Quando la politica e’ una commedia, per non dire di peggio.

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Dall'analisi della situazione politica attuale a Modena: emerge in modo preoccupante il sistema di portare avanti una vera opposizione in città

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Avevo scritto in precedenza che il modenese non aveva voglia di cambiare chi governa la città. I motivi si possono leggere nell’articolo pubblicato il 10 giugno. In effetti, chi ha votato per i partiti dell’opposizione lasciando da parte i voti dati ad Adriana Querzè e Antonio Montanini, mi riferisco ai grillini e al candidato sindaco per il centro destra Giuseppe Pellacani sostenuto e voluto dagli attuali dirigenti di Forza Italia, in parte devono avere avuto un certo imbarazzo dopo la prima votazione nel consiglio comunale del 3 luglio e forse si sono anche posti la domanda: .

In breve: Gian Carlo Muzzarelli, forte di una maggioranza bulgara in consiglio e con qualche ruota di scorta per ogni evenienza (influenza, ed altri inconvenienti), si presenta, anzi rilegge, il suo programma di come governerà la città nei prossimi cinque anni e già ampiamente sciorinato durante la campagna elettorale. Si passa così alla votazione. Sorpresa! A parte i suoi 19 voti a favore, il neo sindaco incassa, com’era prevedibile, l’astensione dei consiglieri di Modena Per Me (Adriana Querzè), di Cambiomodena (Antonio Monatanini), ma udite udite, i consiglieri del M5S e Giuseppe Pellacani il candidato sindaco del centro destra e che adesso siede in consiglio come rappresentate dell’UDC, non votano contro, ma si astengono

Così, a votare contro, sono rimasti solo i due consiglieri di FI e quello del NCD. Normale quindi che ci sia un’anomalia per ciò che è successo e che perlomeno gli elettori dei due partiti, M5S e in parte anche quelli di FI, si pongano la domanda: . In breve: l’astensione dei due candidati sindaco, Marco Bortolotti, che tra parentesi è quello che è anche andato al ballottaggio, e  quella di Giuseppe Pellacani equivale a dire: .

Aldilà della battuta, emerge in modo preoccupante il sistema di portare avanti una vera opposizione in città. Da una parte il M5S, composto di gente che non ha chiaro cosa vuol dire fare politica, un po’ come il partito del Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Mentre nel centro destra, che pure ha nel vertice un politico navigato come Enrico Aimi (che se continua così contenderà a Carlo Giovanardi il primato di mandati  nella Regione Emilia Romagna), non riesce ad esprimere un candidato sindaco coerente con il partito che l’ha sostenuto in campagna elettorale. Bene hanno fatto invece, i due consiglieri di FI, Andrea Galli e Adolfo Morandi, che se pure coinvolti nella faida interna di chi vuole comandare il partito di Berlusconi nella nostra provincia, si sono ritrovati uniti nel votare no con Luigia Santoro del NCD, contro Muzzarelli.

La seconda parte di questo redazionale la dedico invece a quello che sta succedendo in Medio Oriente. Venti di guerra in Iraq e Palestina.   No, solo la risposta a quanto accaduto in Egitto, dove i militari hanno messo in un angolo I Fratelli Musulmani, mantenendo così il paese delle piramidi nell’area occidentale. I democratici e i moderati  non saranno d’accordo per come i militari ci sono riusciti. Io non ci trovo niente di strano.

Dal 1952 quando Muhammad Naguib e il colonnello Gamal ?Abd al-Na?er mandarono in esilio quel pacioccone di re Faruk I, il ruolo di presidente dello stato o uomo forte della nazione, è sempre stato detenuto da un militare. Così fece Nasser liberandosi molto presto dell’altro concorrente Naguib. Dopo Nasser c’è stato Mu?ammad Anwar al-Sadat. Alla sua morte, dovuta ad un attentato organizzato dagli islamici, il suo posto è stato preso da un altro militare, tale Mu?ammad ?osni Sayyid Ibrahim Mubarak. Adesso tocca a ?Abd al-Fatta? Khalil al-Sisi. Per completezza d’informazione, i tre predecessori non erano stati teneri con gli estremisti islamici. Negli altri luoghi quali  Palestina, Iraq e Nigeria avvengono solo prove tecniche per saggiare le reazioni dell’occidente e soprattutto dell’America.

Mi soffermo un attimo sulle giovani vite barbaramente stroncate in nome della religione. Questo dovrebbe fare riflettere certi italiani, ma in generale molti governi europei su come affrontare un dialogo, con chi usa certi mezzi, per imporre il proprio Dio.

Riprendo il discorso. L’America, che con il secondo mandato di Barack Obama, si avvia verso un ridimensionamento e riposizionamento delle proprie forze armate, già per altro annunciato dal precedente ministro della difesa nel primo mandato di Obama, tende a limitare il proprio intervento solo in casi strettamente necessari (leggi economicamente interessanti). Precedentemente ho nominato democratici e moderati, ma a questi aggiungerei la fitta schiera di quelli che vanno ancora in giro con la bandiera rossa con inserita falce martello, per ricordare loro che sotto la terra intorno al carcere di Evian, sicuramente ci sono tanti comunisti del Tudeh. Alcuni seppelliti dalla Savak, la polizia segreta dello Scià,  ma la stragrande maggioranza eliminata dalla rivoluzione islamica. Attenzione quindi alle aperture di credito nei confronti degli islamici tout court, solo perché sono contro l’America.

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