“Rel Arte””

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Con oltre cento presenti, ha inaugurato la sua attività artistico-culturale la nuova “Associazione culturale no profit “Rel Arte- Religione e Arte” , presieduta dalla scrittrice ed editor Anna Beatrice Borrelli

Servizio fotografico di Corrado CORRADI


Con oltre cento presenti, ha inaugurato la sua attività artistico-culturale la nuova “Associazione culturale no profit “Rel Arte- Religione e Arte” , presieduta dalla scrittrice ed editor Anna Beatrice Borrelli

Sabato 21 ottobre 2017, presso la suggestiva ed ampia sede del Convento del Murazzo (Strada Cimitero San Cataldo,111) di Modena, ha inaugurato la sua attività la nuova Associazione culturale no profit “RelArte-Religione e Arte”, che già nel nome e nel logo sottolinea il suo obiettivo-missione: concorrere ad arricchire l’offerta di opportunità artistico-culturali a Modena, grazie ad incontri con Autori (soprattutto su temi di attualità e che riguardino il sociale e le relazioni interpersonali, specialmente quelle tra genitori e figli” , come ha sottolineato la Presidente dell’Associazione Anna Beatrice Borrelli) . Oltre cento i modenesi presenti alla “festa” per la cultura e l’arte (tra cui il Sen Carlo Giovanardi, il fotografo Gianni Volpi,  il presidente di “ADAC-Associazione per la Diffusione dell’Arte e della Cultura” prof Adriano Primo Baldi, l’imprenditore Roberto Zani e signora Alberta, il giornalista Michele Fuoco, il Dottor Daniele Giovanardi- che è anche un raffinato pittore ed entusiasta promotore culturale ed è uno dei soci fondatori dell’Associazione Rel Arte, l’architetto Francesco Gentilini e le vivaci e preparate insegnanti Carolina Bucci e Alessandra Pici).   

L’incontro inaugurale è stato incentrato su un tema di grande attualità , la Rete , l’uso e l’abuso del computer e dei videogiochi da parte dei giovani. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del romanzo per ragazzi (ed anche per adulti) “Nella Rete” della giornalista scrittrice Georgia Manzi (nata a Foggia, laureata a Roma –in Lettere Moderne- attiva a Londra, poi a Bruxelles –nell’Ufficio Stampa di Emma Bonino- ed ora ad Atene. Scrittrice con alcune opere per ragazzi di successo –ed una opera per adulti, “Giovanni dei topi”- pubblicate dai più importanti e prestigiosi editori italiani come Bompiani, Fabbri Editori e Rizzoli. L’ultimo suo romanzo per ragazzi , presentato a Modena, in anteprima nazionale, è “Nella Rete” appena pubblicato da “Pelledoca Editore” nella sua collana “neroinchiostro” ( sabato 21 ottobre, a Modena, era presente anche la titolare della Casa Editrice, Susanna Busnelli, che ha precisato che “Nella Rete è un romanzo giallo per ragazzi dove il mondo della Rete e dei videogiochi online fa da sfondo a un mistero da risolvere, alla richiesta d’aiuto di un hacker misterioso e ad un rapimento di un bambino. Tre ragazzi sapranno affrontare le loro paure e una donna- a fiori-  pazza di dolore che da vittima diventa carnefice” in un giallo che , in più punti,  sconfina nell’horror. Ma vediamo insieme il libro per ragazzi (ed adulti) “Nella Rete”. E’  una fiaba, un romanzo  corale ,ricco di sorprese, di misteri e di personaggi (ben descritti-raccontati) che compaiono, scompaiono per poi ricomparire ed offrirci un affresco coinvolgente e convincente dei problemi e degli interessi che caratterizzano i giovani del nostro tempo, con la Rete e i videogiochi. L’autrice Georgia Manzi si conferma eccellente “cesellatrice” di personaggi e di  caratteri. Dai protagonisti e co-protagonisti Fulvio , che scrive , si presenta in prima persona “ tranquillo e molto paziente” e “come solito sta zitto” (pag 123) ad Amelia e Dino , che non si piacciono “granchè ma sono costretti ad indagare insieme, quando un hacker (sotto le spoglie di un imbattibile giocatore online)  entra nel computer  di Fulvio. Amelia che “scappa sempre via come fossimo appestati … scappa per non farsi vedere con noi che siamo più piccoli… pure un po’ piccoli” , Dino , mezzo islandese, capelli giallo chiaro, “non capisce mai niente perché vive di se stesso” (43), “è negato per tutti gli sport.. è magro ma morbido come il burro, i palloni gli fanno schifo, la corsa pure, i giochi di squadra non sa neanche cosa siano e trova che i muscoli siano stupidi “(88). E’ arrogante ed è campione nel fare sonori, violenti “rutti” … poi, si legge “è intelligente” , anzi, si legge “non è stupido proprio per niente. Riesce a smontare e rimontare il motore di una macchina, fa dei plastici che paiono veri, inventa apparecchiature per qualsiasi esigenza; solo che fissato, fissato perso con un sacco di piccole stupide cose”. 

