Quei 21 grammi

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“21 grammi”

 Questo, secondo una nota teoria [1] sarebbe il peso dell’anima.

Mistero e credulità a parte, manca la certezza di questo dato e ormai questa teoria appare ai più come risibile e infondata ma, qualche volta, gli eventi cui quotidianamente siamo costretti ad assistere fanno pensare che certe persone non abbiano bisogno di arrivare alla conclusione della loro vita per perdere “quei 21 grammi”.

Vivono, perché respirano, mangiano e compiono ogni altro normale gesto e atto umano…ma l’anima sembrerebbe averli abbandonati da tempo.

Penso a chi ha spento lo sguardo luminoso di tanti, troppi bambini, famosi loro malgrado, o sconosciuti, penso alle vittime di violenze terribili e gravi e violenze meno gravi ma sempre odiose e terribili,  verso le donne, i vecchi e comunque verso il prossimo.

 Anche il semplice “mobbing”. [2]

E colpiscono profondamente, nonostante l’assuefazione, eventi come quello di Kandahar [3] , un attentato contro una colonna di militari canadesi, o come l’ennesima strage compiuta da un palestinese, travestito da religioso ebreo, che ha fatto irruzione nel più importante collegio rabbinico di Gerusalemme Ovest [4] …Come pure colpisce la notizia di chi, nel mezzo di un affollato mercato, uccide, con sé stesso,decine di innocenti civili, o la subdola azione di una giovane, che bussa alla porta di uno sceicco [5] , e una volta in sua presenza, si fa esplodere, giovane impropriamente definita “kamikaze” dai giornalisti, quando è più giusto chiamarla shaid. [6]

E quando gli shaid si fanno esplodere c’è l’uscita dell’anima dal corpo, l’uscita di quei “21 grammi”…uscita un po’ violenta per la verità, ma il dolore che prova è come quello della puntura di una zanzara.

Almeno questo è ciò che viene loro inculcato, da chi, così colpevolmente, li plagia, fino al punto da ottenere che sia annientato in loro il più potente degli istinti umani, quello della sopravvivenza.

E se la violenza di ogni guerra, da chiunque sia combattuta, nei tanti conflitti che, in ogni parte del globo, seminano disperazione e morte, è intollerabile, lo è ancora di più quella dei predetti “shaid”, di questi “sé spappolatori”, come vengono definiti in un notevole articolo di Bice ( www.dabicesidice.it/articolo.asp?file=108bisdieffe.xml )

Lo è ancora di più per la viltà del gesto, che non colpisce solo obiettivi militari ma innocenti civili.

Ma, soprattutto, è intollerabile per la sua  assurdità.

Perché tutti, atei e credenti, giovani e vecchi, sani e ammalati, felici o disperati, non desideriamo altro, per noi stessi e soprattutto per chi amiamo, che “quei 21 grammi” non ci lascino, che “quei 21 grammi” ci permettano ancora di camminare, di pensare, di parlare, di sognare.

Abbiamo ancora tante cose da fare.

[1] http://www.ghostweb.com/soul.html 21 grammi è il peso che perde il corpo umano al momento della morte.

Si tratta di un articolo pubblicato su una prestigiosa scientifica rivista americana nel’aprile del 1907 dal dottor. Duncan MacDougall, dell’Università del Massachussets

[2] …che tanto semplice non è e del quale, proprio per difendere e non dimenticare chi ne è oppresso, scrivo in un altro contributo.

[3] Otto persone sono morte e altre 27 sono rimaste ferite in un attentato compiuto il 10.4.2008 da un terrorista suicida a bordo di un’autobomba che ha preso di mira un convoglio di militari canadesi  nella città di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan.

[4] Un palestinese travestito da studente religioso ebreo, si è infiltrato nel collegio rabbinico Merkaz ha- Rav di Kiryat Moshe, un quartiere della zona Ovest della città abitato in prevalenza da ortodossi.

[5] Una donne kamikaze si è fatta esplodere davanti all’abitazione di uno capo tribale a Kanaan, a nord-est di Baghdad, uccidendo due persone oltre al suo bersaglio, lo sceicco Thaeir Ghadhban al-Karkhi. Altre due persone sono rimaste ferite.

[6] shaid, cioé un “testimone di Dio” un “martire”

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