Quote latte: una lunga storia di luci ed ombre

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Gian Carla Moscattini commenta le quote, queste sconosciute dopo che hanno trovato sistemazione da parte del Parlamento italiano

 

Quote latte: dopo decenni pare che si stia risolvendo questo capitolo che ha rappresentato uno spinoso grave problema per i nostri contadini  e un misterioso rompicapo per l’opinione pubblica.

Pur comprendendo la priorità che certe notizie, quali per esempio il terremoto in Abruzzo, devono avere nelle prime pagine dei media, archiviare mediante questo assordante silenzio il tema quote latte che per anni si è mostrato tanto importante quanto oneroso per il nostro mondo agricolo, mi sembra indice di una volere trasmettere che non è la storia maestra di vita, ma bensì il fragore di chi urla più forte.

Certo, ‘la storia’ non è maestra di vita quando è scritta ad esclusivo uso e consumo dei vincitori. Non la è neppure quando viene riscritta gli ultimi cinque minuti prima di essere divulgata, da chi ha la voce più grossa in quel momento o peggio da chi ha tutto l’interesse a stravolgere l’ effettiva realtà dei fatti accaduti.

Non solo per questo, ammetto di aver provato una certa perplessità il mese scorso, ai primi di marzo, nell’apprendere la notizia della protesta degli agricoltori emiliano-romagnoli contro il decreto Zaia sulle quote latte.

Più di duecento trattori sfilano sotto i ponti di Calatrava a Reggio Emilia’. Questi più o meno erano i titoli dei nostri giornali locali.

Ero perplessa nel dovere constatare come dopo decenni di lotte i nostri agricoltori erano ancora fermi sotto un ponte.

Avrei preferito salutarli al volante dei loro potenti trattori mentre attraversavano il ponte di Calatrava diretti verso un nuovo  futuro….

 

Il sistema delle quote è stato introdotto nel 1984 per ridurre la produzione europea di latte e sostenere i prezzi. A negoziare per l’Italia l’accordo, fu il primo governo Craxi con il ministro dell’Agricoltura Filippo Maria Pandolfi. Le quote latte divennero via via nel corso degli anni, oggetto di controversia sempre più esacerbata tra gli agricoltori e il ministero competente tale da conquistarsi le prime pagine dei quotidiani nazionali già nell’ ormai lontano 1997.

Per lunghi dodici anni, le quote latte si levarono agli onori della cronaca come “problema”. Quegli anni ci insegnarono e ben presto imparammo che senza una politica autorevole che garantisca regole certe, visibili e coerenti per tutti, la degenerazione, la corruzione, il malcostume, il sopruso e il caos prendono  il sopravvento.

Eravamo nel 1997 quando fui chiamata da alcuni agricoltori modenesi, in qualità di avvocato, a tutelarli e a difenderli nelle sedi giudiziarie, contro il sistema delle quote.

Conoscevo il problema, ma ero ovviamente inesperta e digiuna della materia sotto il profilo giuridico.

Con me c’era tuttavia un grande alleata: la mia radicata convinzione che non stavo difendendo dei fuorilegge, nemmeno dei furbastri disonesti o degli anarchici individualisti che non volevano sottostare ai patti sottoscritti dal nostro governo con i partner europei! Non accettai l’incarico solo per tutelare il sacrosanto diritto costituzionale di ogni cittadino ad essere difeso anche in un settore poco conosciuto dagli studi legali, ma perché in quel momento storico era giusto e doveroso schierarsi al loro fianco.

Infatti proprio in quei mesi quando la mucca Ercolina simbolicamente capeggiava le proteste degli agricoltori, in una manifestazione pubblica in provincia di Reggio Emilia ebbi modo di confrontarmi pubblicamente con l’allora Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali Michele Pinto.

Espressi un concetto elementare. Ero lì in veste ufficiale di avvocato chiamato a tutelare degli agricoltori  perché la politica, lo Stato avevano abbandonato il loro compito primario di tutela e di garanzia.

