Quando non si sta più a tavola insieme

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Se non si riesce più a stare a tavola insieme, c’è qualcosa che non va e, secondo me, può succedere soltanto quando la politica si assomma alla mancanza di rispetto umano per l’altro.

 


Infine è fallita anche la cena da Carlo Calenda che aveva invitato Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni, quattro persone alleate e impegnante sullo stesso fronte negli ultimi due anni. Zingaretti, a corto di idee sue, ha già organizzato una controcena; chissà, visto l’esito della calendola, se preferirà limitarsi a un panino da MacDonald.

Se non si riesce più a stare a tavola insieme, c’è qualcosa che non va e, secondo me, può succedere soltanto quando la politica si assomma alla mancanza di rispetto umano per l’altro. Una volta, nonostante le ideologie contrapposte, le battaglie e i conflitti dialettici, c’era sempre il modo di riappacificarsi mettendo i piedi sotto la stessa tovaglia imbandita anche solo di un bicchier di vino o una pizza e non per chissà quale secondo fine.

Semplicemente si riconosceva all’altro la serietà e la buona volontà nelle sue idee.

Non c’è più distinzione fra persone ed idee; se sei contro di me vali zero, non ti sopporto neanche umanamente, vorrei distruggerti totalmente.

Riassunto in un riga sola, la politica è come i social, amandosi specchiare soltanto con gli uguali.

Non sanno però, avendolo io provato nella mia piccola Fiorano, cosa si perdono, demonizzando gli altri, in termini di arricchimento, di approfondimento delle proprie convinzioni confrontandole con le altre, di giusto dimensionamento di ogni confronto dialettico.

Soprattutto non sanno quale piacere sia vuotarsi reciprocamente da bere fra uguali, seppure contrari.

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