Realtà virtuale

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Ci sono persone capaci di persone di  guardare un aspirante suicida  senza alcuna paura, solidarietà, pena ... altre ancora hanno  ingannato il tempo, in attesa della decisione fatale, filmando quanto accadeva.

 


 

Schmolln, piccola cittadina dell’est della Germania.

Un ragazzo di origine somala siede sul parapetto di una finestra, posta al quinto piano, minacciando di suicidarsi e di lasciarsi cadere nel vuoto. I presenti, penserete voi, avranno cercato di dissuadere il giovane diciassettenne dal compiere un atto così lesivo… Ed invece… No, non è proprio andata così.

Sven Schrade, sindaco della cittadina tedesca, ci racconta cosa sia accaduto durante quegli attimi concitati: “”diverse persone si sono trattenute a guardare per parecchio tempo e si udivano grida ritmiche che incitavano a saltare giù. Una cosa così può essere solo condannata. Se qualcuno pensa di vivere un’esperienza del genere come un film e sente di partecipare con delle incitazioni si tratta di un atto da non credere””.

Se questo non fosse abbastanza riprovevole, molti, dai palazzi vicini, hanno deciso di occupare il loro tempo filmando l’accaduto.

Perché riporto questo episodio di cronaca estera?

Perché credo sia opportuno interrogarsi sull’uso che facciamo delle nostre tecnologie; siamo giunti al punto che non siamo più in grado di discernere tra reale e virtuale, tra vita e morte.

Chissà se quelli che hanno realizzato il video o hanno incitato il giovane sanno che la settimana dopo questo ragazzo si è buttato dall’ospedale dov’era in cura ed è morto.

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