La sua fissazione maggiore (è una vera e propria ossessione) sono i complotti. Pensa che l’imbattibile giocatore online, che entra nel computer di Fulvio sia un terrorista. Ma Fulvio non ne è convinto, non è d’accordo con Dino. Non crede a questa teoria e vuole scoprire chi si cela dietro il nome del giocatore. Avvengono cose sempre più strane. Il mistero cresce, si ingigantisce. I tre (Amelia, Dino e Fulvio), con il cane di Amelia, Tarzan (che poi vedremo, alla fine,  si chiama Gringo ed era stato il cane di Giorgio,  vecchio compagno di scuola che diede del “buffone” a Dino. Offesa che Dino non ha mai dimenticato, né perdonato ) E’ un cane “tranquillo e fannullone” (63) , che però, per tutto il libro, nelle loro ricerche del misterioso e pericoloso hacker,  tutte “le volte che si avvicinano ad una lugubre” casa ( che ritengono sia quella dell’anonimo hacker) , il cane Tarzan sembra impazzire, si agita, abbaia. I nostri giovani “detective”, tra le tante congetture, pensano che nella casa misteriosa e lugubre, vi abiti una “donna a fiori” (sempre vestita con un abito a fiori. Secondo Dino è  un hacker terrorista con la passione per i fiori) “pazza, pericolosa” , una donna che  “sa fare del male, lo porta addosso… se ne sente l’odore”, verso la fine del romanzo (quando le ricerche dei giovani, si avviano verso la soluzione, e si indirizzano verso la “pazza donna a fiori” ), tra i carrelli di un supermercato , cerca di uccidere Fulvio, si “disvela” come una “pazza assassina” che, dice Fulvio, “se non fosse che lo trovo complicato, direi che i bambini se li mangia, dopo averli fatti ingrassare in una gabbia come in quelle fiabe . Li trova su Internet!  Se li fa amici e poi arrivederci al mondo”.   Qui come in altre pagine, il romanzo da “giallo” diventa  horror” Con paura, terrore nei giovani detective. Fino a portarli ad urlare di paura:  a pagina 131 l’autrice Georgia Manzi , scrive :  Fulvio  lancia “un urlo talmente forte che Dino ci si attacca e lo prolunga disperato”. Un bambino c’è, veramente, in questa fiaba, piena di sorprese e misteri: è Sandro “anche se se lo era scordato. Era molto piccolo quando i suoi genitori lo avevano portato in un parco acquatico”  E da lì, l’aveva rapito, in un bar, la “pazza donna a fiori”, che si chiama Maria Serena Scurto. Voleva un figlio e “se lo prese da sola”. Perché “un figlio è qualcosa che , anche se ti fa arrabbiare, non ubbidisce, sporca, urla e a volte puzza, non vuoi che se ne vada da nessuna parte e un genitore è più o meno lo stesso, ti sgrida, è scocciante, ha sempre da ridire, però, se te lo tolgono, puoi anche morire di dolore” Tutto il romanzo giallo (con incursioni nell’horror) è all’insegna della Rete , con protagonisti i videogiochi, il Puckish game, i puck (“gommosi, liquidi, sabbiosi, quello che gli  pare” pag 129), gli hacker , che sono “furbi”  ma possono essere pericolosi. Alla fine (come avviene nelle fiabe), tutt
o si ricompone e si legge : “Naturalmente l’indirizzo da cui si collegava l’hacker non era per niente quello della pazza, che non aveva neanche Internet… Quando uno è idiota ha sempre amici più idioti di lui. Faccia di lancia,  appunto, il genio dei computer, il fidanzato di Rossana (sorella di Dino “carina, gentile, garbata”)   che ci ha mandato a fare gli appostamenti in un posto che non c’entrava niente. Dovrebbe essere messo lui in una casa di cura, assieme a Dino  e alla donna a fiori” . “perciò me ne sto qui – conclude Fulvio- il mio hacker di fiducia, sicuramente un tipo super in gamba e simpaticissimo, non mi aiuterà mai più, ma non importa perché non posso accostarmi a un videogioco.  Ho sempre quattro paia di occhi puntati addosso: mia madre mi parla con lo stesso tono nervoso, che usa con Luca (fratello minore di Fulvio) e, a parte le mie partitelle a pallone, mi tocca anche darmi alla lettura.  Vabbè, in fondo non si sta poi così male” (pagine 139 e 140). Come anticipato, è un romanzo per ragazzi  ( e per adulti) ricco di sorprese, misteri e di personaggi che compaiono, scompaiono per ricomparire. Come il padre Francesco e la madre di Fulvio (diversa dalle altre che ripete continuamente al figlio l’invito a “camminare, ad essere prudente”)  Luca, fratello minore di Fulvio (“non si lava” è “la vergogna di noi”),  cui piace “una certa Caterina ed ha sempre il cellulare “in mano e le dita di fuoco, tanto è stato a chattare”. 

