda,invece,una bellissima favola del tutto personale e di cui voglio farvi partecipi curiosando fra tanti episodi che mi appartengono.

Momenti felici,episodi di vita vissuta,attimi drammatici.

O semplicemente sensazioni indescrivibili per coloro che,come me,non sono stati così fortunati da poterle vivere e raccontare.

Era il lontano Novembre 1969 ed a bordo di un aereo diretto a Bruxelles ricevevo il mio battesimo dell’aria.

Il mio primo viaggio all’estero. Là,al di sopra delle nuvole,guardavo sotto e,riflettendo,mi chiedevo quante altre volte avrei vissuto negli anni a venire la stessa emozione. Se avessi potuto leggere, in quel momento ,dentro ad una sfera di cristallo mi sarei reso subito conto di come ben presto sarei diventato un vero cittadino del mondo. Un uomo più che curioso e che in breve si sarebbe confrontato anche con avvenimenti dirompenti e drammatici. Già nel susseguente 1971 ebbi occasione di sperimentare la follia dell’uomo. Mi trovavo in missione di lavoro all’estero. Era il mese di Settembre. Visitavo potenziali clienti in quel di Amman in Giordania. Da giorni si susseguivano manifestazioni di piazza contro il Re.Un pomeriggio,improvvisamente,risuonarono secchi colpi di mitragliatrice e scoppi di bombe da mortaio per le strade del regno Ashemita. I Palestinesi,che da quel giorno diedero forma  ai gruppi dei Fedayn,insorgevano contro l’esercito e le guardie scelte. In breve diedero vita a quel bagno di sangue che in tutto il mondo è ricordato come Settembre Nero. Mi rifugiai in albergo mentre fuori scoppiava il finimondo. Ovunque morti e feriti. Nei campi Palestinesi e per le strade di Amman. Le due fazioni si affrontavano violentemente con attacchi all’arma bianca. Molti  furono coloro che vidi morire sgozzati con la gola tagliata. Approfittando di un momento di calma apparente la Croce Rossa organizzò un convoglio di stranieri evacuandoci via terra sino a Damasco in Siria. Al recente battesimo dell’aria  era susseguito  quello del fuoco.

Ed il termine ci stava tutto. Venne il 1972 quando l’azienda di Sassuolo per cui lavoravo mi sottopose un progetto.

Un folle studio di marketing e promozione ma che susseguentemente risultò essere vincente. L’export in quegli anni era del tutto embrionale. Ci si sforzava,si inventava,si proponeva,si instauravano rapporti d’affari nel panorama economico degli anni ’70. Nacque una idea che per quei tempi fu considerata  azzardata e per la quale occorreva un folle che la portasse a compimento. La Direzione acquisto una Campagnola Fiat simile a quelle usate dall’Esercito Italiano.La modificammo e l’attrezzammo a mezzo promozionale ed a sala mostra itinerante. Quando fu pronta fu spedita via mare a Dakar in Senegal. Dove,susseguentemente,io “”il folle”” la recuperai e cominciai a visitare via terra tantissimi potenziali importatori Africani disseminati in 32 diverse nazioni. Intrapresi un lunghissimo viaggio della durata di 10 mesi. Da solo. Sorretto solamente dal mio desiderio di riuscire nell’ impresa. Un lungo periplo dell’Africa che mi portò,giorno dopo giorno,giù sino a Città del Capo in Sud Africa. Risalendo poi la costa orientale sino a l’Asmara in Etiopia dove il viaggio ebbe termine.

Migliaia di chilometri attraversando strade più o meno normali,sterrati,piste,ponti pericolanti,paludi,savana e deserto.

