Quando la politica squalifica se stessa

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di Alberto Venturi

Beppe Grillo, definendolo ‘un uomo solo al comando’,  paragona Matteo Renzi ad Andrea Lubitz, il copilota dell’Airbus, per sostenere che il primo ministro porterà l’Italia alla rovina. Lo fa sul suo blog, con tanto di vignetta.

E’ un linguaggio da satira e da uomo di spettacolo che si inserisce in un confronto politico, già a un livello di decenza pari al Mar Morto rispetto allo zero altimetrico. In più, mi sembra, Grillo esagera nella sostanza, anche se un fondo di verità c’è; sicuramente sbaglia il momento e credo arrivi a conclusioni sbagliate.

Anch’io sono convinto che il carattere di Renzi, la concentrazione di potere nelle sue mani e in quelle del suo gruppo, il bisogno di rottamazione del nostro Paese utilizzato come clava contro ogni dissenso interno, costituiscono un handicap perché impediscono un confronto serio, ma non per questo tutto ciò che la testa partorisce può essere detto e quando sovviene; a pochi giorni dall’incidente, il paragone di Grillo è di pessimo gusto, più grave perché efficace.

Il leader dei Cinquestelle arriva a conclusioni sbagliate perché vede l’Italia schiantarsi contro la montagna, mentre io penso che riuscirà a superarla, facendo però pagare la crisi ai lavoratori, ai cittadini, alle comunità locali, ai più deboli. Nonostante la matrice di cenrosinistra, abbiamo  un governo di destra e infatti ha il sostegno delle associazioni imprenditoriali, dell’Ncd e di una parte di Forza Italia, mentre suscita rabbia e contrarietà nelle forze che si richiamano alle pari opportunità sociali e a una più equa riditribuzione del reddito, tema  che non può essere liquidato come scontro fra il vecchio e il nuovo.

Sulla deriva della comunicazione partitica e perfino istituzionale, articolata con linguaggio twitterico, fatto di postulati, atti di fede o dichiarazioni di guerra e insulti al nemico, il tutto in meno di 300 battute, Grillo è arrivato buon ultimo, trovando un campo di gioco senza più confini, abbattuti da vent’anni di seconda repubblica, ma lo sta sfruttando al massimo, come fa del resto anche Salvini. Non sono però meno gravi e tranchant i giudizi dei Renziani contro i Bersaniani o certi scambi di battute fra i Fittiani e i Berlusconiani o fra diverse frazioni della destra, anche se pronunciati con toni edulcorati. Fossero solo parole! Il vero problema è che corrispondono ai comportamenti. La politica parla come è, ma se a livello nazionale tutto finisce nella marmellata mediatica e si confonde con i reality, con il gossip, con la fiction, in quel mondo di mezzo dell’universo virtuale e televisivo, esistente soltanto fino al prossimo ‘off’, a livello locale acquisisce maggiore gravità perché intacca il rispetto istituzionale e quello fra persone reali; si mette sotto accusa un cittadino non per le sue colpe reali, ma per quelle presunte e atribuitegli in quanto appartenente ad una  certa forza politica. Ritenere tutti disonesti, tutti inefficienti, tutti cacciatori di potere apre ferite nella dignità di chi si sta impegnando per la cosa pubblica, come e forse meglio di chi, per cinque minuti di visibilità, sparge accuse e ammicca sottintesi.

A forza di gettare discredito sulla politica altrui, soprattutto se generalizzata quasi a diventare ‘razzista’, ovviamente in termini di partiti e movimenti, si finisce per delegittimare e infangare anche la propria. Ecco perché la politica appare brutta da qualsiasi parte la si guardi e non è giusto.

di Gianni Galeotti

Ritengo che il ‘post’ con cui Grillo paragona Renzi, ‘uomo solo al comando’, con il pilota suicida/omicida della Germanwings, che ha fatto schiantare l’aereo con 150 passeggeri contro la montagna, è da catalogare ed archiviare (non da giustificare), come l’ennesima infelice boutade molto provocatoria e poco politica ne che squalifica soprattutto l’autore. Un’uscita certamente infelice, partorita da un uomo che, mi pare, e forse si sente, sempre più solo e sempre meno al comando, almeno del ‘suo’ movimento. Più cresce l’azione politica di chi rappresenta il movimento 5 stelle nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, più il movimento sembra camminare sulle proprie gambe ad avere sempre meno bisogno della guida del capo. Tantomeno delle sue provocazioni. Ed è così che Grillo si sente in dovere ed in diritto di richiamare l’attenzione su di sé, sulla sua figura di capo, con frasi ad effetto sempre più dirompenti, facendosi ben pochi scrupoli rispetto ai risvolti anche offensivi che queste possono avere.

E’ successo e succederà di nuovo.

Nell’ultimo caso Grillo ha esagerato, perfino per il ‘suo’ popolo della rete che di fronte all’immagine postata di un aereo/italia che precipita per la guida di un Renzi/Lubitz  al comando, non gli ha mandato a dire (giustamente) che di fronte a 150 morti forse era meglio tacere, al di la di ogni dubbio.

In effetti, per dire che l’Italia in mano a Renzi andrà a sbattere non c’era bisogno di speculare su una tragedia umana di tale portata.

Ma Grillo è questo, è obbligato ad essere questo, e questo sarà. Posto che se classificare Grillo come politico sia un’offesa od un complimento, credo che uscite del genere non squalifichino comunque la politica, ed i suoi protagonisti, più di quanto la politica sia già squalificata.

Che cosa c’è di più desolante e squalificante del tweet della Santanché che confonde l’airbus’ con un ‘autobus’ e chiede, appresa la tragedia aerea, di quale nazionalità erano coloro che guidavano ‘l’autobus caduto’? Che cosa c’è di più desolante e squalificante per la politica, dei Talk show televisivi serali dove un dibattito sulle unioni gay o sulle riforme costituzionali viene trattato con la stessa superficialità, ed impreparazione, con cui si potrebbe parlare di ‘pizzi’ e ‘merletti’? Che cosa c’è di più desolante di un quadro politico e partitico dove nessuno, nessuno, è in grado di lanciare un messaggio politico chiaro, di prospettiva, al di la che sia di sinistra centro o di destra centro? Che cosa c’è di più desolante nel vedere che a più di 20 anni da tangentopoli non è cambiato nulla, anzi forse le cose sono cambiate in peggio, sul terreno degli scandali e della corruzione politica?

Purtroppo Le boutade di Grillo si inseriscono in un ta
le desolante contesto, con la sola differenza che rispetto a 20 anni fa non fanno nemmeno più ridere.

 

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