Regione, Serri: il Piano faunistico regionale come strumento di tutela

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L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, prima in Italia, ha approvato un Piano unico e valido per tutto il territorio regionale che mette insieme i nove piani faunistici-venatori provinciali attualmente attivi. La presidente di Commissione Serri: “E’ uno strumento nato dal confronto che abbina la tutela della biodiversità di tutte le specie alla salvaguardia delle attività agricole”

 

“Abbiamo portato avanti un confronto lungo e aperto ed il risultato è uno strumento all’avanguardia a livello nazionale” commenta la consigliera regionale modenese Luciana Serri, presidente della Commissione Politiche economiche, dopo l’approvazione in Assemblea legislativa del nuovo Piano faunistico-venatorio regionale.

 

“Il Piano – spiega Luciana Serri – è frutto del coinvolgimento e dell’ascolto di tutti i soggetti portatori d’interesse. In Assemblea legislativa abbiamo approvato un documento frutto di un iter lungo oltre 2 anni durante i quali abbiamo fatto, in Commissione Politiche economiche, numerosi passaggi e approfondimenti. Sono stati consultati i diversi portatori d’interesse, dalle organizzazioni professionali agricole alle associazioni venatorie a quelle di protezione ambientale. L’obiettivo principale che la Regione si propone è la compatibilità della presenza della fauna con le attività agricole e l’incidentalità stradale. La gestione faunistico venatoria non deve essere ridotta ad una battaglia ideologica pro o contro la caccia ma può essere affrontata con buon senso, sapendo che una gestione di qualità del territorio ha bisogno del contributo di ogni componente anche per assicurare spazio e tutela alle attività agricole che in questi anni hanno subito in maniera crescente danni – pari a 12,5 milioni di euro in 5 anni – provocati dalla fauna selvatica. Il Piano 2018-2023 prende le mosse dall’analisi delle specie faunistiche presenti in Emilia-Romagna e della loro distribuzione sul territorio per definire unità territoriali omogenee a seconda dei livelli di concentrazione delle varie specie e delle peculiarità dei vari ambienti, elemento utile anche a raccogliere dati e informazioni più precise. L’ultima parte del Piano è relativa alla regolazione degli istituti faunistici con finalità pubblica e privata, con particolare attenzione, per quanto riguarda quelli a finalità privata, agli ambiti territoriali di caccia (Atc), data la peculiare funzione di gestione venatoria nel territorio: tutti questi organismi vengono coinvolti e responsabilizzati nel raggiungimento degli obiettivi del Piano e nella raccolta e fornitura di dati per migliorare sempre più la gestione del territorio”.

 

Sul tema della gestione del lupo e degli ibridi viene poi sollecitato il Governo, anche attraverso la Conferenza Stato Regioni, affinché ponga fine alla lacuna normativa e alle conseguenti incertezze applicative, chiarendo la natura giuridica degli ibridi lupo/cane. “Occorre utilizzare – conclude Luciana Serri – tutti gli strumenti esistenti partendo dalla prevenzione, dal controllo e dai risarcimenti per i quali vogliamo stanziare più fondi. E serve attivarsi per individuare soluzioni sempre più efficaci, sperimentare sistemi innovativi idonei a risolvere il problema. Come Regione mettiamo a disposizione da anni risorse crescenti e consulenze tecniche per essere al fianco degli allevatori, per individuare il presidio adatto e la soluzione migliore”.

 

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