Recalcati, Arte e Artisti

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L’arte rende visibile  l’invisibile. L’uso della psicoanalisi  per leggere l’opera d’arte.  Nel suo nuovo libro “Il mistero delle cose”, l’ideale galleria d’arte contemporanea dello psicoanalista Massimo Recalcati.

 

Il servizio fotografico a cura di Corrado Corradi nella rubrica

Visti da vicino 


Sabato 21 gennaio , il “Forum Monzani” di Modena ha inaugurato, alla grande, gli incontri culturali 2017, voluti e organizzati da “BPER BANCA” :  lo psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati ha presentato il suo nuovo libro “Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti” , appena pubblicato dall’editore “Feltrinelli” , che “profuma” molto di modenesità  . Già la copertina (che riproduce  la bellissima fotografia del “reggiano-modenese” Luigi Ghirri sullo “Studio di Giorgio Morandi”), invita il lettore ad emozionarsi nella lettura e visione (ben 45 sono le suggestive opere di artisti contemporanei –più Caravaggio- riprodotte  a colori), di questo volume che, in 266 pagine e in nove diversi capitoli (ciascuno dedicato ad un  diverso artista contemporaneo amato e interpretato dallo psicoanalista lacaniano) , ci offre una serie di considerazioni sull’arte alla luce della psicoanalisi,   “muovendosi in direzione contraria rispetto al conformismo intellettuale che oggi vorrebbe sancire  la morte irreversibile della pittura” –sottolinea  Recalcati- e ci regala “l’ideale galleria d’arte contemporanea” dello scienziato-scrittore e “appassionato” delle arti ( la cui graduatoria dal basso  – secondo Recalcati – va dall’architettura, alla scultura  alla pittura poi alla musica e alla poesia, massima espressione dell’arte, “più vicina al logos della filosofia, della spiritualità”)                                  

Questa galleria comprende, nell’ordine,  Giorgio Morandi (“Dipingere l’invisibile”), Alberto Burri (“La bellezza ferita”); Emilio Vedova (“Produrre l’inconscio”),  William Congdon (“ La poetica del crocefisso”), Giorgio Celiberti (“Il trauma del muro”), Joannis Kounellis (“L’odissea del quadro”), Claudio Parmiggiani (“La preghiera della pittura”), Alessandro Papetti (“La memoria della mano”) e Giovanni Frangi (“Il mistero della natura”) . Come sottolinea l’autore, tutti questi artisti “sanno ancora fare esistere la pittura come apertura inaudita sull’invisibile, come invocazione e preghiera laica” .                            

