Renato Carosone e pochi altri

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""Non si può chiedere ad un uomo politico di ritirarsi quando è al massimo della sua parabola ascendente""...
art. di A.D.Z.

 

Di  proposito, ho lasciato decantare emozioni, umori, eccessi e cadute di stile dello scorso sabato, dedicando soltanto ai Caduti di Nassiriya  il drammatico 12 novembre che tutto il Paese ha vissuto.

Troppo facile, nonché meschino, infierire sulla caduta politica e umana di Berlusconi. Una parabola, la sua,   che ha toccato vette assolutamente sconosciute, per popolarità e consenso e che, inevitabilmente,  preludeva ad  una caduta terribile e vergognosa, con una squallida uscita dal retro del Quirinale, mentre davanti all’entrata una  folla in visibilio sconciamente dava spettacolo. Uno spettacolo assai vicino a quello, insuperabile per squallore,  delle danze improvvisate in Parlamento, con  gli eletti dal popolo che agitavano euforici fette di mortadella, per festeggiare la caduta del Governo Prodi. Del quale, detto per inciso, mi importa meno di nulla, mentre mi importa, e tanto, dell’offesa alla  dignità del Parlamento, di quello che,scioccamente, ancora mi ostino a ritenere  il tempio della Democrazia.

Molto si è detto, molto si è scritto, sugli errori e sulle mancanze di un uomo politico che, nel bene e nel male, ha occupato la scena negli ultimi diciassette anni.

I rimproveri che i suoi stessi elettori, quelli che non hanno portato il cervello all’ammasso, intendo, gli muovono, non sono pochi, né piccoli.

Credo sia davvero impossibile riproporli, anche perché c’è il rischio di tralasciarne qualcuno, e sono molte le battute, spesso impietose, a volte debolucce, a volte mordaci,  talvolta divertenti,  talaltra solo umilianti, che la satira gli ha dedicato.

Qualcuna fulminante, come quella tratta da  una vignetta di Elle Kappa : “Mentre il paese brucia, Berlusconi va a spegnere le candeline di Putin” quando, in un momento tanto drammatico per il nostro Paese, il Premier si è recato in Russia per festeggiare il compleanno dell’amico Putin.

Anche il meno agguerrito dei suoi contestatori, anche il più fedele, se onesto, dei suoi sostenitori, credo che legittimamente abbia trovato intempestiva e fuori luogo la predetta gita in quel di Mosca mentre sul fronte interno e in campo  internazionale l’Italia era un vero inferno.

La lunga agonia politica di Berlusconi è iniziata il 14 dicembre del 2010. Quella  “fiducia”,  inattesa e provvidenziale, (secondo i maligni “comprata”), poi gli interventi successivi per consolidare la maggioranza, altrettanto malignamente definiti “compravendita di parlamentari”  hanno soltanto rimandato una fine annunciata, prolungando la pena di una sconfitta, personale e politica, davvero pesante, divenuta patetica, a mio avviso, con l’ultimo video messaggio.

Non  si può chiedere ad un uomo politico di ritirarsi quando è al massimo della sua parabola ascendente, o alle prime avvisaglie del declino; non tutti possono emulare Renato Carosone, pianista eccezionale, musicista ricco di talento, uomo di spettacolo  amato e versatile, capace di ritirarsi a vita privata, tornando a studiare ancora l’amato strumento, a comporre per sé stesso, quando era al massimo della fama. Quel tormentato “passo indietro” , Berlusconi poteva farlo un anno fa quando, anche se già aveva molti guai personali ed erano presenti molti problemi nella nazione, ancora aveva una credibilità.

Ma è troppo difficile emulare Renato Carosone, Greta Garbo e pochi altri e non si è ritirato.…Peccato. Avrebbe risparmiato, a sé stesso e al Paese,  qualche umiliazione, come le risatine complici e inopportune del premiato duo Merkel –Sarkozy . Anche se, a mio parere, nel caso di Berlusconi, come fra le persone qualsiasi, le umiliazioni ingiuste e gratuite umiliano pesantemente chi le infligge, più della persona che le subisce.

E’ sempre amaro assistere alla fine di un uomo; non fa onore a nessuno sferrare il calcio dell’asino, quando ormai è a terra, né è scusabile o comprensibile ostinarsi nell’acritica sua difesa, come politico e come persona.

Personalmente non mi fido più di nessun uomo politico e di nessuna fazione. Potrei avere un piccolo ritorno alla fiducia se ora Fini si dimettesse… in fondo l’aveva promesso,il Presidente della Camera,  che si sarebbe dimesso dopo Berlusconi.

Ma forse è pretendere troppo, per certe persone è una cosa impossibile rispettare la parola data, gli impegni morali assunti e le spontanee promesse.

Buona settimana e buona lettura del n.298

 

A.D.Z.

© Riproduzione Riservata

 

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