Rettifiche e congratulazioni.

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Anche Ugolino, ma come possa accadere non è dato sapere, si trova qualche volta dei fastidiosi sassolini in una scarpa, che ovviamente si toglie

Chiedo scusa per il disturbo” s’intitolava l’articolo che ho dedicato alla vicenda di Rolando Rivi. Ho letto sulla stampa locale alcune dichiarazioni ove si ipotizza un presunto tentativo di screditare in toto la lotta partigiana. Non so se fossero riferite al mio articolo, ma poco importa.

Generalmente non mi curo di simili fandonie, tuttavia, poiché questa volta qualcosa di vero c’è in quelle dichiarazioni, puntualizzerò a mia volta alcuni aspetti.

Di vero c’è anzitutto la consolidata e arrogante pretensiosità di attribuire l’unica etichetta di “comunista” a tutta la lotta partigiana.

Di vero c’è anche un’altra affermazione: coloro che compirono quel delitto sono definiti “delinquenti”. Il termine “delinquenti” è considerevolmente riduttivo, ma ci possiamo accontentare: non si può pretendere di più.

Tuttavia, il fatto inconfutabile, fatto che rimane tale nonostante sia stato definito “narrazione romanzata” nel goffo tentativo di sottacere la verità, è che quei tali “eroi” furono “delinquenti” comunisti. Quell’aggettivo oggi è un po’ fastidioso, seccante, lo possiamo comprendere; tuttavia quegli “eroici” combattenti, inclini ad uccidere indiscriminatamente gli odiati avversari, furono solo ed inesorabilmente comunisti: il marxismo era la loro ideologia, quello era il loro credo, quella la loro bandiera, essi erano animati, come molti altri loro compagni di “eroismo”, da un odio viscerale e cieco verso la Chiesa cattolica, i suoi appartenenti e verso tutti coloro che non manifestavano simpatia verso il comunismo. Coloro che conoscono la Storia di quegli anni lo sanno molto bene.

Risulta, a coloro che ricorrono ai banali, triti ed ormai decomposti luoghi comuni (“narrazioni romanzate” e “uso politico della memoria”), che Rolando Rivi non fu l’unico fra gli appartenenti alla Chiesa cattolica ad essere barbaramente, ignobilmente trucidato? Risulta anche a costoro che non fu il solo, oppure essi ritengono che quel centinaio (o forse più) di religiosi innocenti, colpevoli solo di portare la tonaca, fu biecamente assassinato dagli odiati Americani? O credono che furono i partigiani democristiani a massacrarli?

Casualmente la pubblicazione di codesto articolo ha coinciso con un’altra “eroica” pagina di storia del comunismo: l’orrore delle foibe. Ma questa è un’altra storia.

Anzi, è l’altra Storia, quella autentica, sapientemente occultata e taciuta per decenni ovunque: nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle piazze, nelle vie, nei cosiddetti “documentari storici”, nel film, nei teatri, nei libri, nei giornali, grazie alla più laida, fetida e abietta ipocrisia. Però occorre riconoscere che in quest’arte il comunismo ha saputo eccellere, e ancora eccelle.

Ma sono convinto che verrà il tempo delle rettifiche e la Verità storica non potrà più essere sottaciuta e celata.

Cambio decisamente argomento ed esprimo congratulazioni sentite e sincere all’attento (si fa per dire) commentatore che, accecato dall’ira funesta nei confronti di chi scrive e di tutto ciò che non è comunista, è montato in cattedra (si fa per dire) ed ha iniziato la consueta invettiva nei confronti di un’altra redattrice[1], pensando di potere impartire anche a lei la consueta lezioncina a buon mercato che propina a man salva. Peccato che il “commentucolo” a cui credeva di riferirsi fosse rivolto a tutt’altro e connesso a tutt’altra persona.

Il fatto più divertente è che, incurante delle aspre e giustificate rampogne dell’autrice e impermeabile al ridicolo di cui si è coperto, ha proseguito imperterrito a scrivere il solito fastello di ciarpame ed ha ignorato volutamente i dati di fatto oggettivi nonché le definizioni e le sostanziali differenze esistenti fra la “morte cerebrale”, il “coma profondo” e lo “stato vegetativo persistente” fornite dagli organismi competenti. Poi, comme d’habitude, ha distorto scientemente i termini tecnici (basterebbe quell’”irreversibile” che invece è “persistente”, per screditare tutto l’insieme), al solo fine di far apparire solidi i suoi eterei, svolazzanti teoremi.

Tutto ciò, tuttavia, come quasi sempre accade anche negli eventi più disdicevoli, ha un risvolto positivo, perché mi offre la possibilità di far conoscere vicende analoghe a quella di Eluana.

Ci sono stati casi, del tutto sottaciuti o segnalati in sordina dai mezzi di comunicazione, che dimostrano, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto aberrante sia stata la glaciale determinazione sia del futuro candidato allo scranno in Parlamento, sia di tutti coloro che hanno condiviso con lui la responsabilità dell’omicidio premeditato e caparbiamente voluto.

Il signore in questione, dopo avere impartito l’ordine di compiere l’empio omicidio della figlia con una “procedura” che, lo ripeto ancora una volta, se applicata ad una cagna sarebbe punita con un anno di reclusione, osa definire “una barbarie” il disegno di legge tendente a impedire che in futuro obbrobri simili a quello che egli stesso ha commesso possano ancora accadere.

Complimenti e congratulazioni anche al futuro “onorevole”. De hoc satis dictum est.[2]

I casi analoghi non sono ovviamente solo limitati ai tre che riporto: ve ne sono altri documentati e documentabili che non sono assurti agli onori della cronaca e ve ne sono altri ancora che non sono stati resi noti. Questi ultimi sono più numerosi di quanto non si creda.

Ecco dunque le tre vicende: le segnalo affinché si possano soppesare per trarne le debite conclusioni.

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=8O44A

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=326538

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=326540

Dovrebbe essere sufficiente una sola delle tre vicende che ho citato per sgretolare la sicumera[3] dei fautori della nefanda, spietata mostruosità perpetrata nei confronti di Eluana, ma com’è inevitabile ed ovvio, coloro che ragionano (si fa per dire) a senso unico troveranno ancora una volta scusanti, giustificazioni, e si proveranno, come di consueto, a negare l’evidenza ed a mistificare la realtà.

I loro girotondi sarebbero motivo d’un grand amusement, meritevoli di altrettanto grandi congratulazioni per le risate che provocano, se non si trattasse di casi tanto tragicamente dolorosi.

A proposito di grand amusement, prima di concludere desidero complimentarmi anche con l’autore del superbo “sconcuassare[4], un fiorellino ortografico che non leggevo da tempo.

 


[1] Mi riferisco all’articolo “Un poco di rispetto per la logica e per Eluana” di Chiara Mente, apparso in Agorà ed ai commenti del Signor Massimo Cavallini del 15 e 16 febbraio al medesimo articolo. http://www.dabicesidice.it/agora/index.asp?ID=1478

[2] Di costui s’è detto quanto basta. [L. A. SenecaeDe ira Liber II – XXXI  (di ciò ho parlato abbastanza)]

[3] Mai, come in questo caso, il termine fu etimologicamente più appropriato.

[4] Commento “R:R: Satanico complotto” di Emmeci del 14-02-2009 3.35. http://www.dabicesidice.it/agora/index.asp?ID=1477

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