Renzi esce dalla buca del suggeritore e torna attore

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Tutto, insomma, ha girato in modo da rendere più agevole il ritorno del gran capo, per cui oggi siamo messi come il giorno prima del Referendum di dicembre, soltanto con una sinistra frantumata e un leader, capace a parole, seguendo i copioni dei suoi esperti di comunicazione, di inneggiare a un percorso nuovo.

 


Le primarie del Pd  hanno rappresentato un esercizio di democrazia del quale dobbiamo ringraziare tutti i volontari, gli elettori e la dirigenza che le ha volute, seppure forse per fini non sempre così nobili e per fortuna nulla hanno da spartire con le web-consultazioni grilline, anch’esse democrazia, ma con una partecipazione inesistente rispetto ai due milioni di persone che ieri l’altro sono uscite di casa e hanno raggiunto i seggi. E i numeri hanno la loro importanza!

E’ stato un esercizio di democrazia, la cui legittimità è stata sancita  dai due candidati sconfitti e dai loro elettori, perché, accettando di disputare la partita, si sono riconosciuti in quelle regole; chi invece aveva ritenuto irreversibilmente deteriorate le dinamiche del confronto e della condivisione, ha scelto di avviare un nuovo movimento, ma in una sinistra così magmatica e in evoluzione (o involuzione) da rendere impossibile capirne sviluppi e approdi. Anche loro comunque, rinunciando ad esprimersi, hanno contribuito al successo di Matteo Renzi, così come ha contribuito la suddivisione dell’opposizione su due candidati. Tutto, insomma, ha girato in modo da rendere più agevole il ritorno del gran capo, per cui oggi siamo messi come il giorno prima del Referendum di dicembre, soltanto con una sinistra frantumata e un leader, capace a parole, seguendo i copioni dei suoi esperti di comunicazione, di inneggiare a un percorso nuovo: “”Il congresso segna l’inizio di una pagina nuova, non è al rivincita o il secondo tempo della solita partita””. “”Grazie alla straordinaria passione con cui Emiliano ha posto alcuni temi a iniziare dal Sud, assolutamente prioritario per il Paese. E alla forza con cui Orlando ha insistito sulla necessità di unire il partito e il Paese. Abbiamo bisogno di imparare dalle altre mozioni e lo faremo””. “”Non è un partito personale; quando due milioni di persone vanno a votare, come si fa a dire che è il partito di uno solo con un leader forte. Può essere che il leader sia forte, lo vedremo ma sicuramente ha una comunità fortissima””. 

Ma Renzi dice anche altro, ad esempio che il vincitore delle primarie è anche il candidato-leader alle elezioni politiche, dimenticando di avere svolto le primarie per il segretario del Pd e non altro.

Se andasse alla ricerca di una coalizione comprendente tutta o quasi la sinistra, oltre che il centro, dovrebbe confrontarsi con gli alleati per indicare un nome inclusivo e non divisorio come il suo. Io non credo a un Renzi improvvisamente girato da quella parte; sono certo invece della conferma ulteriore di un suo naturale piazzamento al centro, perché lì girano la sua politiche e le sue scelte. In ogni caso è un Pd con la voglia di fare da solo.

Questa è la prima novità rispetto a quattro mesi fa, perché offre spazi per la formazione di un’area capace di aggregare dagli ex-Pd, a Sinistra Unita, le liste civiche e i movimenti, casomai attorno alla figura di Pisapia, oggi la più accreditata e autorevole. Se ciò avverrà Renzi si troverà in mezzo al guado, costretto a catturare voti del centro oppure ritornare sui suoi passi. E’ uno scenario possibile ragionando di un centrodestra unito, di mediazione fra gli estremismi di Salvini e la moderazione di Casini, il pragmatismo di Forza Italia e le spinte xenofobe e antieuropeiste.

La seconda novità è l’estrema difficoltà di Renzi a presentarsi come rottamatore, quando passa più per uomo d potere e quindi rottamando. Non tutti si sono già dimenticati la sua promessa di ritirarsi in caso di sconfitta al Referendum; conviene se ne ricordi perché un conto è vincere le primarie del Pd, un altro imporsi poi alle elezioni e su questo fronte l’uscita dalla buca del suggeritori e il suo ritorno sul palco come attore protagonista rischia di provocare un bis non piacevole.

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