Altro che Parigi-Dakar ! Tutto senza assistenza tecnica. Solamente con il supporto dell’incoscienza,della speranza e della fortuna. Mi accadde di tutto e di più. Ricordo quella volta che in mezzo ad una foresta del Ghana rimasi impantanato con il fango sino alle portiere dell’auto. Fui tratto fuori  da un traino di buoi e dalle spinte di una decina di volonterosi di un vicino villaggio. Come compenso mi chiesero tutti gli abiti che avevo in valigia. Mi dissero “”qui i soldi ,in piena foresta, sono solamente pezzi di carta””. Appresi molto da quelle parole. Mi aiutarono in tanti. Sempre e comunque con un sorriso. Furono  per me  grandi lezione di vita  e da cui imparai il rispetto “”delle genti””. Indipendentemente dal colore della pelle o dalla religione professata. L’anno seguente intrapresi il mio primo viaggio in Sud America e giunsi fino in Cile. Quella nazione era scossa da tempo da manifestazioni contro il governo dell’allora Presidente Salvador Allende. Giovane ed incosciente,ma anche curioso,mi mescolavo alla gente cercando di meglio capire che cosa stesse accadendo. Lo compresi di lì a poco. Mi trovai per caso nella piazza del Palacio de la Moneda e vissi in prima persona il bombardamento da parte dell’aviazione sul palazzo del Presidente. Fu il famoso “”golpe”” militare del Generale Pinochet. Fui nuovamente fortunato e ne uscii incolume. Abbandonai ciò che non era indispensabile e dopo due giorni di autobus guadagnai la frontiera argentina per ritornare susseguentemente a casa. Passarono alcuni anni e nessun altro avvenimento drammatico sconvolse la mia vita di viaggiatore. Sino ad  un giorno del 1976. Ero all’interno di un albergo di Guatemala City. Tutto cominciò a ballare nella stanza in un  frenetico moto ondulatorio e sussultorio. L’albergo resistette abbastanza bene, essendo di recente costruzione ,ma quel terremoto causò 22.000 morti in tutto il Guatemala. Dovunque scene di distruzione e morte. Rimasi bloccato una intera settimana imbarcandomi poi su un aereo militare   C 130 che mi trasferì a Guadalajara in Messico. Ho ancora negli occhi lo scempio che vidi al momento del decollo. Una città quasi completamente rasa al suolo. Non esistono parole per darne una idea. Avevo sino ad allora sperimentato le follie dell’
uomo e la forza della natura, Che  però si manifestò nuovamente,nella sua forma più matrigna,ben tredici anni dopo. Ero nell’isola di St.Marteen ai Caraibi. Fummo investiti dall’uragano Hugo. Con la sua potenza di scala quattro si presentò nella sua veste più distruttiva. Il tetto del mio Hotel letteralmente esplose per la furia del vento che soffiava a 250 chilometri l’ora. Fu invaso dall’acqua e ricordo che cercavamo di recuperare quanto possibile camminando con l’acqua alta fino alla cintola. Ben poco era rimasto in piedi in quello sfacelo. Sperimentai susseguentemente la furia dell’uragano Andrew durante una permanenza alle Bahamas. Fortunatamente meno violento del precedente ma ancor più devastante quando giunse sopra Miami. Il Dio Nettuno mi teneva però in serbo per il futuro un’altra sorpresa. Per un’altra azienda del comprensorio di Sassuolo avevamo studiato un viaggio promozionale nelle diverse isole dei Carabi Era il 1994. Utilizzando una barca a vela di 22 metri avremmo visitato tutte le isole presentando nei vari Yacht Clubs i nostri prodotti. Una operazione di marketing eccezzionale ma che,usando letteralmente il termine della parola,naufragò. Dopo le prime due soste alle Bahams ed alle Isole Cayman,di notte,con vento fotissimo ed un mare da far paura perdemmo la rotta. Il nostro veliero si schiantò sulle scogliere della vicina Kingston in Giamaica. Quello che era sotto andò di sopra e viceversa. Lanciammo il classico””si salvi chi può”” e con la forza della disperazione nuotammo sino a riva. La barca si spanciò poi sulla scogliera. Ma le vicende all’adrenalina non erano finite qui. Lo scoppio di una autobomba nel parcheggiò del mio hotel di Bogotà in Colombia mi fece capire che cosa fosse il terrorismo. Un atterraggio di emergenza con tanto di schiuma sulla pista dell’aeroporto di Los Angeles mi  segnalò che qualche  Santo mi teneva sotto  protezione. Un pestaggio e susseguente rapina ,da parte di delinquenti di strada ,in quel di Manila nelle Filippine mi insegnò come restare sempre vigile ed attento  nelle  situazioni a rischio.

Di certo,a parte i momenti drammatici,non sono mancati quelli curiosi. Mi sovvengo di una cena svoltasi nel deserto insieme ad importanti clienti di Ryadh in Arabia Saudita. Fu organizzata  sotto tende beduine alla luce di fiaccole ed al suono di musica tradizionale. Rigorosamente tutti uomini. Mi regalarono uno dei loro abiti tipici e mi sedetti sulla sabbia con loro. Tutti in circolo davanti ad un piatto contenente un enorme montone arrosto. Il pranzo non prevedeva posate di alcun tipo e si cenava usando solamente le mani. Mi rivelai un vero imbranato. Appallottolavo riso con yoghurt e schizzavo me stesso ed i convitati vicini. Il culmine della serata e del mio imbarazzo giunse quando mi offrirono il pezzo  di carne riservato all’ospite. Mohamed si tolse un coltellaccio dalla cintura e con una rapido gesto estrasse un occhio dal cranio del montone. Ricordo ancora il suo sorriso beffardo e di sfida con i suoi bianchissimi denti contornati da baffi e barba nerissima. Quel “”For you my friend”” mi fece torcere le budella. L’occhione mi guardava dal palmo della sua  mano come se fosse una olivona vivente. Lo presi e lo inghiottii di colpo.Cosa non si fa per gli affari! Ricordo un altro pranzo fra gli Indios Hipo della Amazzonia. Il menù non era certo quello della trattoria di Ermes. Pesci Piranhas al cartoccio,pappagalli arrostiti,carne di tapiro ed un tipo di scimmia alla brace catturata con un sapiente colpo di cerbottana. In occasione dei miei viaggi mi sono ritrovato a mangiare di tutto. Coccodrillo in Gabon,pipistrelli nel Borneo,serpenti ed oloturie di mare in Cina,insetti in Thailandia. I più improbabili uccelli e roditori. Le più diverse varietà di frutti,bacche,tuberi e radici.

