Quell’Undici settembre di cinque anni fa…

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Ancora oggi tutti ricordano dove si trovavano quando hanno appreso la notizia dell’attacco terroristico americano. Tutti ricordano la tensione e lo sconforto. Tutti ricordano le domande che si sono poste: sarà la terza guerra mondiale? Per ora no, ma chissà. Abbiamo chiesto in giro impressioni, valutazioni e giudizi aggiornati ad oggi. I modenesi interpellati così si sono espressi.

Ancora oggi tutti ricordano dove si trovavano quando hanno appreso la notizia dell’attacco terroristico americano. Tutti ricordano la tensione e lo sconforto. Tutti ricordano le domande che si sono poste: sarà la terza guerra mondiale? Per ora no, ma chissà. Abbiamo chiesto in giro  impressioni, valutazioni e giudizi aggiornati ad oggi. I modenesi interpellati così si sono espressi.

 

1)       Il mondo occidentale ha dichiarato guerra a questo esercito che può risiedere ovunque e che non indossa divise militari. Lei si sente in guerra’?

 

Nicola, 51 anni, corriere. No, non mi sento in guerra. La guerra la faccio fare agli altri. Sono un fatalista, può succedere a tutti, è inutile stare troppo a guardarsi intorno preoccupati. Anche il magrebino più normale può essere un terrorista, così come ogni italiano regolare può appartenere ad esempio alla Brigate Rosse. Ci vuole dialogo, ci vuole comprensione, ma soprattutto ci vuole l’arresto di Osama Bin Laden. Colpire al cuore il nemico è l’unica soluzione.

 

Salvatore, 29 anni, muratore. Sì mi sento in guerra. Ma neanche io ho la divisa, e neppure le armi. Posso combattere un nemico invisibile solo con l’attenzione. Mi guardo intorno e provo a capire se qualcuno è pericoloso. Prendo spesso il treno e la tendenza ormai è controllare chi sale con me, anche per capire se ci possono essere dei problemi.

 

Luisa, 59 anni, commerciante. A Modena ancora questo terrore diffuso non lo sento. E’ chiaro però che i cittadini stranieri, soprattutto arabi e magrebini, sono visti con paura. Ma più che per la possibilità che siano terroristi soprattutto perché rischiano di essere rapinatori. Non sono in guerra, non voglio entrare in guerra.

 

Sara, 19 anni, studentessa universitaria. Ho paura. Ho visto diversi documentari sull’11 settembre e credo che siamo entrati in un mondo diverso. I terroristi vivono in un mondo parallelo a quello del resto dell’umanità, è impossibile farli recedere. E allora il rischio è quello di abituarsi, sarebbe la fine del mondo. Non possiamo rispondere alle loro provocazioni con l’indifferenza.

 

Marco, 37 anni agente di commercio. Mi sento in guerra. E’ una guerra non convenzionale, non giocata ad armi pari perché noi usiamo il dialogo, mentre loro usano i loro corpi e si fanno saltare in aria. Questa è la differenza.

 

 

2)       Dopo 5 anni vede qualche risultato positivo?

 

Nicola. Nessuno. Colpiscono in modo regolare e puntuale. Solo che fortunatamente fanno meno vittime di quelle dell’11 settembre.

 

Salvatore. Qualcosa è migliorato. Mi riferisco in particolar modo alle misure di sicurezza: ci sono più controlli, ma è difficile tenere d’occhio migliaia di persone.

 

Luisa. Ho un dubbio che continua ad attanagliarmi: l’attentato sventato a Londra è vero oppure è solo una mossa mediatica per rassicurare il mondo occidentale? I terroristi attaccano e noi non possiamo difenderci. Basta ascoltare il telegiornale: in Iraq continuano a mietere vittime. E allora nulla è cambiato.

 

Sara. Almeno non colpiscono più con facilità. Qualcosa è cambiato, anche perché il mondo civile si è mosso seriamente. Adesso tutti siamo meno intolleranti verso i controlli. Prima dell’11 settembre non avremmo tollerato perquisizioni decise e metal detector addosso.

 

Marco. In Italia mi pare che qualcosa sia stato fatto, magari anche andando contro la legge come nel caso dell’imam rapito. Ma dobbiamo scendere sul loro stesso piano per combatterli. Ad ogni azione ne segue una uguale e contraria.< o:p>

 

 

3)       Ritiene che siamo allo scontro tra  due civiltà e quindi di portata planetaria o in presenza di un conflitto contro un fanatismo di minoranze.

 

Nicola. E’ fanatismo di minoranza. Non voglio pensare altrimenti. Altrimenti credo che in Iraq non ci sarebbe più traccia di soldati occidentali e i terroristi non prenderebbero di mira i civili. Lo scontro tra civiltà avviene nelle città, dove l’integrazione è difficile da accettare e da programmare. Ma qui solo il tempo ci darà ragione.

 

Salvatore. E’ una minoranza che però rischia di fare proselitismi se si continua su questa strada. Non è ammissibile che l’occidente vada a far guerra a casa loro in nome di cosa? Del petrolio. Questo è deleterio per tutti noi, che magari ci sforziamo di capire l’altro.

 

Luisa. Lo scontro tra civiltà è quotidiano e non può venire a galla solo quando ci sono attacchi terroristici con tanti morti. Bisogna smettere con le scuole coraniche chiuse nei palazzoni “regalati” agli immigrati. Bisogna smettere con gli arresti e le scarcerazioni facili. Chi sbaglia deve essere espulso. Non facevano così con gli italiani emigrati in America. Sacco e Vanzetti vennero condannati solo perché il sistema li voleva colpevoli, quindi anche da noi ogni tanto non sarebbe sbagliato questo atteggiamento.

