Questo 25 aprile dopo oltre sessant’anni.

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Vi racconto come ho vissuto e preso nota di questo evento,che se pure da me non è stato vissuto in presa diretta ha sempre rappresentato ""Il 25 aprile"" anche dopo oltre sessant’anni.

Migliaia i modenesi al comizio con inedita lettura del presidente della Provincia Sabbatini di un bellissimo e profondo scritto redatto dallo statista Aldo Moro ucciso dalle Br esattamente 30  anni fa.

Un discorso che ha posto l’accento sul grande senso della responsabilità dei politici che nel nome dell’antifascismo, sulle rovine della guerra di Mussolini,  hanno posto le fondamenta della nostra repubblica democratica, nonostante le inevitabili divergenze ideologiche.

Tempi nei quali  “De Gasperi e Togliatti seppero superare divisioni politiche ed ideologiche per il bene del Paese e per la costruzione del suo futuro democratico”, ha annotato Aude Pacchioni nell’editoriale del periodico dell’Anpi “Resistenza ed Antifascismo” diretto dallo storico Rolando Balugani.   

Tantissimi i modenesi presenti in piazza Grande per i festeggiamenti del 63° anniversario del 25 aprile, giorno della Liberazione dal regime nazifascista e data della fine di una devastante  quanto sanguinosa guerra voluta da Mussolini che non fu la guerra voluta, richiesta e desiderata dagli italiani. Liberazione per la quale tanti partigiani e partigiane hanno dato la vita o rischiato la vita, supportati  dagli Alleati angloamericani decisivi nella sconfitta del regime totalitario nazista.

Un anniversario speciale per la concomitanza con il sessantennale della promulgazione della Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Per la prima volta per il nostro paese veniva riconosciuto il voto alle donne, per me un particolare non di poco conto.

Anche quest’anno il 25 aprile avrebbe dovuto essere un momento di pacificazione nazionale e di condivisione dei valori della nostra Repubblica italiana.

Invece no. Addirittura il futuro premier Berlusconi, invece di prendere parte ai festeggiamenti e di rilasciare dichiarazioni sulla fine della guerra e sulla nascita dell’Italia Repubblicana e sulla Costituzione, tace ed invita a casa sua il neoeletto Ciarrapico, autodefinitosi pochi giorni fa pubblicamente ed orgogliosamente un “irriducibile fascista ”, Proprio nell’ottobre del 2008 ricorrerà il 70° anniversario della morte dell’editore modenese ebreo Angelo Fortunato Formiggini che si buttò dalla Ghirlandina pochi giorni dopo la promulgazione per protestare contro una legge che non gli consentiva più di essere un cittadino italiano in quanto esponente della comunità ebraica.

Comunità ebraica che ha dato uno straordinario contributo di sangue sia nel Risorgimento sia durante la prima guerra mondiale: italiani ferventi patrioti in tutto e per tutto. Leggi razziali con le quali gli italiani non hanno ancora fatto i conti, a differenza dei tedeschi, praticando la solita morale autoassolutoria con il ricorso al solito luogo comune “italiani brava gente”.

Un’altra assente ingiustificata alle celebrazioni del 25 aprile è stato il senso del rispetto.A Milano alcuni esponenti di An hanno chiesto di mettere foto e nomi dei combattenti di Salò nel sacrario dei partigiani della città. Richieste irricevibili, una vera e propria provocazione che ha innescato le solite polemiche. Polemiche che sono causa ed, al tempo stesso, l’effetto di una tendenza storiografica revisionista dove non si distingue più chi stava dalla parte giusta e chi da quella sbagliata: un processo di delegittimazione della lotta partigiana e della conseguente Carta Costituzionale Repubblicana e forse anche della storia democratica del nostro paese: una tendenza che è forse sintomo di una tentazione totalitaria non mai sopita sulla falsariga del titolo di uno scritto del grande politologo francese Jean Francois Revel?

Intollerabile questa continua delegittimazione della Resistenza e della Costituzione Repubblicana. Una delegittimazione che non è condivisibile anche per il modo volgare in cui spesso si manifesta.

Una supponenza arrogante che a volte lascia intendere una sottile derisione rivolta a chi non transige  sulla nobiltà e sull’imperativo morali testimoniare certi valori che appartengono alla dignità della persona

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