Ci sono ancora Lucilla (madre di Amelia, “bionda cotonata”) , Irene sorella minore di  Amelia (4 anni, “era muta, ora parla”) . La madre di Dino “simpatica e dolce”. Poi ci sono Marina , la vicina di casa, con un nipote sempre al computer. Ci sono anche tanti animali (dai piccioni, alle rondini, ai pipistrelli). Ma nel “bestiario” di Georgia Manzi  primeggiano i gatti e i cani. Ginger è il simpatico “gatto del quartiere, con il suo muso rosso e la pancia bianca”. Tarzan , il cane co-protagonista di tutto il romanzo, che è pieno di sorprese:  da tranquillo e fannullone (quando si avvicina alla lugubre casa abitata dalla “pazza donna a fiori”) , si eccita e sente l’antico odore di Sandro (il bambino rapito e tenuto prigioniero dalla “pazza donna a fiori” ) . Verso il finale del libro (in un continuo rinnovarsi di disvelamenti e sorprese  , come “i tragici” dell’antica Grecia-) Tarzan  si riscopre essere stato il cane Gringo. Ma come diceva Dante “più non dimandare” , perché di un libro (specialmente di un “giallo”) non si deve dire tutto. Per non togliere, non sminuire  il piacere della lettura , della scoperta da parte dei lettori.  Perché (come diceva Voltaire) un libro quando è pubblicato non è più del suo autore (nel nostro caso, dell’autrice Georgia Manzi) , ma è il libro di ciascuno dei suoi lettori, che lo fanno loro e lo interpretano-apprezzano in relazione alla loro sensibilità, cultura, allo stato d’animo del momento in cui lo leggono.   La vivace, approfondita e interessante presentazione del romanzo è stata introdotta e moderata dal sottoscritto ed ha visto come protagonista l’autrice Georgia Manzi (definita “una giovane Simenon per la tessitura tesa, con straordinari personaggi”) coadiuvata dalla sociologa Milena Casalini e dall’esperto in processi informatici Fabrizio de Gennaro , che, tra l’altro, ha sottolineato che il computer, “la Rete è uno strumento diabolico che può non essere diabolico” , a seconda dell’uso che se ne fa. Ha ricordato che oggi, grazie proprio alla Rete, “nuove professioni nascono, professioni che caratterizzeranno il futuro nostro e dei nostri figli” In un mondo (come ha sottolineato Carlo Giovanardi nel Suo intervento) che si presenta sempre più senza il “timore di Dio”. Senza regole. Nel corso della presentazione, sono stati sottolineati alcuni dei temi che caratterizzano la nostra società fluida,  sempre più in evoluzione, in trasformazione: la mancanza di regole, l’aggressività –soprattutto dei giovani- l’importanza che dovrebbero esercitare la famiglia e la scuola (con insegnanti – categoria “meno pagata”- motivati e con “competenze comunicative”) secondo regole sociali da rispettare, all’insegna della capacità e volontà dell’ascolto ( anche per “passare” dall’Io al Noi , come evidenziano psichiatri come Vittorino Andreoli e Paolo Crepet) , e nel recuperato rispetto dell’autorità (e dell’autorevolezza). Alla fine, brindisi per la nascita della nuova Associazione culturale no profit “RelArte” , con un ricco buffet a cura di diverse signore presenti ed attive all’interno della nuova Associazione “RelArte” .

Da evidenziare che le pareti della spaziosa e luminosa Sala Conferenze del Convento del Murazzo di Modena, sono state felicemente ravvivate-arricchite da una decina di dipinti dell’architetto Monia Salvatori, che , parafrasando Nietzsche, ha ricordato che “l’arte nasce dall’unione di due elementi: un grande realismo e una grande irrealtà” : infatti le sue opere di pittura ricordano l’iperrealismo e soprattutto il grande artista americano Edward Hopper.

Le opere più felici di Monia  Salvatori sono all’insegna dei colori vivaci , del reale che sconfina e si coniuga con il metafisico.  Con ritratti della solitudine contemporanea, con architetture di paesaggi, di strade di città e di momenti di vita nelle periferie cittadine . 

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