Sarebbe bastato che la politica si rimpossessasse del suo ruolo corretto di interprete prima e di garante poi, mediante lo Stato, dei diritti e delle giuste aspettative dell’agricoltore, che – se così fosse stato – come legale, avrei dovuto abbandonare il campo.

Concetti elementari che ottennero l’assenso di tanti illustri relatori presenti, Ministro compreso!

Eppure sono dovuti passare ben dodici anni e otto governi perché ciò si realizzasse !!

Nel frattempo la Magistratura in tutti questi anni ci ha dato ragione a riprova che non stavo difendendo degli “agricoltori disonesti”, ma dei lavoratori, degli imprenditori, stavo dibattendo nei Tribunali del futuro di patrimoni zootecnici.
 

Dopo tante battaglie che possono servire a temprare lo spirito, anche questa contesa, come tutte le lunghe guerre era divenuta estenuante. 

Quando si rimane per troppo tempo in una situazione di limbo o di stallo inconcludente va a finire che anche l’irragionevole e l’illogico assume una sua dignità.

L’agricoltore di oggi rimane sempre appartenente ad una razza speciale, ma è pur sempre un imprenditore che in quanto tale ha necessità di chiarezza per potere individuare al meglio le possibilità di investimenti che siano almeno credibili. Per questo dico francamente che non ho capito e quindi non ho condiviso questo ultimo anacronistico colpo di coda di alcuni agricoltori che anche in questa ultima fase, sponsor e complici alcune associazioni di categoria (la Coldiretti per esempio non ha aderito), si è voluto ostentare scendendo in piazza con i trattori.

Una protesta mirata a dimostrare o ad ottenere non so quali nuovi traguardi per il nostro tormentato mondo agricolo. Forse si voleva  sancire che anche il mondo degli agricoltori si divide tra farisei e pubblicani, tra buoni e cattivi, tra onesti e disonesti ributtando ancora in alto mare il problema mentre al contrario erano già stati tutti esauriti tempi supplementari da dedicare a questa partita.

“Sarebbe bastato che la politica si rimpossessasse  del suo ruolo corretto di interprete  prima e di garante poi , mediante lo Stato, dei diritti e delle giuste aspettative dell’agricoltore che il problema trovava la sua logica soluzione

Nuove emergenze infatti credo che stiano bussando alla porta d’ingresso delle nostre stalle: credo che l’attuale prezzo del latte e la cronica crisi del parmigiano reggiano non  siano  gli unici problemi da affrontare e risolvere.

Le strade della improvvisazione o delle soluzioni a misura esclusiva del nostro tornaconto personale non sono più praticabili. Se dovessimo ripercorrere la strada a ritroso scopriremmo che molte associazioni di categoria degli agricoltori, sulla questione “ quote latte”, hanno accumulato in tutti questi anni anche molti errori. In alcuni casi sono stati protagonisti di colpe che non si sanano non si superano, non si dimenticano nascondendole con il  sollevare  polveroni o nubi fumogene.

Dopo la inaspettata bufera finanziaria mondiale e la conseguente insicurezza economica anche per molti italiani a cui si va ad aggiungere il recente terremoto, tutto questo ci ha insegnato che troppi tra noi non sanno più se abitano in case realmente sicure ed adesso più che mai, noi tutti  abbiamo bisogno di certezze.

Abbiamo bisogno di rassicurazioni che possiamo ottenere solo se noi per primi siamo disposti a ricercare una rinnovato rispetto per la verità, un ritrovato nostro senso del dovere.

Questo per dire che non sappiamo se poi la storia potrà essere maestra di vita, ma sicuramente per significare che ognuno di noi è un  costruttore di ”storia”, ma purtroppo, se non prestiamo attenzione,  anche di quella negativa.

In ogni caso per fortuna siamo già al giorno dopo le quote latte

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