Quanta distanza corre fra una slot machine e una scheda elettorale?

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Mentre per legge si chiuderanno le sale gioco nelle vicinanze delle scuole  e altre strutture sensibili, avanza indisturbato il nuovo e più terribile protagonista: il gioco via Web, al di fuori di ogni controllo, nel quale ognuno può rovinarsi da solo, senza possibilità di intervento per fermarlo 

 


In Emilia Romagna, nel giro di un anno, le tabaccherie, i bar e le sale gioco che si trovano nel raggio di 500 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture sanitarie dovranno abolire i videogiochi.  Domenica ho letto, riportata su QN, la voce di due protagonisti. Un barista lamenta di rimetterci cinquemila euro al mese; un giocatore incallito invece trova giusto il provvedimento perché “le slot machine mi hanno avvelenato. Ho continuato finché non ho finito tutti i soldi. Ho raggiunto il baratro ma non riesco a fermarmi”.

Invece il terzo protagonista tace: lo stato, al quale va la responsabilità, negli anni, di avere consentito il diffondersi del gioco d’azzardo, con il sospetto che la sua inattività di prevenzione derivi dagli introiti.

Mentre già avanza il nuovo e più terribile protagonista: il gioco via web, al di fuori di ogni controllo, nel quale ognuno può rovinarsi da solo, sena possibilità di intervento per fermarlo e non basta dire che i grandi speculatori, capaci di manovrare milioni e miliardi in questi modi, sono altrettanto colpevoli di chi s’arricchisce con le armi o con le droghe, perché la domanda se siano leciti o meno può avere un senso soltanto quando è stata messa a tacere l’altra: fa bene o fa male.

La responsabilità personale! Ognuno sottolinea le responsabilità degli altri: il barista trova il provvedimento inutile perché i giocatori si sposteranno in altri locali o eventualmente verso altri giochi; il giocatore non dà la colpa a se stesso, ma alle macchinette. Lo stato tace perché non sa a chi dare la colpa e intanto incassa, a fin di bene ovviamente.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” ha detto Ghandi, perché se non cambi tu come puoi pretenderlo da altri? Infatti ci sono stati esercizi che hanno rinunciato alle slot senza bisogno di nessuna legge.

Più che il caso specifico, citato perché di attualità, m’interessa ragionare sul concetto generale e mi viene spontanea la domanda: quanta distanza corre fra una slot machine e una scheda elettorale?

Anche in politica siamo tutti pronti a lanciare improperi sulla vil razza dannata dei nostri politicanti i quali, in verità, nella maggior parte del territorio italiano sono eletti liberamente da noi e li rieleggiamo nonostante abbiano già abbondantemente dimostrato di che pasta siano fatti. Non parlo di partiti o movimenti: parlo di persone, perché la prima e unica vera rivoluzione nasce dall’eleggere persone migliori, le migliori in lista!

Si sono impegnati a metterci le catene: una volta scelto il movimento, gli eletti ti scivolano addosso obbligatoriamente però, diceva Martin Luther King, “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fare nulla per cambiarla”.

 

 

 

 

 

 

 

PS: Non ho l’autorevolezza o le capacità per rendere un adeguato omaggio a Roberto Armenia; posso solo pensare a quanta cultura ha seminato e, se non tutta, come racconta la parabola evangelica, una parte produrrà nelle prossime stagioni buoni frutti e in essi Roberto Armenia sarà ancora con noi.  Buon viaggio nella luce!

 

 

 

 

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