Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno

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Cronaca di una ordinaria escursione in terra Elvetica da parte di Renzo e Prissy così come ci narra Ugolino

Da parecchio tempo ormai Renzo s’adopera per far tornare il sorriso a Prissy, dopo che la sventurata, traumatizzata dall’esiziale risultato elettorale, precipitò nel baratro oscuro della depressione più cupa.

Nonostante tutte codeste attenzioni tuttavia, Prissy rimane assente: lo sguardo vitreo perso nel vuoto, s’aggira per casa muta, stordita, con passo incerto, con il capo o le spalle avvolte nel foulard arcobaleno, ormai consunto e più simile che mai ad uno strofinaccio.

L’altrieri, approfittando di una giornata ottobrina mite e serena, Renzo l’ha condotta in gita.

Durante il viaggetto ha provato a distrarla parlando di argomenti vari, perfino di ciclismo, visto che si trova nel Varesotto, ma evitando accuratamente qualsiasi accenno a questioni inerenti alla politica in senso lato o, Dio non voglia, alla parola “elezioni”.

Giunto a Porto Ceresio tenta di interessarla acquistando i giornali che le sono cari: il Corriere della Sera, La Stampa, la prediletta Repubblica: poi la fa accomodare su una panchina di fronte al porticciolo. Nulla. Prissy non reagisce.

Allora s’avvia verso Ponte Tresa e costeggiando il Ceresio passa per Cuasso al Lago e Brusimpiano. Durante il tragitto, sperando di scuotere il suo nobile animo di animalista verdolina, si ferma di nuovo per farle ammirare e fotografare i cormorani. Le simpatiche bestiole, che ormai popolano a migliaia entrambe le rive del Ceresio, vivacizzano e mantengono vispa la fauna ittica: pare che per soddisfare il loro tenue appetito digeriscano all’incirca cinque quintali di pesce. Al giorno.

Durante la passeggiata sul lungolago le offre una smisurata coppa di gelato: mirtillo, albicocca, panna, pistacchio, puffo, limone, gianduia … un’esplosione di colori! Nulla.

Prissy apatica, abulica, accidiosa continua a guardare verso il nulla, in silenzio.

Poi Renzo ha un’idea brillante: la fa risalire in auto, varca il confine e si dirige verso Lugano. Da tempo immemorabile non la porta all’estero e poi sa che Prissy ha un debole per il formaggio con i buchi, forse proprio per via di un’affinità subliminale con le fosse nasali.

Lungo la strada prova a canticchiare “Addio Lugano bella” [1] : in fondo, pensa, gli anarchici sono parenti stretti della sinistra, politicamente parlando. Ma sarebbe stato meglio non l’avesse fatto: una lacrima riga la guancia cerea di Prissy. Non è dato conoscere se a causa dell’emozione per lo struggente ricordo anarchico o per l’infima interpretazione canora di Renzo.

Giunto ormai a Viganello [2] , poco prima di una curva e dopo una villetta c’è un piccolo spiazzo: si ferma, scende e coglie qualche campanula blu, tre fresie e le offre a Prissy: deve farsi perdonare l’atroce interpretazione di “Addio Lugano bella” e vuol provare ancora una volta a farla sorridere.

Da una vettura della Polizia elvetica seminascosta dalla vegetazione a fianco della villetta scendono due agenti:

          Buongiorno. Favorisca patente, libretto e passaporto o carta di identità. – Intima a Renzo il meno alto dei due con l’inconfondibile accento ticinese.

Renzo raccoglie i documenti e, porgendoli, tenta di scusarsi:

          Temo di non aver visto il divieto di sosta, stavo parlando con mia moglie, però se il cartello fosse esposto anche qui, non mi sarei certo fermato.

          Quale cartello? – interviene il più alto dei due – qui non si tratta di un’inf
razione al codice della strada. Lei ha commesso un grave illecito e rischia l’arresto.

          Arresto? – chiede allibito Renzo. Poi, collegando al volo la minaccia con i fiori raccolti, prosegue – Non sarà per questi due fiorellini che ho raccolto per mia moglie, vero? Si trovano in un luogo pubblico, quindi non sono di proprietà di quella villetta, né sicuramente appartengono a specie protette, visto che crescono spontaneamente e qui ce ne sono centinaia. Tuttavia non amo fare storie: se devo pagare una multa mi dica quant’è e provvederò immediatamente.

          Non c’entra neppure villa Rezzonico e non si tratta di specie protette. Il suo reato è  di altra natura: Lei ha decapitato sette fiorellini selvatici innocenti ed ha commesso un atto gravemente immorale: un reato che in Svizzera comporta l’arresto.

Prissy, scesa nel frattempo dall’auto, inizia una sorta di girotondo tenendosi per mano da sola, mentre Renzo comincia ad innervosirsi:

          Che cosa avrei fatto io? Ho dé-, ho de-ca-pi-ta-to dei fiorellini? Ma sta scherzando o dice sul serio?

          Le sembra che il mio collega Über stia scherzando? – interviene l’agente più corto con i baffi.

