Referendum 2011: ecco i risultati

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Di fronte ai dati emersi, tutte le analisi possono rivelarsi troppo affrettate e dunque errate. Forse siamo di fronte ad una nuova pagina politica tutta da scrivere. Se così sarà mi auguro che ciò venga fatto in bella calligrafia sia dalla destra che dalla sinistra. art. di Dieffe

  

Referendum popolare 12-13 giugno 2011

 

I  Quesito, Privatizzazione dell’acqua

Affluenza: 57,0%

Sì 95,7%  No 4,3%

 

II Quesito, Profitti sull’acqua

Affluenza: 57,0%

Sì 96,1%  No 3,9%

 

III Quesito, Energia nucleare

Affluenza: 57,0%

Sì 94,6%  No 5,4%

 

IV Quesito, Legittimo impedimento

Affluenza: 57,0%

Sì 95,0%  No 5,0%38.229

 

Sono trascorse più o meno circa 72 ore da quando alcune mie riflessioni pubblicate sul nr. 278 di Bice dal titolo Referendum: Aspettando i risultati sollevavano alcune perplessità su come è stata pensata e condotta dal centro destra la campagna referendaria. Infatti questo è il responso delle urne.

E’ il caso di dire che « tanto tuonò che venne a grandinare» ma questa è la realtà che non si può mutare: questi numeri ci mostrano in modo chiaro, anche se per alcuni in modo indigesto, come si è espressa la maggioranza degli elettori italiani che si sono recati a votare. Da qui e non da altrove bisogna partire.

I dati che sono emersi da questa consultazione assegnano un doppio successo per i promotori dei referendum.

Il primo perché il quorum è stato raggiunto e superato con scioltezza; il secondo successo per l’altissima percentuali di SI ottenuti dai quattro quesiti posti. Ovviamente se questi sono i vincitori, hanno perso…tutti gli altri!

Ma chi sono in realtà i perdenti di questa tornata elettorale che, in omaggio all’antico detto che la colpa come la sconfitta sono  orfane, ora tenteranno di defilarsi o di minimizzare la portata di questi risultati?

E’ risaputo che il «passaggio orribilis» che doveva  superare questa consultazione era il raggiungimento del quorum: la premessa senza la quale i risultati della votazione erano da considerarsi nulli.

I contrari a questi referendum, ossia la coalizione di governo, più tutto il partito del PdL e in parte la Lega nord, individuarono come strategia elettorale da seguire quella di impedire il raggiungimento del quorum. Infatti l’astensionismo fisiologico che si registra in tutte le elezioni più la  indifferenza mostrata dagli elettori nelle ultime votazioni referendarie sommate alla diserzione dei seggi  del popolo del centro destra, opportunamente sollecitato ad «andare al mare» suggeriva come ipotesi credibile la concreta possibilità di ottenere con il minimo sforzo il massimo risultato: affossare di fatto tutti i 4 quesiti.

A favore di questa strategia si sono pubblicamente dichiarati nelle ultime ore sia Silvio Berlusconi che Umberto Bossi, mentre  da subito ha visto schierati i maggiori esponenti di governo e di partito del PdL  supportati in modo scompostamente acritico dalla stampa amica a tal punto che oggi nel girone infernale riservato agli sconfitti in prima fila collocherei anche la linea editoriale di Libero e de il Giornale. L’uscita in prima pagina nell’edizione del 11 giugno scorso del quotidiano diretto da Belpietro con l’invito a tutta pagina a caratteri cubitali «State a casa» e di non recarsi a votare dimostra una cruda verità. Vista l’odierna affluenza ai seggi, «Libero»  dimostra di essere completamente scollegato con la realtà,e il suo rifiuto ad accettare il nuovo che sta venendo allo scoperto tra l’elettorato di centro destra lo condanna,in sintesi, un quotidiano di scarsa credibilità, incapace di rimettere in circolo una rinascita di idee e di volti nuovi tonificanti . Altro sconfitto, ormai senza vergogna e ritegno è il Giornale che oggi affida a Magdi Cristiano Allam il compito di accusare il Presidente Napoletano colpevole di « Lei ha pubblicamente tratto in errore gli italiani perché ha voluto far credere che andare a votare per il referendum è un dovere quando è solo un diritto»… il seguito non migliora e ve lo risparmio.    

Il duo Feltri / Sallusti da tempo sta riproponendo sempre lo stesso disco.

Hanno avuto il merito di avere cresciuto attorno al quotidiano una cerchia di fedelissimi e motivati lettori, ma trascinandoli su posizioni estreme che in questo particolare momento storico contribuiscono ad aumentare la distanza tra il premier e una  parte moderata del suo elettorato.

Continua così tra le pagine del quotidiano fondato da Montanelli questa linea suicida tutta al sevizio del culto della personalità del capo mentre la saggezza richiederebbe un salutare rimescolamento delle carte per un rinnovamento culturale, politico e generazionale.

I risultati di questo referendum parlano chiaro: dimostrano che esiste un popolo di centro destra, con una propria testa pensante, che vuole decidere, vuole scegliere,vuole partecipare da protagonista  alla definizione del proprio futuro. Un popolo coraggioso, concreto che non è diventato improvvisamente antiberlusconiano, ma che non si accontenta più della scontata propaganda; che ha deciso si recarsi ai seggi non per fare un dispetto ai capi del PdL ma per esprimere su qualche quesito referendario il suo libero pensiero, la sua volontà.

Con il sorgere di questi nuovi protagonisti credo che nulla sarà come prima, ma questa ipotetica diversità tutta da crescere richiede rispetto, attenzione anche dalla controparte di centro sinistra che a sua volta ha parecchia strada ancora da percorrere per divenire pienamente credibile senza riserve.

Tutto questo potrebbe rappresentare l’inizio interessante di una nuova stagione politica.

Potrebbe anche rivelarsi un nulla o peggio un disastro contagioso.

Di sicuro c’è un imperativo da rendere concreto. Chiunque di destra e di sinistra si ritrova ad essere un testa pensante ….bene , confidiamo che proprio in questa delicata fase storica la usi politicamente nel migliore dei modi possibili.

 

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