Ho frequentato Hotels lussuosi in tutto il mondo sino alle più indecenti stamberghe del Nepal,Tibet,Burundi e Pakistan.

I ricordi sono ancora tanti. Mi ritorna alla mente quando nel 1977 all’aeroporto di Douala in Camerun venni considerato “”persona non grata”” in quanto sul passaporto avevo stampigliato il visto del Sud Africa. A quel tempo il governo di Pretoria era nel pieno periodo dell’ Apartheid ed il futuro presidente Nelson Mandela era  ancora  incarcerato. Venni espulso e caricato sul primo aereo che ripartiva dal Camerun. Prima però restai nella zona di transito,seduto di una sedia,per sette ore guardato a vista da due militari che imbracciavano due mitragliatori da spavento. Ricordo poi il senso di angoscia e tristezza quando visitai le Isole Marianne e sostai prima a Truk e poi a Yap e Saipan. In quest’ultima esistono ancora residuati bellici mantenuti come  monumenti alla memoria. Cannoni,aerei, mezzi anfibi,carri armati utilizzati in quegli scontri sanguinosi svoltisi in occasione della seconda guerra mondiale fra Americani e Giapponesi. Agghiacciante la targa che ricorda le centinaia di civili giapponesi che preferirono  suicidarsi gettandosi in mare dalle alte rocce delle scogliere di Saipan piuttosto che cadere prigionieri delle forze americane. Anche le situazioni metereologiche più diverse ed estreme sono state da me provate. Grande caldo ma qualche volta anche grande freddo. Ad Ilulissat in Groenlandia ero vicinissimo al circolo polare artico. Toccammo i 27 gradi sotto zero. Avevo intrapreso una lunga escursione in slitta con un traino di 12 cani Siberian Huskies. Fummo investiti da una tormenta di vento e ghiaccio. Riparammo in un rifugio di cacciatori eschimesi che ci offrirono di spartire con noi le loro povere cose. Un giaciglio dove ci ammonticchiammo in dieci alla luce di lampade alimentate da grasso di foca. Ci offrirono parte delle loro riserve di cibo.  Pesci crudi ed affumicati,carne di foca e zuppa di grasso d’orso bianco. Potrei continuare ancora per lungo tempo. Non posso però dimenticare gli incredibili tramonti della Monument Valley in Arizona fra gli indiani Navajo o le aurore boreali delle isole Svalbard. Il silenzio del deserto del Gobi in Mongolia o le rovine del periodo Kmer  ad  Angkor Vat in Cambogia.

Voglio però soffermarmi un attimo sull’isola di Pasqua. Un luogo magico e che i locali identificano come “”L’ombelico del mondo””. Chi non c’è stato non può capire. Dispersa al centro dell’Oceano Pacifico. Lontana e dimenticata in una dimensione senza tempo e senza spazio. Con le sue enigmatiche statue ed i suoi vulcani spenti.  Un luogo dove il mistico ed il paranormale ti confondono e ti pervadono. Un’altro dei miei sogni di bambini si realizzava  all’interno della mia favola di grande viaggiatore. Vi sono ritornato altre due volte e lì ho finalmente dato a me stesso risposte che ricercavo da tempo. Un altro viaggio, e che ho ripetuto per altre tre volte, ma nella direzione opposta fu quello a Papua Nuova Guinea.

Terra di riti ancestrali,cerimonie animistiche e sciamaniche. Un balzo indietro nel tempo quasi sino all’età della pietra. Che ricordi degli “”Uomini Fango””,degli “”Huli”” con i loro copricapi fatti con le s
gargianti piume dell’uccello del paradiso od i cappelli con la pelliccia del puzzolente Opossum ! La favola che vorrei continuare a raccontare potrebbe essere molto molto più lunga. Alcuni numeri possono darne una idea. 188 nazioni visitate,37 passaporti completamente usurati e  quasi 27.000 ore di volo in 35 anni la dicono lunga. Ora,da pensionato,trascorro un poco del mio tempo in Piazza Grande rivedendo tanti amici che non frequentavo più in quegli anni frenetici. Mi guardo intorno e mi riapproprio di quegli angoli di Modena che sono,per me, rimasti confusi e nebbiosi  per lungo,troppo tempo. Ma vorrei che questi angoli fossero  bellissimi come tanti che ho potuto apprezzare a Singapore,New York,Barcellona o Miami

Vorrei  dividere con tutti  le mie esperienze,i miei ricordi ed il mio poco sapere. Se fossi un mago vorrei che la mia città  potesse diventare davvero l’ombelico del mondo. La mia favola di grande viaggiatore è giunta all’ultima pagina  e si può leggere la parola fine. Ma finito un libro se ne scrive un altro.

Modena città futura,bella visione di un mondo che abbiamo perso tra le pagine del tempo passato dove sei ? Parliamone in Piazza grande. Insieme a voi che leggete uniamo le esperienze comuni per scrivere una favola che parli di casa nostra e che diventi una  magnifica realtà.

 

 

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