          Tu Gervasoni stai zitto. No, Signore, non sto scherzando. – riprende Über cambiando tono – La Commissione Federale Etica ha stabilito che il mondo vegetale ha piena dignità e valore morale, come quello animale e quello umano, e che perciò non è moralmente ammissibile danneggiarlo senza una valida giustificazione. Non mi sembra che Lei abbia una valida giustificazione …

Con le fauci secche ed il ronzio nelle orecchie che prelude alla perdita dei sensi, Renzo, con la bocca leggermente aperta, non riesce ad articolare suono, mentre Über prosegue con la calma e la pacatezza tipicamente svizzere:

          … Le piante hanno interessi propri e l’uomo ha l’obbligo morale di rispettarli. Possiamo sostenere che le piante siano capaci di avvertire i concetti di danno e di beneficio, nonostante siano sprovviste di sistema nervoso. Alcune conclusioni della biologia molecolare inducono a ritenere che nel re­gno vegetale vi siano numerosi processi e reazioni a livello cellulare non molto diffe­renti da quelli degli animali, animali con cui le piante condividono tre miliardi di anni di storia comune. Le piante sono capaci di scegliere tra diversi comportamenti e di adattarsi all’ambiente. Allo stesso modo degli animali, esse interagiscono in modo complesso con l’ambiente che le circonda [3] . Per cui, glielo ripeto, decapitando sette fiorellini selvatici innocenti ha commesso un atto illecito e gravemente immorale, per di più peggiorato dalla reiterazione, senza nesso alcuno con la benché minima giustificazione.

Lievemente ripresosi dal poderoso shock, Renzo sfodera la sua proverbiale astuzia e si appella al buon senso dell’agente Über:

          Il Nesso è con l’espressione di affetto che, attraverso i fiorellini, desideravo manifestare a mia moglie; ma mi rendo conto solo ora di quanto sciocca ed inconsistente sia la motivazione rispetto al grave delitto di cui mi sono macchiato. Però le giuro, sulla testa di mia moglie Prissy, che non ero a conoscenza di questa linea etica illuminata e più che giusta. Non mi arresti, la prego, mi dica come posso riparare alla pessima azione che ho commesso e lo farò.


         
Comprendo che Lei è in buona fede e, visto che il Rapporto emanato dalla Commissione Federale Etica è discusso in questi giorni in Parlamento e non è ancora stata delineata l’entità della pena, eviterò di condurla al Comando. Lei ora scaverà una piccola fossa e seppellirà delicatamente, come fossero bambini, i fiori che Lei ha decapitato. Non eleverò contravvenzione perché dovrei denunciare il reato, mettendola nei guai.

Renzo in silenzio s’inginocchia, trova una piccola zona di terra senza erba, discosta i sassi e, mentre comincia a scavare a mani nude, pensa fra sé:

“Da tempo immemore la Confederazione elvetica accoglie con amabile voluttà denaro di qualsiasi provenienza. Autocrati comunisti e gerarchi nazisti, trafficanti di armi e di droga, terroristi di ogni risma, mafiosi ed altri galantuomini consimili hanno seppellito negli ospitali e riservati forzieri svizzeri i frutti delle loro nobili imprese.

La Corte Costituzionale elvetica, forse ispirandosi alla buon’anima di Leonardo Conti[4], ha sancito che i depressi cronici, i malati mentali ed altri disgraziati affini, hanno diritto al “suicidio assistito”.

Ovviamente l’aborto è praticato comunemente, come ben si addice ad un Paese moderno e civile.

Però guai se si uccide o danneggia un animale: sembra che esista una norma che impone di anestetizzare i pesci prima di ucciderli. (Chissà se i cormorani lo sanno e lo fanno, mantenendo il pesce nel gozzo il tempo necessario perché perda i sensi?)

Peggio ancora se si osa recidere un fiore.

Dunque, meglio nascere arboscelli, fiorellini, perfino sterpi. Ma non uomini. Qui gli uomini, quando sono piccoli piccoli e sono estratti dal grembo materno, non li seppelliscono e certamente non li onorano con fiorellini. Li uccidono nelle linde cliniche e basta. Semmai ne traggono qualche impiastro per prevenire o cancellare le rughe delle dame radical-chic.”

Vedete a quali pensieri malvagi può indurre talvolta un fatterello insignificante?

Seppelliti i fiorellini e richiusa la piccola fossa, Renzo ringrazia e saluta gli agenti Über e Gervasoni, fa salire Prissy in auto e se ne torna in Italia.

Giunto dopo un lungo silenzio nei pressi di Melìde, invece di cantare di nuovo “Addio Lugano bella”, recita:

Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,      
che cacciar de le Strofade i Troiani
con tristo annunzio di futuro danno.

Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto ’l gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani.

…..

Allor porsi la mano un poco avante
e colsi un ramicel da un gran pruno;
e ’l tronco suo gridò: «Perché mi schiante?».

Da che fatto fu poi di sangue bruno,
ricominciò a dir: «Perché mi scerpi?
non hai tu spirto di pietade alcuno?

Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
ben dovrebb’ esser la tua man più pia,
se state fossimo anime di serpi».
[5]

 

Poi, rivolgendosi a Prissy con l’animo ancora scosso, le chiede:

          Secondo te, Prassede, in Svizzera sanno chi furono le Arpie?

Prissy non risponde e canticchia “Addio Lugano bella”.



[1] Popolare canzone anarchica scritta da Pietro Gori nel 1895.

[2] Quartiere di Lugano il cui territorio è caratterizzato da una zona piana estesa fino al fiume.

[3] Libero – 15 ottobre 2008. “Meglio nascere cespugli che bambini” di Luigi Santambrogio.

[4] Conti Leonardo ( a : Lugano 24 agosto 1900 – w : Norimberga 6 ottobre 1945) svolse un importante ruolo nell’Aktion T4, il programma di eutanasia promosso da Adolf Hitler per l’eliminazione dei disabili. Negli anni successivi fu uno dei maggiori sostenitori attivi dei disumani esperimenti medici sui prigionieri dei campi di concentramento, che coordinò in maniera parallela a Josef Mengele.

http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Conti

[5] Inf. Canto XIII

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