Reticente e recalcitrante

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""Ogni domanda posta, e ogni risposta data, rappresentano un contributo all’informazione, cui i cittadini hanno diritto.""
art.di A.Z.

Non vivo nella stratosfera, pertanto mi è impossibile ignorare la manifestazione oceanica del 13 febbraio a tutela della dignità femminile. La registro come evento, dissociandomi da essa, in totale condivisione con l’articolo di Elvira Gazzotti, rifiutando paternalismi e strumentalizzazioni.

La mia dignità, se lorsignori e lorsignore permettono, non la baratto con le  connotazioni ideologiche e men che meno con i patrocinii politici di chicchessia.

La dignità cerco di difenderla rispettando gli altri e me stessa. Dignità, per me,  è compiere il proprio dovere senza bisogno di sollecitazioni e ordini. Dignità, per me, è trovare gratificazione professionale senza ledere o danneggiare i colleghi. Dignità, per me, è concedere le  proprie grazie non per interesse, non per denaro, non per acquisire potere.

Convinzioni e pensieri comuni a  tutti i milioni di donne che, indipendentemente dal colore politico, hanno rifiutato di essere strumentalizzate, non aderendo a questa manifestazione, della quale forse non c’era bisogno, mentre c’è bisogno, e anche molto, che si usi dignità nel trattare il genere femminile, rispettandolo veramente e non con vuote parole, in slogan irricevibili.

E, a questo proposito, dignità, per me,  è essere capaci di manifestare le proprie idee, all’interno di un partito, di un posto di lavoro, di un nucleo familiare, di una cerchia di amici, senza prepotenza, senza prevaricazione, senza offesa…ma, soprattutto, senza servilismo, senza piaggeria, senza timore di essere mal giudicate.

Anche se, purtroppo, si verrà giudicate sommariamente.

La mia dignità la difendo anche  prendendo le distanze dal Ministro della Difesa, che mi rappresenta in quanto cittadina italiana, ma che soprattutto rappresenta e, ahimé, decide, le sorti dei nostri soldati.

Il fatto che sia un simpatico interista, che sia stato un simpatico colonnello in AN,che sia un simpatico appartenente al PdL, e che , da qualche tempo,  sia un simpatico Ministro  della Difesa  p.g.r., non vale il prezzo della mia dignità e devo potergli dire che mi vergogno di lui.

Uscirsene con uno sguaiato e incredibile  “lo chieda a sua sorella” quando il giornalista gli fa una domanda sui fatti di Arcore, appartiene evidentemente allo stile e alla cultura dei “quattro amici al bar”, dei vitelloni di felliniana memoria e,  in generale,  degli zoticoni italioti, che, a parte le loro, di sorelle, (e di madri, di figlie, di mogli e di amichette in carica) ritengono prostitute squilibrate tutte le altre.

Ma non dovrebbe appartenere allo stile e alla cultura del ministro, rimasto, forse, un po’ indietro, a quando frasi becere come queste erano definite, seppure molto superficialmente,  “linguaggio da caserma”.

Quando, soprattutto oggi, quelli che in caserma ci sono, a compiere il proprio dovere, sono tutti professionisti, che parlano almeno una lingua straniera, che rispettano le colleghe donne, che conoscono la strategia militare, e anche l’educazione, evidentemente,meglio del Ministro.

Perchè, oltre a quell’indecente  “lo chieda a sua sorella”,  un Ministro della Repubblica non dovrebbe permettersi di prendere a calci, scalciando come un mulo recalcitrante, un giornalista che gli fa una domanda, se gli sta antipatico. [1]

Anche a me Formigli sta simpatico come una zanzara sulla palpebra, ma trovo inaccettabile che lo si prenda a calci.

Bastava non rispondere.

Anche se, fra i doveri di chi ricopre una carica pubblica, secondo me, c’è anche il dovere preciso di rispondere civilmente a tutte le domande, non solo a quelle comode e preconfezionate di giornalisti “amici” o simpatici. Ogni domanda, e ogni risposta, rappresentano  un contributo  all’informazione, cui i cittadini hanno diritto. I nostri soldati, in Patria e nelle missioni di pace all’estero, meritano di essere guidati e rappresentati da qualcuno che mostri di conoscere, oltre ai doveri del suo dicastero, anche la civiltà dei modi e dei termini.

Non meritano un ministro reticente e recalcitrante.

E pure villanzone.

 

A.Z.

 

 


[1] Video di Adnkronos , che inserisco soprattutto per la redazione de il Giornale, che ne è sprovvista, come sostiene Francesco Maria Del Vigo, nell’articolo del 12.2.2011 .

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