Quattro passi tra i ricordi della nostra storia maestra di vita. Personaggi noti e meno noti che si raccontano per i più giovani

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Ai miei tempi, quando Lucio Battisti cantava “Il mio canto libero” e i Pink Floyd si insinuavano d’imperio nella mia raccolta di dischi, solitamente indossavo pullover di Missoni e Versace, che all’epoca erano di rottura rispetto all’abbigliamento convenzionale richiesto per le manifestazioni politiche, ma rappresentavano, visto il gradimento che suscitavano agli occhi degli astanti, le prime avvisaglie di una nuova cultura che premiava anche chi  faceva sfoggio del suo “apparire”.
Proprio quest’estate, in vacanza, ho incontrato una amica testimone ben  informata di quegli anni perduti. La stessa sera, a cena in numerosa compagnia, costei spiegò ai commensali che qualcuno tra i politici della sua città, chiedeva ancora di me. A quel punto la curiosità tra i commensali reclamò soddisfazione per saperne di più. Ella spiegò che si domandano dove fossi sparito, come mai mi fossi perso, perchè io, grande speranza tra i politici emergenti, mi fossi ad un certo punto defilato e dileguato.
Bei tempi quando venivo considerato un emergente dotato di plurime qualità ed ero individuato con una dotta citazione: «Biondoeraebelloe di gentile aspetto» (Dante Alighieri, Purgatorio, Canto III).
Ma come per il sommo poeta «…nel mezzo del cammin di sua vita..» nel più bello fece perdere le sue tracce.
Cosa successe?
 
C’era una volta… “Re Artù era in attesa del Lancilotto per sferrare l’attacco finale contro i suoi nemici.
Il prode cavaliere era già in sella al suo cavallo fin dall’imbrunire per poter raggiungere all’alba il proprio re quando nella lunga galoppata un chiodo che fissava un ferro degli zoccoli dell’animale si allentò per poi levarsi. Lancillotto non si accorse che anche un secondo chiodo si sfilò procurando così la perdita, dallo zoccolo dell’animale, del ferro che gli consente lunghi percorsi. Il cavallo ben presto, si azzoppò.
Lancillotto fu costretto a fermarsi e non giunse mai a dar man forte ad Artù che, senza la presenza del suo valoroso cavaliere,  fu sconfitto.
Morale:  un chiodo fece perdere la guerra a re Artù e alla sua armata!!
 
Sembra incredibile, ma nella vita una serie di concause o eventi incontrollati possono mettere in moto una sequenza di cause – effetto che portano ad un ridimensionamento di immagine o di status, fino a mutare completamente il percorso della storia personale di ognuno.
 
Può bastare una cambiale non onorata, anche se di  importo appena sufficiente per acquistare un maglione di Missoni, per fare crollare una azienda di importante fatturato.
Il sistema non ti condanna per la cifra in sé, ma per la  credibilità che perde da quel momento la tua firma. Non sei più una garanzia, un individuo affidabile, perciò, per l’uomo comune, scattano dure regole.
Viene disposto il rientro immediato degli affidamenti bancari, ti vengono lasciate 24 ore di tempo per restituire 800 milioni, che fino al giorno prima il sistema bancario ti aveva dato in prestito, il panico si impossessa dei fornitori e la tua persona è annientata.
È come se ti buttassero in un mare in burrasca, carico di una pesante zavorra, con le braccia legate e pretendere che rimanga a galla.
Sono momenti turbolenti che ti fanno capire che la partita che stai giocando la stai perdendo. Ne hai conferma quando arrivano in soccorso avvocati e commercialisti che ti consigliano di chiedere “il fallimento”. Come è possibile questa improvvisa catastrofe?
È sufficiente appoggiare una cambiale invece che all’ agenzia n.8 della tua banca, all’agenzia n. 3 dove nessuno ti conosce e questo insignificante disguido può dare il via al cambiamento della storia della tua vita.
Per colpa di un chiodo perduto chissà dove, re Artù perse una guerra.
Per un errore di battitura, su una macchina da scrivere, in una finanziaria di Roma la propria vita cambia percorso perché una cambiale di poche centinaia di lire viene protestata…
Quando si compie la catastrofe non ti rimane che la libertà di assistere passivamente a quello che viene deciso dei tuoi averi, dei tuoi beni.
Di fronte al leone ferito anche  lo scemo del villaggio si presenta  per prenderlo a calci e ti sembra di assistere ad una gara a chi ti sfregia di più.
Pensi ai bei tempi quando avevi gli sguardi puntati su di te per l’ammirazione e andavi al cinema a vedere il Padrino. Pensi alla scene finali di questo best seller e all’episodio in cui Mike è al battesimo del nipote e contemporaneamente fuori dalla chiesa i suoi uomini sanano tutti i conti in sospeso. Ci si nutre di sola cattiveria e si diventa intimamente violenti e pieni di rancore.
A quel punto ti accorgi che per correttezza, per buon gusto, galateo e per ragioni oggettive è  bene che la tua vita pubblica venga abbandonata. Davanti a te appare come uno schermo con scritto “continua alla prossima puntata”, ma quella puntata la vedrai poi interpretare solo da altri attori, anche se mediocri. A te rimane una forte nostalgia di ritornare su quel palcoscenico… mentre il tempo ha fatto la sua parte e il viale del tramonto si avvicina sempre più!
 
Per come si sono svolti gli eventi, per l’educazione ricevuta e per gli imperii di quei tempi, ho fatto la cosa giusta. Se mi si ripresentasse l’occasione vorrei poter avere uno sbocco diverso. Sarei curioso di sapere come, in quel caso, si sarebbe sviluppata la mia storia e quella della città in cui operavo…..
Ai giovani dico oggi di non sfidare la vita e la natura per partito preso, ma di farlo tutte le volte che lo ritengono opportuno, ma soprattutto quando gli interlocutori sono certi uomini sbagliati, con le loro leggi sbagliate, nell’auspicio che abbiano la piena consapevolezza di ciò che sono veramente e che riescano così ad essere gli artefici della propria esistenza.

 Luciano Martelli

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