Quale futuro attende l’umanità?

Condividi su i tuoi canali:

None

Riflessioni a margine dell’Enciclica Di Benedetto XVI “Spe Salvi”.

Le scelte politiche ed economiche che l’uomo compie, ossia le scelte più importanti ed incisive su se stesso e sul mondo che lo circonda, sono espressione dell’antropologia e della concezione che l’uomo ha di sè.

Per questo motivo è opportuno riflettere sulle concezioni di uomo che l’attuale società tecnico-scientifica, post-moderna e multiculturale ci propone.

Riflettere per cogliere, attraverso l’esame delle antropologie diffuse nella società odierna, quale interpretazione meglio risponda alla domanda su chi è l’uomo e più si avvicina alla verità sull’uomo.

Benedetto XVI  e la “Spe salvi” bene si inseriscono in questo contesto problematico con un contributo originale: l’antropologia cristiana.

Il papa parla al cuore dell’uomo contemporaneo, un cuore assetato di speranza, e gli conferma ciò che già sente: le piccole o grandi speranze che l’hanno agitato nei diversi periodi della vita non possono bastare, serve una “speranza che vada oltre. (…) l’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza”.

La chiave di lettura che il papa adotta e propone all’uomo d’oggi è ancora una volta Cristo: “Egli ci dice chi in realtà è l’uomo e che cosa egli deve fare per essere veramente uomo. Egli ci indica la via e questa via è la verità. Egli stesso è tanto l’una quanto l’altra, e perciò è anche la vita della quale siamo tutti alla ricerca. Egli indica anche la via oltre la morte (…)”. Egli insomma è il vero filosofo, che ci insegna “l’arte di essere uomo in modo retto, l’arte di vivere e di morire”.

Alla base della speranza cristiana risiede la grande speranza-certezza che “la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’Amore”, cioè da Dio. L’uomo, ogni uomo, è importante per Dio, tanto da essere chiamato figlio (“E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” – Gal 4, 6). La conseguenza di tale impostazione dottrinale è la sacralizzazione della vita umana.

Ora, è palese che numerose scelte effettuate dalla e nella secolarizzata Europa vanno nella direzione opposta dell’antropologia evidenziata nella “Spe salvi”.

Quali sono le idee forti che si oppongono alla costruzione cristiana?

Sicuramente, tra queste, è necessario collocare lo scientismo, il darwinismo ed il materialismo.

Secondo queste interpretazioni non esiste alcuna prospettiva ultraterrena, ma una realtà fatta di dati scientifici, di materia e di leggi che governano il mondo e l’uomo.

L’uomo è semplicemente un animale evoluto, un beffardo incidente della natura matrigna. Il mondo viene interpretato dai postulati e dalle leggi scientifiche e quando queste non offrono risposte soddisfacenti subentra il caso. La contemporaneità, con il conseguente progresso scientifico e tecnico, ha poi affinato queste letture dell’uomo: l’ingegneria genetica, la biologia molecolare, le neuroscienze e le scienze sociali hanno affiancato all’uomo animale, l’uomo materiale biologico e il concetto di uomo come prodotto chimico, determinato e definito dal proprio DNA, dai processi chimici che il cervello ospita e dall’ambiente in cui vive immerso; quindi, di fatto, limitando pure la responsabilità del proprio agire. Non esiste nemmeno più la coscienza, la parte più intima di ogni uomo: si tratta infatti solo di spinte pulsionali della psiche in grado di generare stati d’animo e modi di sentire.

E’ un uomo ormai spogliato di ogni grandezza: ovvero la sua grandezza risiede nello stare di fronte alla propria nudità con la dignità di chi resiste (ma perché lottare ancora?) al non senso dell’esistenza umana e della vita. Ne discende un’esistenza frammentaria ed un’interpretazione della vita che nella migliore delle ipotesi abbraccia il relativismo.

Eccoci allora dinanzi ai nostri interrogativi: Chi è l’uomo? Il figlio di Dio o materiale biologico? Chi orienta la sua vita: un Dio personale che lo ama e lo segue ad ogni passo o il muto caso? La vita umana è sacra o è da considerarsi un incidente di percorso? A chi chiedere un senso alla propria esistenza: al Dio che si presenta con il volto umano dell’amore o a quello che pretende la sottomissione?

Non si vuole oggi offrire una risposta a queste domande. Esse devono restare aperte. Rappresentano un punto di partenza.  Tuttavia dinanzi ad esse qualcosa possiamo fare: anche senza abbracciare o condividere alcuna fede, è possibile immaginare il tipo di mondo che la risposta a quei quesiti, ma ve ne sarebbero molti altri, può generare o perpetrare.

Consideriamo dunque i possibili esiti delle diverse concezioni di uomo. Per quanto possa risultare antipatico per alcuni ammetterlo, l’antropologia che la Chiesa cattolica propone, è in potenza ricca di futuro e di bene: ogni uomo è amato da Dio, e perciò è invitato ad amare anche i suoi fratelli, figli di Dio come lui. Caro a Dio, ogni uomo, dal suo concepimento alla morte naturale, questa antropologia perfora la realtà, la supera, ed offre all’umanità una tale speranza di futuro che sembra un frutto impossibile. Forse irreale. Forse.

Quali situazioni ha ispirato e può creare invece il pensiero che l’uomo sia solo un’animale evoluto, materiale biologico, qualcosa di geneticamente manipolabile o addirittura, secondo certo ambientalismo, una malattia da debellare, da estirpare, in quanto cancro del pianeta? La desacralizzazione della vita umana, lo svilimento dell’umano, riduce l’uomo a mero oggetto di piacere o di studio. Che addirittura si può distruggere quando la sua esistenza, per un qualsiasi motivo, dà fastidio o disturba “il più forte” di turno (si pensi all’aborto, ad esempio) o pare non servire più a niente, non avere più alcuna funzione sociale.

Vera o falsa che sia, l’antropologia fondata sullo scientismo e sul materialismo può dunque offrire all’umanità un futuro desiderabile?

Ed allora bisogna pure chiedersi: può essere autentica e rispondente al vero un’interpretazione dell’uomo dalle conseguenze così devastanti per se stesso? Che può render
e la vita delle persone meno umana e meno degna di essere vissuta? Dove chi decide dell’uomo, è l’uomo più forte, perché giovane o culturalmente più attrezzato?

L’auspicio è che la naturale tensione dell’uomo verso il bello, il buono e il vero lo guidi alla verità sul mondo e su se stesso, affinché le scelte conseguenti generino una realtà degna di essere vissuta.

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Car* amic*,

ogni anno a Natale il Presidio vi dà la possibilità di fare un regalo che contiene il frutto del riscatto e della speranza: le nostre