 

Sara. Sono minoranze quelle che attentano alle nostre vite. Ma è chiaro che hanno tanti fiancheggiatori che accettano il loro modus operandi. E’ altrettanto vero che con queste persone non bisogna avere rapporti, perciò mi piacerebbe che le televisioni smettessero di dare risalto alle dichiarazioni dei terroristi. Oscurarli ed impedirgli di apparire è il primo strumento che abbiamo a disposizione. Chiuderli la bocca per evitare che spargano il loro ideale.

 

Marco. Ogni tanto ho il dubbio che tutto sia iniziato per un gioco drammatico. Uno scontro Bush Osama che si sfidavano. Osama ha colpito e poi si è trovato a capo di un sistema che neanche lui pensava di poter organizzare. Sono solo eresie? Lo spero, ma qualcosa non quadra. Altrimenti quell’assassino sarebbe già in gabbia. Sulle sue tracce ci sono tutti i servizi segreti più imponenti e tecnologicamente avanzati del mondo e non sono ancora riusciti ad acciuffarlo. Ma per favore.

 

4)       Si parla di pacificazione in IRAQ mediante il coinvolgimento (come nuovo gendarme) dell’IRAN.Ne valeva la pena fare la guerra?

 

Nicola. Non non ne valeva la pena. Ma si sa che gli interessi economici hanno di molto superato l’aspetto etico della vicenda.

 

Salvatore. Ma quale pacificazione tramite l’Iran. Questa è un’altra mossa made in Usa. Ti do qualcosa per tenerti buono e avere un alleato. Questa volta però c’è il rischio di bruciarsi perché l’Iran non mi sembra molto convinta di abbandonare il nucleare con la promessa di contare di più in Iraq. Fino a prova contraria partirebbe una guerra civile: shiiti contro sunniti. E allora altri 10 anni di scontri non ce li toglierebbe nessuno.

 

Luisa. Valeva la pena andare in Iraq perché c’era un dittatore come Saddam che andava rimosso. Magari era più logico farlo nel 1991 con Bush sr., adesso speriamo che sia definitivamente finito tutto e che la popolazione possa tornare a vivere, tornando ad essere fucina di civiltà e di scienza come vuole la loro tradizione storica.

 

Sara. Non era giusto fare guerra. Non in nome del petrolio. Ho amici che sono stati in Iraq come volontari di associazioni umanitarie e mi parlano di situazione critica e ad alto rischio. I soldati non fanno i soldati e i civili vivono con la paura di attentati. Via dall’Iraq, ma allo stesso tempo evitiamo che sia l’Iran a pacificare perché la guerra civile è dietro l’angolo.

 

Marco. Via subito dall’Iraq, ormai il nostro compito è finito. Abbiamo pacificato, adesso rischiamo solo che i nostri militari diventino obiettivi di guer
ra per i terroristi. A meno che non siamo là per aiutare a costruire oleodotti per arricchire l’occidente.

 

 

5)       C’è chi parla di scontro fra religioni. Per vincere dovremo  consolidare la nostra fede cattolica?

 

Nicola. Lo ha detto il Papa. Senza Dio siamo più pericolosi per i mussulmani. Sono d’accordo perché senza una guida ed un etica cattolica torneremo alle leggi della giungla e allora nulla ci impedirebbe di andare a muovere guerra all’Islam.

 

Salvatore. Non c’è scontro tra religioni perché i vari esponenti religiosi continuano ad invitare al dialogo e alla tolleranza. La religione è solo un vestito dietro cui celare l’alibi del terrorismo e degli interessi economici.

 

Luisa. Dobbiamo riscoprire la nostra identità cattolica, anche per contrastare la loro indole mussulmana. Siamo tutti fratelli? E allora perché le donne girano con il volto coperto e devono camminare dietro al marito. Fin dagli aspetti culturali è evidente che siamo di fronte a religioni molto diverse che in comune hanno solo il monoteismo. Non è scontro tra religioni, ma c’entra anche questo. Lo dice la storia.

 

Sara. Sono atea. Io non credo che si debba rafforzare la nostra fede religiosa. Il dialogo è necessario, ma non nego che ammiro il Papa per quello che sta continuando a dire: stop alle guerre da uno e dall’altro lato.

 

Marco. La religione non è parte in causa. Siamo di fronte ad uno scontro tra piccoli gruppi estremisti e l’occidente intero. Il cattolicesimo può solo cercare di mediare. Speriamo che abbia la forza di farlo.

 

 

6)       Dopo cinque anni dall’11 settembre…risultati  alla mano quale capo di stato occidentale o uomo politico ha dimostrato di avere visto giusto con le sue decisioni o raccomandazioni?

 

Nicola. Nessuno. Tutti hanno perso, perché dopo l’11 settembre hanno colpito anche Spagna e Inghilterra. Non mi sembra che l’occidente sia intoccabile.

 

Salvatore. Forse Zapatero che ha ritirato le truppe dall’Iraq e adesso si pone come mediatore sulla vicenda. Ma io non sono d’accordo con lui. Le truppe dovevano restare là.

 

Luisa. Il Papa è quello che più mi piace. Continua a proclamare la pace e il dialogo. Se lo ascoltassimo di più.

 

Sara. Zapatero ha impersonificato la volontà di molti spagnoli e occidentali. Ha fatto bene a ritirarsi dall’Iraq, anche se ha dovuto pagare in patria un grave pegno, nonostante che quell’attentato sia stato funzionale alla sua elezione.

 

Marco. Mi ripeto. Non ho preferenze perché il gioco è finito male.

 

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