Quando la sensibilità e’ a senso unico.

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Ad Abu Dhabi lo sponsor del Real Madrid toglie la croce allo stemma della squadra. A Bergamo si proibisce il presepe e il parroco si defila  - per evitare strumentalizzazioni -.

Non so se essere contento o dispiaciuto. Mi riferisco alla notizia divulgata dagli organi d’informazione che un noto club di calcio spagnolo, il Real Madrid,  ha tolto dal suo simbolo, o meglio dalla corona, la croce.

Cito testualmente. Il simbolo cristiano non piace agli sponsor della squadra dei Los Merengues, precisamente la Banca nazionale di Abu Dhabi che fa sapere – Di non gradire la croce, perché nei paesi musulmani ricorderebbe i massacri delle crociate, eterna macchia nella storia del cristianesimo -. Per ora il blocco si limita alle carte di credito emesse dalla banca, in futuro si vedrà.  Oh,  amletico dubbio.

Mi sento contento perché, come si suol dire, a calare le braghe questa volta sono gli spagnoli e non noi italiani che quando andiamo in un paese arabo, la prima cosa che facciamo e quella di toglierci dal collo il crocefisso d’oro, regalo della prima comunione o della cresima. Questo, per non urtare la sensibilità di quella popolazione.

Sono al contempo dispiaciuto in quanto, ancora una volta, la sbandierata integrazione fra i popoli e le religioni, finisce in cavalleria. Di fronte al dio denaro non si ha neanche la forza di replicare semplicemente ricordando che, – Si, va bene, ma voi  mandavate  le vostre galee, battenti bandiera con la mezza luna, a depredare le coste del mediterraneo. Marcantonio Bragadin, mica si è scuoiato da solo. Sono passati 443 anni dalla battaglia di Lepanto -. Quindi, c’è da chiedersi se in Abu Dhabi si legga un’altra storia. A quei tempi c’erano lupi e agnelli da entrambe le parti. Non sarebbe ora di mettere una pietra tombale sul passato? Dico ciò, perché se nel 2014 chi detiene il potere economico riesce a imporre, in ambito sportivo, una clausola che sa di limitazione alla libertà di religione che ogni essere umano deve avere, sia esso islamico, cristiano, mormone, ebreo, buddista o altro,  figuriamoci se questi signori avessero quello militare.

Torniamo agli affari di casa nostra. Dobbiamo dire che quanto sopra scritto dovrebbe essere inviato al preside della Scuola De Amicis di Bergamo e per conoscenza al parroco Don Mario Carminati che non ha la stoffa, ma diciamo pure neanche la fodera, di qualche suo collega che compie il servizio pastorale in zone ad alto rischio. Infatti, spesso, qualche rappresentante della religione cattolica ci lascia la pelle. Invece Don Mario, molto ecumenicamente, si accomoda in platea con un – Evitare strumentalizzazioni della vicenda. Altrimenti diventiamo noi gli integralisti che fanno le crociate -. Strano modo di ragionare questo, del Don Abbondio di Bergamo (si vede che la vicinanza con quel ramo del lago di  Como, è contagiosa).

Da che pulpito viene la predica! Mai detto fu più azzeccato. Proprio lei che rappresenta quella chiesa cristiana che vede come fumo negli occhi i preti refrattari (il termine le ricorda qualcosa?) che osano portale ancora l’abito lungo e celebrare la messa in latino, non capisce che abolendo, in casa nostra, le tradizioni legate alla religione cattolica, è un invito a nozze per islam non certo moderato. Personalmente, se fossi un suo parrocchiano, cercherei un altro rappresentante per la mia anima. Magari, cercandolo in una parrocchia vicino a un fiume (diciamo a Brescello) e non verso lago. Ci sarà pure rimasto un Don Camillo nel clero! 

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