Renato Curcio, il BR mai pentitosi mai, a giorni a spasso per Modena

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E’ un suo diritto democratico da rispettare o è anche un insulto ai modenesi? A seguito della preannunciata presenza del signor R. Curcio in città hanno dichiarato (v. all’interno). Anche i lettori sono invitati a inviare il loro pensiero in merito.

Curcio a Modena era e rimane persona non gradita

 

“”Dato che non si può impedire a Renato Curcio di muoversi liberamente e, purtroppo, nemmeno di partecipare ad iniziative pubbliche, rischia di diventare stucchevole ogni volta dover ribadire una posizione nota ed inequivocabile.

Non ci sono dubbi, infatti, su quel che pensano il Sindaco, l’Amministrazione Comunale ed i cittadini modenesi di Renato Curcio e della sua presenza in città: Curcio a Modena non è gradito e più in generale farebbe meglio a tacere, visto che non ha mai ripudiato la cosiddetta “”lotta armata””, definizione per altro fin troppo nobile per una spietata e drammatica sequenza di omicidi e ferimenti.

In più c’è l’attività attuale di Renato Curcio, la pericolosità di quel che dice e scrive, soprattutto in funzione di ciò che ha rappresentato negli anni crudeli del terrorismo.

Credo, comunque, che la risposta migliore sarà quella che Modena ed i modenesi daranno venerdì 9 maggio onorando la memoria di Aldo Moro, degli uomini della sua scorta, dell’amico Marco Biagi e di tutte le vittime del terrorismo.””

Giorgio Pighi , Sindaco di Modena 

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Pensiero laterale

 

L’evento è noto ormai a tutti e, al momento in cui scrivo questo breve editoriale, sono già giunti in redazione alcuni articoli di autorevoli esponenti politici che bollano il fatto sia perché “… non è gradito e più in generale farebbe meglio a tacere …”, sia perché “un elementare senso del pudore vorrebbe che quel signore tacesse …”.

Prima di proporvi il mio pensiero (forse un po’ fuori dagli schemi) consentitemi qualche riflessione esposta in guisa di domanda.

Davvero si può ritenere che la dichiarazione di “non gradimento” da parte delle più alte Autorità cittadine, e non solo da parte di quelle, possa in qualche modo influire sul signore in questione?

Il fatto che non abbia mai rinnegato il suo passato (ricordo incidentalmente che si trova, per questo, in buona compagnia con altri signori della sua risma), dovrebbe farci ritenere, o almeno sospettare, che egli quel passato lo  desideri come presente, non credete?

E allora torno a chiedere: pensate davvero che gli procuri dispiacere o angoscia questa sterile (stavo per scrivere “stizzita”) dichiarazione di “non gradimento”?

Immagino, anzi, mi pare di avere letto la notizia su un quotidiano locale, che sia stato invitato da qualcuno.

Perché, allora, non ci chiediamo come mai ci sia ancora qualcuno che sente il bisogno di fare questi inviti e di ascoltare ciò che il signore ha da dire? Perché non proviamo a chiederci se per caso non solo sia stato “invitato” da qualcuno, ma sia anche stato “inviato” da qualcuno? O pensiamo che il signore sia un libero battitore?

Davvero si può ritenere che “l’elementare senso del pudore” alberghi nella scatola cranica del signore in questione? Davvero si crede che convenga o abbia un senso appellarsi a tali nobili concetti? Per nobili concetti mi riferisco al senso del pudore, ma non solo a quello.

Ora basta con le domande e passiamo a qualche considerazione un po’ più ampia.

In un Paese meno sciagurato di quello in cui viviamo, dotato di un minimo di certezza giudiziaria e di un briciolo di dignità
politica, la condanna degli appartenenti a quei movimenti sarebbe stata certa ed esemplare. In tal caso non ci sarebbero stati rigurgiti con l’aggettivo “nuove”, allora non ci sarebbero codesti “inviti” o codesti “invii”, ed oggi non dovremmo porci le domande che ci stiamo ponendo.

In un Paese con un minimo di civiltà il signore in questione si troverebbe assieme con gli altri compagni della sua risma, in un carcere adeguato a meditare nottetempo sui propri errori. Proprio per il rispetto dovuto alle Vittime, ai Cittadini che hanno dovuto subire, alla Nazione intera.

Che fare allora? Tenuto conto del Paese in cui viviamo, da fare c’è poco.

Però una cosa mi sentirei di suggerirla: il silenzio.

Questi signori vivono di visibilità, di clangore, di urla, di sangue e di efferatezze. Questi, uniti all’odio, sono i carburanti che motivano ed alimentano il loro agire.

Il silenzio li deprime, li riduce a insetti velenosi, può giungere anche ad annientarli.

E poi il silenzio ha un grande pregio: oltre a non costare nulla è sommamente carico di disprezzo.

 

Alberto Broglia

Direttore responsabile del settimanale on line www.DaBicesidice.it  

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Un elementare senso del pudore vorrebbe che…

 

“Leggo che Renato Curcio, capo storico delle Br, condannato come mandante dell’omicidio di due militanti del Msi, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, sarà ancora una volta in città. E’ un insulto nei confronti di Modena e dei modenesi, una presenza resa particolarmente odiosa dalla concomitanza con il 30° anniversario dell’assassinio di Aldo Moro. Ricordo che a quell’epoca, davanti al tribunale di Torino che lo stava giudicando, Renato Curcio dichiarò: ‘Noi sosteniamo che l’atto di giustizia rivoluzionaria esercitato dalle Brigate Rosse nei confronti del criminale politico Aldo Moro è il più alto atto di umanità possibile per i proletari comunisti e rivoluzionari, in questa società divisa in classi’.

Il sig. Curcio non si è mai dissociato né pentito per i crimini commessi. Se come privato cittadino ha diritto di muoversi liberamente è però inaccettabile che in quanto responsabile di tanti lutti e tanto dolore – procurato non solo a chi ha perso parenti e amici per mano dei brigatisti assassini ma al corpo vivo di una società che di quelle ferite porta ancora le cicatrici – pretenda di salire in cattedra e propinarci le sue idee. Un elementare senso del pudore vorrebbe che il signor Curcio tacesse assumendo su di sé, tutto intero, il peso tragico di un passato che nessuna pena, né indulgenza, né umana comprensione, potranno mai riscattare”.

 

  Stefano Bonaccini , segretario provinciale del Partito Democratico.

 

 

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