Nell’Auditorium del “Forum Monzani” , sabato 21 gennaio 2017, il giornalista-scrittore e docente universitario (ed eccelso comunicatore) Massimo Recalcati ha conquistato i numerosissimi e attenti presenti (oltre 900) , approfondendo le sue riflessioni sull’arte all’insegna della psicoanalisi, sottolineando e dimostrando che l’opera d’arte “ci sveglia dal sonno”  e ci rende visibile l’invisibile, conducendo i presenti in una “cavalcata attraverso alcune zone del libro” , soffermandosi , in particolare, su artisti come Giorgio Morandi ( che scriveva “ bisogna ritrovare le ragioni per riguardare le cose da un punto di vista formale, ritrovare il significato delle cose, ricominciare a guardare le cose”) , la cui pittura è “consacrata integralmente al visibile”, come Alberto Burri , caratterizzato dallo “spessore tridimensionale della materia, la tragedia della materia”, con l’ago che può cucire un sacco di tela juta al posto del pennello, dove la cucitura conferisce pulsioni di vita alle lacerazioni come pulsioni di morte. In Burri, in particolare, la poesia  (che come visto sopra, rappresenta il più “alto livello artistico” ) , è sublimata nella sua “dignità artistica della materia”.  Altri artisti approfonditi ed esaltati da Massimo Recalcati , sono stati il greco Jannis Kounellis , la cui opzione artistica è quella di “uscire dal quadro” , il veneziano Emilio Vedova , la cui pittura “trae origine da un intenso corpo a corpo con un altro grande pittore veneziano, il Tintoretto”  ed anche il reggiano Claudio Parmiggiani (nato a Luzzara , ma formatosi all’Istituto di Belle Arti di Modena poi, presso lo studio del bolognese Giorgio Morandi).  Di Kounellis , dopo avere evidenziato le sue continue evocazioni da Jackson  Pollock , ha sottolineato l’orizzontalizzazione delle opere (non più verticali) , la mancanza di un centro unico, le affinità e i collegamenti con Burri, Lucio Fontana ed ancora Pollock, e, soprattutto, che “lo spazio della pittura non è più bidimensionale ma acquista spessore, profondità, pelle, carne, corpo” e, in contrapposizione a quanto sosteneva Benedetto Croce (per il quale , l’opera d’arte si crea “per ispirazione”) ha dimostrato che “è il lavoro che produce l’ispirazione” e quindi l’opera d’arte, che esce dal quadro per “andare verso l’oggetto, per fare un’arte fisica, oggettuale, in cui l’artista non rappresenta ma presenta” . In questo e con questo (ha ricordato Recalcati)  Kounellis  si ricollega a Lucio Fontana ed ancor più al Caravaggio de “L’incredulità di San Tommaso” , dove “il dito del discepolo di Cristo, come il coltello dell’artista, penetra nella carne intonsa della realtà” .  Di Emilio Vedova , che si autopresenta con “ogni giorno sull’orlo del precipizio” , Recalcati ha sottolineato l’evoluzione dal taglio di Lucio Fontana, con il quadro che è diventato un disco (“Senza titolo” ) che rappresenta la crocefissione (è stato uno dei grandi temi di Vedova), e “si configura come un’irruzione, una devastazione che sconcerta chi guarda” e, dove “l’inconscio come matrice e come evento, è intraducibile”. Partendo da “A lume spento” , del 1986, Recalcati ha illustrato la “preghiera della pittura” , nell’  emiliano Claudio Parmiggiani (le sue prime mostre, anni 60, e poi la grande mostra del 1972 , alla “Sala comunale della Cultura” di Modena, le sue prime  opere di grafica , per la “Cooperativa per la diffusione dell’opera artistica” costituita a Modena nel 1962 e di cui sono stato presidente per 23 anni consecutivi), come scrive lo stesso Parmiggiani “oggi occorre proteggere, salvare tutto ciò che resta, tutto ciò che resiste nel mondo spirituale . Nell’infanzia del tempo, l’arte fu preghiera. Poco è rimasto di quella infinita bellezza. Oggi non  crediamo più in niente: questo è il nostro terribile oggi. Non siamo più capaci nemmeno di pregare”.  E Recalcati ha sottolineato “ la cosa qualitativa descritta nella sua nuda presenza, si rivela solenne, icona visibile dell’invisibile, come le bottiglie di Morandi, le pietre o i sacchi di carbone di Kounellis. Con la differenza che in Parmiggiani è come se fosse accaduto un cataclisma. Partendo dalla pittura tradizionale di icone (che “si fonda sulla disgiunzione dell’ombra dalla luce”), Congdon , Kounellis e Parmiggiani e poi il milanese Giovanni Frangi ,dipingono il silenzio e l’ombra” . Per loto “ l’ombra acquista un significato speciale non  in quanto rovescio dell’icona, ma in quanto nuova   forma dell’icona” . Una annotazione finale (non del tutto marginale) :  di Recalcati avevo letto , con interesse, “L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento” e “ Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre” . Quindi due opere di Recalcati psicoanalista puro. Il primo è un inno all’importanza dell’apprendimento, della formazione, un elogio dell’insegnamento che non può essere ridotto a trasmet
tere informazioni e comportamenti, perché “ un’ora di lezione può cambiare la vita”. Come l’ha cambiata allo studente Massimo Recalcati , Giulia, la giovane professoressa di lettere che gli ha parlato di letteratura e di poesia, con una passione trascinante e coinvolgente.  Il secondo libro ci fa riflettere sulla crisi economica ed etica che sta attraversando l’Occidente, con le giovani generazioni che si ritrovano sperdute quanto (ed anche di più) i loro genitori, che “ non vogliono smettere di essere giovani, mentre i loro figli si sentono soli, privi di adulti credibili” . E l’esempio non può venire dal figlio-Edipo (che conosce il conflitto con il padre) , né dal figlio-Narciso ( che resta fissato alla sua immagine) , ma piuttosto dal figlio-Telemaco, il figlio di Ulisse che attende il ritorno del padre, prega perché nella sua casa ritorni la Legge della parola.  Con questo nuovo libro, “Il mistero delle cose”, ho conosciuto e posso apprezzare il critico d’arte, l’appassionato e collezionista di artisti contemporanei , che ritorna sull’arte e sugli artisti del nostro tempo, su cui  ha i riflettuto e scritto molto negli ultimi dieci anni.  E’ un libro da leggere e rileggere, anche come romanzo di formazione sul gusto e sulla bellezza, sul significato dell’arte che è in continua evoluzione-trasformazione.  Un’altra considerazione-constatazione : anche Vittorino Andreoli, conosciuto e stimato psicologo-psicoanalista-psichiatra  del nostro tempo, da decenni si interessa di arte e di artisti (per decenni è stato il direttore del famoso centro “Atelier” presso  il manicomio  di Verona) , ha avuto stretti rapporti con artisti del Surrealismo, ed ha presentato al maestro del movimento francese, Andrè Breton, il suo “matto” pittore Carlo Zinelli, che è via via cresciuto come artista  e nelle valutazioni da parte della critica)        

Un’altra  nota positiva per l’organizzazione del “Forum Monzani” : oltre alla professionalità del personale (Francesca Fiorini e Silvia, in primis),  la gentilezza ed efficienza dei  due soci titolari della Libreria UBIK di Modena , Alessandro Lanferdini e Marco Sarti.

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