Quote rosa: un’altra ossessione del politicamente corretto

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Maschio o femmina per la politica non conta. Conta invece la capacità, l’onestà, l’empatia con il popolo, l’intelligenza. Tutte cose che col sesso non c’entrano.

Se fossi una donna sarei contraria alle quote rosa. Le considererei un’offesa, un’implicita affermazione della necessità di proteggere le donne che vogliono fare politica dato che non sono in grado di farlo da sole. Le subirei come un riconoscimento della necessità di essere sotto tutela.

 Come uomo sono contrario per il semplice fatto che non vedo che cosa c’entri il sesso – o il genere, come alcuni preferiscono dire – con la politica cioè con la capacità di occuparsi della cosa pubblica, del bene comune, del destino del proprio popolo, dei propri figli, con il saper amministrare lo stato, le regioni, le città, o con la capacità di rappresentare e dar voce ai propri elettori.

 Maschio o femmina per la politica non conta. Conta invece la capacità, l’onestà, l’empatia con il popolo, l’intelligenza. Tutte cose che col sesso non c’entrano. Se c’entrassero, allora bisognerebbe riservare delle quote per gli omosessuali e, allargando il discorso seguendo la medesima logica, ai biondi e ai mori, agli altri e ai bassi, ai grassi e ai magri, a quelli che portano gli occhiali e a quelli che non li portano.

L’esperienza invece ci insegna che ci sono stati bravi politici alti e bassi, magri, grassi, dritti, gobbi, miopi, biondi, mori, maschi, femmine e anche omosessuali. Lo stesso vale per i pittori, gli scultori, i filosofi, i musicisti, i cantanti e gli attori, chef, categorie per le quali mai è passato per la testa di riservare delle quote di genere.

 Ma – dicono i sostenitori delle quote rosa- ci sono poche donne ai vertici della politica, quindi bisogna riservare loro la metà dei posti. Grande idiozia!

 Basta andare in una qualsiasi riunione, assemblea, congresso di qualsiasi partito in qualunque regione d’Italia per constatare che le donne presenti sono regolarmente molto poche. Purtroppo, perché le donne che s’impegnano sono brave. E non perché la loro partecipazione sia boicottata, dato che ciò contrasterebbe con il primario obiettivo della politica che è la raccolta del consenso, ma semplicemente perché le donne sono meno interessate a partecipare. E’ quindi normale che se alla base le donne sono poche, siano poche anche al vertice. Forzare per legge queste proporzioni proiettando ai vertici della politica persone che non hanno la necessaria preparazione ed esperienza significa non fare un buon servizio alla democrazia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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